Vive a casa con
mamma fino a 35 anni e ha il curriculum pieno di corsi di studio estivi all'estero, ma neanche una riga di esperienze lavorative.
Disorientato , in mezzo al gruppo indistinto di studenti universitari, è diventato facilmente un fuori corsi cronico. Lo
divora il senso di colpa di non lavorare e di non essere laureato.
D'altronde papà, pur di avere un
dottore in casa, gli proibisce ogni tipo di impiego che non sia confacente con lo status di laureato: il "target"
ideale per le aziende che aiutano lo studente universitario in difficoltà a superare gli esami con lezioni private. Quasi un'associazione
benefica , a sentire Stefano Campogrande, che sottolinea: "A noi interessa la formazione culturale dell'allievo".
La pubblicità Cepu non si basa solo sul fascino del suo
testimonial . Fornisce anche cifre convincenti: 22 mila esami superati nello scorso anno e l'85 per cento dei promossi al primo appello.
In proposito, la
conferenza dei Rettori ha già dato mandato a uno studio legale romano per valutare se esista la possibilità di un reato, la "pubblicità
ingannevole ", un tema di cui si sono occupate, negli anni scorsi, le riviste Altroconsumo, Il Salvagente e anche il Garante dell'Editoria e l'Antitrust, senza peraltro ottenere alcun risultato.
"E' un messaggio assurdo. L'85 per cento degli studenti passa comunque gli
esami al primo colpo, anche se non frequenta il Cepu", commenta Guido Martinotti, professore di Sociologia urbana all'università di Milano. "Da Cepu vanno i fessi" conclude perentorio il professore. "Uno studente che paga una tale cifra per una ripetizione privata è un fesso".