Il
terremoto che ha colpito l'Abruzzo nella notte tra domenica 5 e
lunedì 6 aprile ha provocato il crollo della Casa
dello Studente, di via XX Settembre 46, a L'Aquila. La
struttura era una palazzina di 4 piani. Poteva ospitare fino
a 119 studenti, vincitori di borse di studio, in circa 50 stanze.
C'erano inoltre la mensa, la
sala per i computer, la sala per le riunioni, gli uffici
amministrativi ed i locali dello sportello per il pubblico Con il sisma
l'edificio si è spaccato in due tronconi ed
un'intera ala è crollata sugli studenti che si
trovavano nelle loro stanze e che non sono riusciti a fuggire in tempo.
Una ragazza della provincia di Rieti, ospite della Casa dello Studente
dell'Aquila, alle prime
scosse è riuscita ad uscire dalla sua stanza e a
fuggire fuori dalla palazzina: se l'è cavata con qualche
lieve ferita sulla testa, causata dal crollo dei calcinacci. Un
altro ragazzo si è svegliato nel cuore della notte in mezzo
ad una camera quasi completamente crollata. Fortunatamente la
parte dove si trovava il suo letto era rimasta in piedi e
così è riuscito a salvarsi. Ma sono diversi gli
studenti che sono stati travolti dalle macerie e che non ce l'hanno
fatta.
Il crollo della Casa dello Studente rimarrà uno dei
simboli di questa tragedia che ha colpito l'Abruzzo. Ragazzi
che da diverse parti dell'Italia si erano trasferiti a L'Aquila per
inseguire il loro sogno, per studiare e cercare di costruirsi un
futuro. Ragazzi che sono stati sepolti dalle pareti della Casa dove
vivevano. Adesso già si parla di ricostruzione.
L'Avis sta raccogliendo fondi da
destinare alla Casa dello Studente. Il
premier Berlusconi ha dichiarato che il governo è pronto a
stanziare 16 milioni di euro per ricostruire la Casa dello Studente.
L'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha messo a
disposizione le proprie strutture per avviare immediatamente
la ricostruzione della Casa dello Studente, perché,
come ha spiegato il presidente Paolo Buzzetti, "quello che ora
appare a tutti come il simbolo della tragedia e del disastro che ha
fatto molte vittime tra i giovani vogliamo che diventi un monumento di
efficienza e modernità al servizio del diritto
allo studio, o forse è meglio dire del diritto al futuro".
Ma ora ci si chiede se il crollo della Casa dello Studente
poteva essere evitato. La residenza era stata ristrutturata
da poco ed era stata dichiarata a norma. Eppure è crollata
come fosse una casa di cartone. Di chi è la
responsabilità? L'edificio che ospitava la Casa
dello Studente è stato costruito nella metà degli
anni '60. Apparteneva alla Angelini farmaceutici e per questo
era conosciuto come Palazzo Angelini. Nei primi anni '70 è
stato ceduto all'Opera universitaria, che si occupa di diritto allo
studio. Quando l'ente fu sciolta, tutto passò alla Regione.
Anche la Casa dello Studente. Nel 1994 fu creata l'Azienda per
il diritto agli studi universitari (Adsu), "per
la gestione dei fondi regionali destinati a mense, borse di studio e
case dello studente". In base alla legge numero 91
del 6 dicembre 1994, è stato stabilito che "alle
aziende che gestiscono le case
dello studente in Abruzzo è concesso l'uso gratuito dei beni
immobili
di proprietà della Regione". Per questo l'Adsu ha
potuto utilizzare l'edificio di via XX Settembre per trasformarlo in
una casa dello studente.
L'edificio era stato costruito ben prima del 1974, anno a cui risale la
legge che ha stabilito i criteri antisismici per le nuove costruzioni.
Nel 1997, Luca D'Innocenzo, che da tre
anni è presidente dell'Adsu ed allora era
coordinatore dell'Unione degli studenti, aveva chiesto la chiusura
della struttura, perché era in "condizioni fatiscenti".
Così la Regione aveva deciso di bandire un appalto
per la ristrutturazione della Casa dello Studente, che rimase
chiusa dal 1998 al 2001. Anche se alcuni sostengono che gli
interventi di ristrutturazione non furono strutturali, ma si
pensò soltanto a sistemare le camere e la cucina. Dalla
riapertura della struttura, l'Adsu si è sempre occupato
della normale manutenzione dell'edificio. L'Ufficio tecnico
dell'Associazione ha chiamato varie volte i Vigili del fuoco per le
normali certificazioni. E l'edificio è sempre
stato dichiarato a norma.
Sia gli studenti che l'Adsu adesso però denunciano che negli
ultimi mesi non sono stati effettuati controlli strutturali
sull'edificio, nonostante le continue scosse.
Dal mese di gennaio ci sono state 400 scosse di terremoto. Ma
nessuno ha pensato di controllare se l'edificio dove vivevano gli
studenti avesse riportato qualche danno. E la forte scossa di domenica
notte ha fatto crollare tutto. Il preside dell'Adsu non si
dà pace: "In questi tre mesi non abbiamo mai visto
nessuno della Regione e nessuno della Protezione civile o dei vigili
del fuoco. Da due giorni e due notti mi chiedo
perché non ho fatto chiudere tutto e mandato via gli
studenti, ma non potevo mai immaginare e poi, poi - lo ripeto
- non c'è stato nessuno che ci aveva messo in allarme".
L'Adsu sostiene che l'edificio appartiene alla Regione. Dalla
Regione sostengono che al contrario appartiene all'Adsu.
Allora chi doveva muoversi per fare i dovuti controlli? E soprattutto
un controllo strutturale avrebbe potuto svelare eventuali danni
strutturali e far chiudere l'edificio prima di questa tragedia? Luca
D'Innocenzo dichiara di aspettare ancora una telefonata da
parte della Regione, che non si è fatta sentire "neanche due
giorni dopo il terremoto e dopo tutti quei morti". Il preside
dell'Adsu, inoltre, ritiene che "se c'è uno scandalo da
denunciare è la scelta di destinare quella zona della
città a uso residenziale".
Al momento del crollo, nella Casa dello Studente c'erano circa
la metà dei ragazzi che vi abitano normalmente,
perché molti erano già tornati a casa per le
vacanze di Pasqua, come ha raccontato D'Innocenzo: "Per fortuna siamo a
ridosso delle vacanze pasquali e
tanti ragazzi sono già partiti. Già verso
mezzanotte erano state
avvertite due scosse e gli studenti erano usciti dalla palazzina, ma
poi si erano tranquillizzati e tornati in camera. Non
riusciamo a
capire perché soltanto una parte si sia
accartocciata su se stessa. Nella stessa strada altri due
edifici,
abitati in gran parte da studenti, sono crollati".
Tra gli studenti sopravvissuti, alcuni sostengono che c'erano
stati segnali premonitori "da oltre un
mese. Ma continuavano a dirci che non c’era pericolo in
questo sciame sismico. Ci sono state scosse molto forti anche alle otto
e mezzo e alle 22, ma alle tre è stata come
un’esplosione". E ancora: "In questi ultimi otto giorni ci
sono state molte scosse, abbiamo contattato i vigili ma spesso non ci
hanno risposto. Anche domenica sera alle 23 siamo
usciti. Nessuno ci ha detto niente. Siamo rientrati...".
Un'altra ragazza ha dichiarato che nella stanza 211 da tempo c'era una
crepa che veniva ristuccata di anno in anno. Ed in corrispondenza di
quella crepa, il palazzo è crollato. Ed allora ci si
domanda: il crollo della Casa dello Studente è
stato determinato dall'incuranza o è una fatalità
inevitabile?
Vivevi
nella Casa dello Studente o conosci qualcuno che la frequentava?
Inviaci la tua testimonianza sulla situazione della struttura prima del
terremoto
crollo solo l'inizio
secondo me per come va l'italia il crollo della casa dello studente è solo l'inizio
Perchè false certificazioni?
Perchè i grandiosi vigili del fuoco che hanno salvato tante vite hanno falsificato le certificazioni dello stato di norma della casa dello studente???
"ma io per il terremoto non do nemmeno un euro..."
"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."
di Giacomo Di Girolamo
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima? Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
Re: sono assolutamente d'accordo!
FINALMENTE QUALCUNO CHE LA PENSA COME ME! Sono assolutamente d'accordo: anche io avevo pensato la stessa cosa! Ti ringrazio per il coraggio che hai avuto a pubblicare il tuo pensiero.
Il tuo pensiero è limpido: ed è pieno di onestà e di senso civico. E anche di affetto per i nostri concittadini abruzzesi, che soffrono in questo momento per le colpe tipiche degli italiani, tra cui l'indifferenza del prima...
Dobbiamo tutti imparare a capire che le cose - tutte - che costruiamo male prima o poi ricadono sulle nostre teste o su quelle dei nostri figli e dei nostri fratelli. E'assurdo dichiarare che non si può prevedere terremoti in terra italiana: perchè ce lo facciamo dire? Non sappiamo l'ora e il giorno, ma che il terremoto arriva lo sappiamo tutti benissimo!!!!! Perchè agli occhi del 'popolo italiano' non sono mai colpevoli quelli che parlano di deroghe e di condoni e strizzano gli occhi furbetti prima delle elezioni?
PS
IO PER IL TERREMOTO NON DARO NEMMENO UN EURO MA NELLA MIA FAMIGLIA TUTTI HANNO SEMPRE PAGATO LE TASSE FINO ALL'ULTIMO CENTESIMO: CON MOLTO ORGOGLIO
Re:
>Hai ragione! Ma vedere che ci sono persone come te mi conforta per il futuro!
"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."
>
> di Giacomo Di Girolamo
>
> Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di
> euro a favore di chi raccoglie fondi per le
> popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia
> suona come una bestemmia. E che di solito si
> sbandiera il contrario, senza il pudore che la
> carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a
> nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio
> conto telefonico, non manderò nessun sms al costo
> di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti
> alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al
> mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi
> vestiti, peraltro ormai passati di moda.
>
> Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di
> silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei
> politici, al pianto in diretta del premier. Non mi
> hanno impressionato i palinsesti travolti, le
> dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione
> durante gli show della sera. Non do un euro. E
> credo che questo sia il più grande gesto di
> civiltà, che in questo momento, da italiano, io
> possa fare.
>
> Non do un euro perché è la beneficienza che rovina
> questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso,
> del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di
> crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con
> questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io
> sono stanco di questa Italia. Non voglio che si
> perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la
> beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì,
> fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere
> come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro.
> Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica.
> Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
>
> Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere
> prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità
> accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do
> una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E
> in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la
> ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione
> civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E
> quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi
> agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai
> tanti eccellenti evasori che attraversano
> l’economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c’è
> previsto anche il pagamento di tribunali che
> dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza
> degli edifici, e dovrebbero farlo prima che
> succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago
> anche una classe politica, tutta, ad ogni livello,
> che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che
> non sia passerella.
>
> C’è andato pure il presidente della Regione
> Siciliana, Lombardo, a visitare i posti
> terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli
> altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce
> n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo,
> un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di
> “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei
> cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha
> preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in
> mente?
>
> Il tempo del dolore non può essere scandito dal
> silenzio, ma tutto deve essere masticato,
> riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco
> come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma
> del ponte.
>
> Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho
> visto addirittura Schifani, nei posti del
> terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in
> questo momento serve l’unità di tutta la politica”.
> Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono
> come voi, io lavoro, non campo di politica, alle
> spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti,
> avete responsabilità su quello che è successo,
> perché governate con diverse forme - da generazioni
> - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho
> colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi
> siete per una solidarietà che copra le amnesie di
> una giustizia che non c’è.
>
> Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che
> mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende
> di pensione in un anno quasi quanto Schifani
> guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire
> questo euro? Per compensare cosa? A proposito.
> Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome
> quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi
> alle popolazioni terremotate.
>
> Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il
> bravo e simbolico versamento su conto corrente
> postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti
> come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San
> Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola
> caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
>
> Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si
> continua a fare sempre come prima? Hanno scoperto,
> dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un
> euro: comprando un giornale scritto da bravi
> giornalisti) che una delle scuole crollate a
> L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di
> penna di un funzionario compiacente aveva
> trasformato in edificio scolastico, nonostante non
> ci fossero assolutamente i minimi requisiti di
> sicurezza per farlo.
>
> Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola,
> la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale,
> che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo
> trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza
> rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni.
> La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro
> d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove –
> per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è
> caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il
> terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per
> lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il
> controsoffitto in amianto.
>
> Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con
> gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una
> classe politica che non sa decidere nulla, se non
> come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire
> per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della
> coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato
> gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la
> diretta sul terremoto. E siccome quel servizio
> pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che
> già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del
> canone per quella bestialità che avevano detto.
>
> Io non do una lira per i paesi terremotati. E non
> ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno
> Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E
> siccome so già che così non sarà, penso anche che
> il terremoto è il gratta e vinci di chi fa
> politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare
> d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o
> la maggioranza (tutta, anche quella che sta
> all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11
> Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il
> paravento per giustificare tutto.
>
> Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo
> paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo
> Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli
> sfollati: congelando gli stipendi dei politici per
> un anno, o quelli dei super manager, accorpando le
> prossime elezioni europee al referendum. Sono le
> prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova
> cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
>
> Io non do una lira. E do il più grande aiuto
> possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché
> rivendico in questi giorni difficili il mio diritto
> di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un
> rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire
> “in Giappone non sarebbe successo”, come se i
> giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se
> il know – how del Sol Levante fosse solo un’
> esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco
> di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo
> fanno dimenticare all’atto pratico.
>
> E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i
> poveracci, e nel frastuono della televisione non
> c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci
> come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli
> ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo
> paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui,
> oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e
> rivendico il diritto di dire quello che penso. Come
> la natura quando muove la terra, d’altronde.
>
e ora è colpa di tutti
la storia della colpa di tutti la stanno metendo in giro ( presidente della repubblica compreso) per poi dire che siccome tutti sono responsabili non si può condannare qualcuno inparticolare.
invece ci sono delle case con dei prigetti firmati da architetti incompetenti e da direttori dei lavori incompetenti e quelli sono da punire e radiare dagli albi.
la colpa non è di tutti e tantomeno di quelli che hanno perso dei cari !!
Re: e ora è colpa di tutti
> la storia della colpa di tutti la stanno metendo in
> giro ( presidente della repubblica compreso) per
> poi dire che siccome tutti sono responsabili non si
> può condannare qualcuno inparticolare.
>
> invece ci sono delle case con dei prigetti firmati
> da architetti incompetenti e da direttori dei
> lavori incompetenti e quelli sono da punire e
> radiare dagli albi.
>
> la colpa non è di tutti e tantomeno di quelli che
> hanno perso dei cari !!
ne ho parlato pochi giorni fa con un'amica..lei è geometre e qualcosa più di me sicuramente ne capisce..
sai qual'è il problema? ke in alcuni casi si tratta di edifici omai costruiti diversi anni fa..cn norme antisistime sicuramente diverse da quelle attuali, xke sicuramente molte cose che ora sappiamo all'epoca nn erano conosciute..fino al 1999 nemmeno si sapeva quali fossero le zone sismiche in Italia..poi certo ci sn anke quelli ke si fanno dare i soldi degli appalti e ci mangiano sopra..molto spesso credo ke con "colpa di tutti" non si intenda dire che è colpa di tutti gli italiani o cose simili. ma colpa di chi doveva controllare le costruzioni e di chi le avrebbe dovute mettere a norma (second le norme attuali) e nn lo ha fatto...
terremoto
Ma questo è il Paese dove si pensa solo a fregare il prossimo. Ora passeranno subito con le ruspe per impedire ogni possibile accertamento e ... festa finita! Salvo poi buttare a mare qualche pesce piccolo e fastidioso, tanto per far contenta l'opinione pubblica, capace solo di battere le mani e votare per i vari ladroni di turno.
Questo terremoto è una meravigliosa opportunità politica e finanziaria! Ci voleva proprio!
E che volete che siano 300 o 3000 morti?