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Concorrenza e autonomia migliorano le università

Secondo una ricerca di un gruppo di economisti per migliorare la qualità delle università del mondo occorrono una maggiore autonomia e concorrenza tra gli atenei

di Barbara Leone 10 dicembre 2009
centroUn gruppo di economisti, tra i quali si possono citare Caroline Hoxby, Andreu Mas-Colell, André Sapir, Philippe Aghion e Mathias Dewatripont, hanno condotto uno studio sul mondo delle università, che ha portato a formulare la teoria che "l'autonomia delle università e la concorrenza tra atenei migliorano la qualità della ricerca e della didattica". Gli economisti da tempo si occupano di temi come l'istruzione, il mercato del lavoro e la crescita. E così hanno pensato di analizzare il processo che porta a migliorare gli atenei del mondo, arrivando ad analizzare come l'autonomia e la concorrenza possono portare benefici alle varie università.

Ci deve essere una stretta relazione tra questi due ambiti per poter arrivare ad un netto miglioramento. Gli economisti hanno infatti notato come l'autonomia senza la concorrenza, e viceversa, non riesca da sola a portare benefici all'ateneo in questione. Senza la concorrenza, l'autonomia delle università non viene finalizzata allo sviluppo della ricerca e della didattica. Stesso discorso se si considera soltanto la concorrenza. Gli economisti sono partiti dalla classifica delle 500 università migliori del mondo, realizzata dall'Università di Shangai, cercando di confrontare i vari dati relativi ad autonomia, concorrenza e performance. Il risultato di questo confronto ha dimostrato che "le università migliori sono anche quelle più autonome e che agiscono in ambienti più competitivi".

Lo studio dimostra inoltre che le università risultano essere più autonome e concorrenziali nei seguenti casi:
- quando il budget di cui dispongono non è approvato dal governo;
- quando possono selezionare gli studenti all’ingresso;
- quando possono retribuire i docenti secondo i propri parametri;
- quando possono stabilire autonomamente le procedure di reclutamento dei docenti;
- quando hanno un tasso minore di endogamia;
- quando sono proprietarie delle proprie strutture;
- quando possono stabilire autonomamente la propria offerta formativa;
- quando hanno una percentuale minore di entrate da trasferimenti pubblici;
- quando ricevono una quota più elevata di finanziamenti da fondi di ricerca assegnati in modo competitivo.

Per quanto riguarda gli atenei italiani, i risultati raggiunti non sono molto soddisfacenti, infatti sia l’indice di performance che quello di autonomia e concorrenza si mantengono piuttosto bassi. Nella stessa situazione dell'Italia si trova anche la Spagna, mentre i paesi scandinavi e il Regno Unito hanno ottenuto punteggi molto più alti. Quindi, secondo gli economisti, per migliorare la qualità degli atenei è necessario partire da un miglioramento degli indicatori di autonomia e di concorrenza. Il Ministro dell'Istruzione è avvisata...

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Commenti

Giuliano Bacchi martedì, 15 dicembre 2009

tutto vero

Questo è tutto vero. Siamo talmente orientati al ritorno della meritocrazia che ci si dimentica che in realtà il merito c'è sempre stato, ma il vero problema è individuare di volta in volta che cosa è il merito. Gli indicatori di Shangai vanno benissimo ma non tengono conto della crescita culturale di una nazione o di un popolo, dicono solo qual'è l'università migliore per quegli indicatori. Per cui possiamo essere anche la regione con un bagaglio culturale più alto del mondo ma non avere una università nelle prime 1000 del mondo.
Inoltre la concorrenza e l'autonomia inducono gli atenei anche a forzare i limiti della correttezza e dell'armonia formativa e solo in presenza di stretti controlli ci può essere la garanzia di un efficiente funzionamento. Perchè non si fa una classifica di quello che è la ricaduta in termini sociali delle prime università del mondo? Forse perchè non sarebbero più le prime...

n° 1
ius martedì, 15 dicembre 2009

R: tutto vero

> Questo è tutto vero. Siamo talmente orientati al ritorno della meritocrazia che ci si dimentica che in realtà il merito c'è sempre stato, ma il vero problema è individuare di volta in volta che cosa è il merito. Gli indicatori di Shangai vanno benissimo ma non tengono conto della crescita culturale di una nazione o di un popolo, dicono solo qual'è l'università migliore per quegli indicatori. Per cui possiamo essere anche la regione con un bagaglio culturale più alto del mondo ma non avere una università nelle prime 1000 del mondo. Inoltre la concorrenza e l'autonomia inducono gli atenei anche a forzare i limiti della correttezza e dell'armonia formativa e solo in presenza di stretti controlli ci può essere la garanzia di un efficiente funzionamento. Perchè non si fa una classifica di quello che è la ricaduta in termini sociali delle prime università del mondo? Forse perchè non sarebbero più le prime... QUOTO! (però "qual è" senz'apostrofo)

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