Stefano Campogrande elenca tutte le manifestazioni di
amicizia e di interesse che alcuni rettori hanno avuto nei confronti della sua azienda negli ultimi mesi.
"Il rettore di
Palermo ci ha fatto visita nella nostra sede e ha potuto apprezzare i nostri tutor. A maggio il rettore dell'università di Lecce ha sottoscritto con noi un accordo per l'erogazione di
borse di studio a favore di laureandi e laureati. E non sono le uniche manifestazioni di simpatia.
Anche il rettore dell'università di
Sassari ci ha ricevuto, mentre quello di Macerata è addirittura venuto a La Tartaruga, un locale della città, per
festeggiare assieme agli studenti Cepu". Poi il presidente del Cepu elenca personalità pubbliche del mondo
politico e del giornalismo che lo sostengono: "Antonio Di Pietro, Giuseppe De Rita, Giovanni Minoli, Marcello Veneziani, Nuccio Fava, Rocco Buttiglione, Mario Segni... E non sono gli unici. Al momento non riesco a ricordarli tutti".
La lettera del rettore di
Pisa detta un altro imperativo al corpo docente: mantenere un alto livello di professionalità nell'attività di esaminatori. "Occorre evitare una certa impersonale
meccanicità ripetitiva che favorisca la messa a punto di strategie di superamento dell'esame che, pur lecite", ribadisce Modica, "non garantiscono una reale buona preparazione sulla disciplina del corso".
Tradotto in linguaggio comprensibile, gli istituti universitari "
parauniversitari ", Cepu in testa, hanno un sistema di "spie" che raccoglie le domande dei docenti durante gli appelli. Facile pensare che una
preparazione da 20 lezioni per esame sia strutturata sull'organizzazione della risposta ai quesiti posti dal professore durante gli esami. Fabio Roversi Monaco, rettore dell'università di
Bologna , punta il dito contro questa pratica: "Questo è vero e proprio doping. Non c'è apprendimento o formazione.
Questi istituti privati forniscono nozioni mirate al solo
superamento di un esame.
È un metodo gravemente censurabile. Io ne parlo da tre anni in Senato accademico. Anche se ci fossero difetti nell'università italiana -e ci sono- queste società private fanno un discorso immorale.
Lucrano sulle disfunzione del sistema senza apportarne rimedi". Come è noto, l'istruzione universitaria in Italia è ai più bassi livelli in Europa. Un'istituzione ancora "
baronale ", portata alle cronache, più che per i suoi meriti, per gli omicidi che vi sono stati commessi a Messina e a Roma.
Per la massa studentesca è un "
esamificio ", un'organizzazione fatiscente, dove il rapporto studente docente non esiste. Vi sono iscritti 1 milione 700 mila studenti e il 75 per cento di questi
abbandona prima della laurea. La durata media dei corsi di laurea è di 7 anni e mezzo, quasi il doppio della sua durata legale. E i famosi tutor promessi nel 1990 sono rimasti lettera morta. [...] Il 29 settembre il
Senato approva definitivamente una legge che dovrebbe stroncare l'attività delle società private parassitarie.
E' prevista la valutazione dell'attività dei docenti con la partecipazione obbligatoria degli studenti, un fondo di 250 miliardi per
incentivare l'impegno didattico dei professori e la riforma dei corsi di studio. La laurea base sarà di tre anni, quella specialistica di cinque. Chi vuole proseguire può farlo con il dottorato di ricerca. Gli studenti non
stagneranno più negli atenei per lunghi anni fuori corso, la fatica di uno studente sarà organizzata come quella di un qualsiasi lavoratore.
Avrà un
monte-ore obbligatorio all'anno in cui sono compresi lezioni e tempi di studio e di ripasso (minimo 1.200 ore, massimo 1.800) e
ferie garantite. Ma è lecito dubitare dell'efficacia di queste decisioni. Nel frattempo, comunque, il Cepu raccoglie i figli confusi di famiglie
benestanti , con necessità di rassicurazioni. Iscritti lautamente paganti che si vergognano di riconoscere di essere studenti Cepu e chiedono anche agli
amici più cari di mantenere il segreto.