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Calano le iscrizioni negli atenei, con alcune eccezioni

Secondo i dati provvisori del Ministero dell'Istruzione relativi alle immatricolazioni nell'Anno Accademico 2009/2010, le iscrizioni sono diminuite del 2,39%, ma gli atenei del Nord ottengono ancora buoni risultati

di Barbara Leone 15 febbraio 2010
statistica_negativaCalano le immatricolazioni nelle università italiane. E' quello che risulta dai primi dati diffusi dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. In realtà i dati non sono ancora completi e l'ultima statistica provvisoria risale al mese di novembre, ma sembra che nell'anno accademico 2009/2010 le immatricolazioni ai corsi di laurea siano diminuite rispetto al precedente anno. Il calo sarebbe del 2,39% a livello nazionale: gli studenti che quest'anno si sono iscritti per la prima volta ad un corso di laurea sarebbero 304.654, mentre lo scorso anno erano stati 312.104.

Ma se si calcolano le diverse università facendo una distinzione tra Nord, Centro e Sud, le statistiche cambiano: al Nord infatti è stato registrato un aumento parziale dell'1,5%, mentre al Centro è stato registrato un calo del 2,4% ed al Sud un calo addirittura del 7%. Segnale che, quindi, o molti studenti del Sud hanno deciso di non continuare gli studi, magari a causa dei costi troppo elevati delle tasse universitarie o della crisi che ha peggiorato la situazione economica di molte famiglie, oppure hanno scelto di trasferirsi in un'altra città per frequentare l'università, evitando gli atenei più vicini a casa.

Entrando più nello specifico, in ogni area geografica ci sono comunque esempi di atenei che hanno registrato un aumento (in alcuni casi anche notevole) ed altri che al contrario stanno chiudendo l'anno accademico in calo. A Milano nel complesso le statistiche sono positive: l'Università Statale registra un aumento del 6,59% con 13.050 nuove immatricolazioni, contro le 12.243 dello scorso anno; al Politecnico l'aumento è del 3,70%, alla Bicocca del 10,35% e l'Università Telematica Unitel segnala addirittura un aumento del 260,87% con 83 nuovi iscritti, contro i 23 dello scorso anno. Gli atenei milanesi che invece chiudono in negativo sono la Bocconi con un calo dell'1,44%, la Cattolica con un calo del 4,99% e l'Università San Raffaele con un calo dell'8,20%.

A Torino il Politecnico segnala un andamento positivo con un aumento del 5,87%, mentre la Statale un andamento negativo con un calo del 19,92%. Tra gli altri atenei del Nord Italia, alcuni che hanno registrato un aumento maggiore nel numero delle immatricolazioni troviamo: l'Università di Scienze Gastronomiche di Bra con il 29,09%, l'Università di Trento con il 15,08%, l'Università di Modena e Reggio Emilia con il 9,69% e l'Università di Bologna con il 9,23%. Tra gli atenei del Nord che invece chiudono in negativo ci sono la LIUC di Castellanza con l'8,39% in meno, l'Università di Aosta con il 7,11% in meno e l'Università Cà Foscari di Venezia con il 6,56% in meno.

Al Centro Italia il bilancio è positivo per l'Università telematica Uninettuno di Roma, con il 155,40% in più rispetto all'anno scorso; l'Università della Tuscia con l'82,34% in più; l'Università di Siena per Stranieri con il 58,77% in più; e l'Università di Chieti e Pescara con il 20,02% in più. Bilancio negativo invece per l'Università dell'Aquila, con il 31,18% di immatricolazioni in meno (probabilmente causate anche dai problemi della città legati al terremoto dello scorso anno); l'Università di Camerino con il 17,31% in meno e l'Università di Siena con l'11,03% in meno. Nella città di Roma, La Sapienza registra un calo del 18,44%, Tor Vergata un aumento del 15,23%, l'Università Foro Italico un aumento del 7,34% e Roma Tre un aumento del 10,66%.

Al Sud Italia la situazione è nel complesso negativa, con qualche eccezione. Gli atenei che hanno registrato un notevole aumento di immatricolazioni sono l'Università di Catanzaro con il 27,53% in più, l'Università del Sannio con il 19,69% in più e l'Università di Reggio Calabria con il 6,09% in più. Dati molto negativi per il Politecnico di Bari con il 34,82% in meno, l'Università di Messina con il 27,25% in meno e l'Università di Palermo con il 25,54% in meno. A Napoli, l'Università Federico II registra quasi una parità rispetto allo scorso anno, con appena lo 0,44% in meno, l'Università Suor Orsola Benincasa è in calo del 19,84%, l'Università Parthenope è in calo dell'8,44%, mentre L'Orientale registra un aumento del 3,64%.

In attesa che il Miur pubblichi i dati definitivi delle immatricolazioni relative all'anno accademico 2009/2010, bisognerebbe cercare di capire per quale motivo parecchi studenti scelgono di non iscriversi all'università dopo il diploma, mettendosi magari subito alla ricerca di un lavoro, e perché si preferiscono gli atenei del Nord Italia a quelli del Sud.

L'Unione degli Universitari si è espressa sul perché "l'Università non attrae più come prima" e sul perché è svanito "l’effetto quasi esclusivamente pubblicitario che la laurea triennale ha avuto in Italia". Per i rappresentanti dell'Udu "viene normale spiegarsi come mai la laurea triennale ha perso la sua attrattività se si capisce che in realtà tutto è rimasto come prima, dalla scarsa effettività del diritto allo studio, all’assenza di agevolazione per il mantenimento agli studi, alla poca spendibilità del titolo e di conseguenza alle continue conferme di un sistema che tramanda il lavoro dai padri ai figli e che quindi ingessa la funzione di emancipazione sociale degli studi universitari".

La preoccupazione del legislatore nel soffocare il sistema universitario di continue riforme senza pensare al diritto allo studio e alla condizione in cui versa la comunità studentesca, soprattutto delle fasce più deboli – afferma Giorgio Paterna, Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitaricomporta oggi, in piena crisi economica, un forte problema sociale nel proseguimento degli studi e nel conseguimento della laurea da parte, in particolar modo, dei capaci e meritevoli anche se privi di mezzi che non hanno lo studio del padre pronto per ospitarli”.

Inoltre "la figura dello studente lavoratore è cresciuta molto negli Atenei senza però vedere una reale considerazione da parte delle amministrazioni universitarie tramite forme di agevolazione. La copertura delle borse di studio è ancora insufficiente a far uscire l’Italia dalla vergogna di essere l’unico Paese europeo in cui si verifica la figura degli “idonei non beneficiari”. Ciò significa che gli studenti che non hanno i mezzi non sempre riescono a cavarsela e nel provare ad conseguire la laurea con una qualche forma di mantenimento si vedono passare anni di corso davanti, la loro “produttività” ridursi, quindi magari si vedono anche aumentare le tasse per le politiche di aumento della “produttività” degli Atenei che tendono a ridurre i fuori corso, generando quindi un circolo vizioso che ha come elemento scatenante la scarsa considerazione che il Governo ha del diritto allo studio". “Quello che non si capisce – conclude Paterna – è il motivo per cui il Governo, con i tagli e il ddl oggi in Senato, stia dando un giro di vite per esasperare ulteriormente questa situazione”.

Sei una matricola? Raccontaci cosa ti ha influenzato maggiormente nella scelta dell'ateneo a cui iscriverti. Oppure hai deciso di non continuare gli studi dopo il diploma: spiegaci il motivo.

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Commenti

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vale lunedì, 1 marzo 2010

iscrizioni in calo

il calo delle iscrizioni è dovuto anche al fatto che non tutti possono permettersi di pagare l università privata con la crisi di oggi!meglio cercare un lavoro e pagarsi gli studi....lavorare e stdiare si può fare con uno sforzo in piu!

n° 9
Pirrolo domenica, 7 marzo 2010

R: iscrizioni in calo

Che c'entra l'università privata?

Buona parte degli atenei italiani è pubblico, e qua si parla del calo di iscritti degli atenei pubblici.

.. domenica, 7 marzo 2010

R: R: iscrizioni in calo

> Che c'entra l'università privata?
>
> Buona parte degli atenei italiani è pubblico, e qua si parla del calo di iscritti degli atenei pubblici.

Eh già... Rode quando non si è stati in grado di ottenere una laurea... O ci si è dovuti iscrivere ad una privata per strapparla a suon di eurI... Come avevo già detto: "Nondum matura est" XD

faustino sabato, 25 giugno 2011

R: R: R: iscrizioni in calo

possibile?

Alessio mercoledì, 24 marzo 2010

R: R: R: iscrizioni in calo

Secondo me bisognerebbe guardare più i piani di studio che i voti.
Chi ha studiato materie importanti e che servono assunti, chi ha studiato minchiate anche se con 30 110 e lode in corso niente.
Che me ne faccio di uno che prende trenta su materie che non mi servono? bisogna valutare gli esami che si danno all' università!
ci sono esami più importanti e meno importanti quindi è meglio valutare che tipo di esami si sono dati.
Poi se il professore è uno preparato, capisce se vali, ma se non è preparato, e ormai tanti non sono preparati, non riesce a capirti e ti dà voti bassi, non ti valuta per quanto vali.

Sissi domenica, 7 marzo 2010

R: R: R: iscrizioni in calo

Per come è ridotta la pubblica, meglio la privata avendo la possibilità, questo è il senso.
Se non si ha la possibilità, si lavora e si cerca di pagare la privata.
Ma secondo voi se nella pubblica in questi ultimi venti anni avessero fatto ricerca seria, ora ci sarebbe stata tutta questa disoccupazione?
No.Perchè avrebbero inventato qualcosa che avrebbe rivoluzionato la vita e avrebbe creato un nuovo modo di vivere di lavorare e di benessere.
Se siamo fermi è perchè siamo fermi a livello di invenzioni.
Però i soldi se li sono presi.
Eccome a fine mese scappano a pagarsi!
Tanto c'è lo zio pantalone che offre i gelati a tutti.
E diciamo la verità! ormai all' università ci sono cani e porci, non sono mica i professori di una volta, alcuni nemmeno sanno parlare e si capisce subito che sono entrati per raccomandazione.
Il politico di turno che dà il posto statale.
Prevedo che in futuro le università saranno ancora peggiori.

la manzana lunedì, 1 marzo 2010

sicuri sul dato di Torino?

siete sicuri del dato sull'università di Torino?
risultava un incremento di matricole,non una riduzione.
ed anche abbastanza consistente

http://www.110.unito.it/?pubblica=eventi&news_id=3925&cerca=ok

n° 8
LL venerdì, 26 febbraio 2010

puo' essere un bene o un male..

nel senso che se hanno evitato di iscriversi persone che non hanno voglia di studiare e si parcheggiano fino a 30 anni all'università (e ce ne sono)è un bene,
vedendo però la distrubuzione dell andamento per territorio si vede che le università del sud hanno dei grossi problemi..
non vorrei dire una cose non vera, ma non credo che il maggior problema siano le tasse, solitmanete nferiori a quelle del nord,
ma sono problemi strutturali dell sud e della sua università...

n° 7
ade sabato, 20 febbraio 2010

numero chiuso

Le lauree buone sono a numero chiuso.
Uno se deve andare all' università vuole prendere un buon corso di studi altrimenti meglio stare a casa e non spendere soldi.

n° 6
adele sabato, 20 febbraio 2010

facoltà buone

Le lauree buone sono a numero chiuso, vedi medicina, odontoiatria,legge, architettura e altre col test di ammissione.
Uno se deve andare all' università vuole prendere una laurea buona, altrimenti meglio stare a casa e non spendere soldi.

n° 5
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