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Università: più tasse e meno iscritti in Italia

Negli ultimi 12 mesi sono aumentate le tasse di iscrizione negli atenei di tutta Italia, mentre continua a diminuire il tasso di immatricolazione ai corsi di laurea

di Barbara Leone 24 maggio 2011
Aumentano le tasse negli atenei italiani e diminuiscono gli studenti. Studiare costa sempre di più e per questo molte persone decidono di lasciare l'università o di non continuare gli studi. Secondo i dati resi noti dal Ministero dell'Istruzione e relativi allo studio sulla contribuzione studentesca negli atenei italiani, nell'ultimo anno accademico sono aumentate dell'8% le tasse di iscrizione. In media infatti nell'anno accademico 2009/2010 gli studenti universitari hanno versato al proprio ateneo 68 euro in più rispetto al precedente anno. E la spesa media di ogni studente è di circa 1.000 euro. Un aumento notevole, soprattutto se paragonato ai dati dell'anno accademico 2005/2006, quando la spesa media era di 757 euro. Negli ultimi 4 anni, quindi, l'aumento è stato del 24%.

salvadanaio_rottoGli aumenti cambiano a seconda delle regioni. Le tasse universitarie risultano più alte nel Nord-Ovest, dove in media uno studente paga 1.350 euro per l'iscrizione, rispetto ai 650 euro degli atenei di Sardegna e Sicilia. Allo stesso tempo, però, in Sicilia nell'ultimo anno c'è stato un aumento del 25% ed in Sardegna, Puglia e Campania del 23%, mentre nel Friuli Venezia Giulia l'aumento è stato del 12%. A cosa porta questo aumento delle tasse universitarie? Principalmente ad una diminuzione delle immatricolazioni. Il tasso degli studenti che decidono di continuare gli studi e di arrivare alla laurea continua infatti a diminuire. Secondo le stime, in Europa circa il 32,2% delle persone tra 30 e 34 anni ha conseguito la laurea. Ma in Italia la percentuale è nettamente inferiore: si arriva soltanto al 19,8%.

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Commenti

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laurendo86 mercoledì, 24 agosto 2011

Serve una selezione

Una selezione è necessaria, soprattutto per quelle facoltà piu' inflazionate e/o che offrono meno sbocchi lavorativi. Ergo, in alcune facoltà italiane (Giurisprudenza, Economia, Scienze della Formazione e Scienze Politiche) servono: 1) un test di ingresso - per sostenerlo farei pagare 50 Euro - in cui si deve raggiungere un voto minino di 61/100; 2) un voto di sbarramento, da diploma, pari a 80/100; 3) tasse triplicate per gli iscritti alle università private; 4) borse di studio solo ai meritevoli e/o ai bisognosi, con controlli FERREI e SPIETATI della GdF sui redditi medio-bassi; 5) una suddivisione degli studenti in 12/13 fasce di reddito con aumenti di 100 Euro a fascia tra iscrizione e conguaglio (per gli iscritti alle Università private vedi il punto 3); 6) l'obbligo di pagare, tramite bollettino, per sostenere gli esami...10 Euro nella pubblica e 30 nella privata (ovviamente se lo ripeti non lo paghi). NON è OBBLIGATORIO iscriversi all'Università...chi lo fa deve affrontare un qualche sacrificio, dimostrando di tenere al suo percorso di formazione.

n° 13
raptus lunedì, 27 giugno 2011

Studiare non conviene

Adesso, nel 2011, studiare non conviene.

Agli inizi del 2000 quando han costretto quelli della mia generazione a studiare perchè "così trovavi un lavoro migliore" non si parlava seriamente e ci hanno solo preso in giro.
In realtà studiare vuol dire investire circa 60000 euro facendo i conti a spanne per 5 anni, per avere cosa? Un contratto a progetto ed un lavoro da operaio. A sto punto per un diplomato conviene andare subito a lavorare, non perde tempo e in 5 anni sicuro farà più carriera e forse riuscirà pure a mettere su famiglia a 25 anni.
Un neo laureato a 25/26 anni è una grazia se trova 900/1000 euro al mese.
Che schifo di mondo.

n° 12
Fabyus martedì, 22 luglio 2014

la realtà è un'altra_R: Studiare non conviene

è esatto che studiare costa, e io ho pure le spese di condominio e dell'intera famiglia, perchè non ho più i genitori. ma nessuno ti assume da diplomato, neanche tecnico. solo chi è ricco è preso a lavorare, si tratta di soci, a cui viene pagato uno stipendio con contratto a progetto, oppure se si è parenti un vero contratto da dipendente tempo indeterminato dà un grosso stipendio, 7'000..9'000 euro o più , il che scala tasse. solo un ricco potrebbe entrare da diplomato e sopportare le perdite economiche fino al momento in cui entrerà tra i decisori aziendali. gli stranieri sono più ricchi degli italiani ricchi, e per questo sono spesati dai due paesi di partenza e arrivo, e pagati il triplo degli italiani, garantendo sgravi di tasse e incentivi per l'azienda

lapsus martedì, 22 luglio 2014

R: la realtà è un'altra_R: Studiare non conviene

> è esatto che studiare costa, e io ho pure le spese di condominio e dell'intera famiglia, perchè non ho più i genitori. ma nessuno ti assume da diplomato, neanche tecnico. solo chi è ricco è preso a lavorare, si tratta di soci, a cui viene pagato uno stipendio con contratto a progetto, oppure se si è parenti un vero contratto da dipendente tempo indeterminato dà un grosso stipendio, 7'000..9'000 euro o più , il che scala tasse. solo un ricco potrebbe entrare da diplomato e sopportare le perdite economiche fino al momento in cui entrerà tra i decisori aziendali. gli stranieri sono più ricchi degli italiani ricchi, e per questo sono spesati dai due paesi di partenza e arrivo, e pagati il triplo degli italiani, garantendo sgravi di tasse e incentivi per l'azienda

Per la serie: GENI che rispondono a commenti di 3 anni prima...

vivi giovedì, 26 maggio 2011

leggere

insomma da il manifesto:


05 POLITICA 2011.05.25TAGLIO MEDIO di Roberto Ciccarelli
Università/
Il plotone bipartisan che chiede al governo di aumentare le rette
TRA I FIRMATARI ESPONENTI DI PD, UDC, FLI E API



Vogliono contrastare la crisi che affligge l'università e stringeranno il cappio al collo del condannato. Mercoledì 18 maggio un gruppo di senatori bipartisan (Pd, Udc, Fli e Api) ha presentato un'interrogazione al governo in cui chiede di aumentare le tasse universitarie sul modello britannico che dal 1998 ad oggi ha sfondato il tetto delle 9 mila sterline all'anno (10.324 euro) provocando l'insurrezione degli studenti.
La lista dei firmatari è lunga, ma vale la pena scorrerla per capire chi sono i «riformatori» che vogliono spingere gli studenti a indebitarsi per tutta la vita e ritengono che questo sia l'unico modo per accedere all'istruzione pubblica universitaria venendo meno a tutti i principi costituzionali. La squadra del Pd, partito anarchico per eccellenza quando si parla di università, mette in campo nomi del calibro di Pietro Ichino, Stefano Ceccanti, Ignazio Marino, Nicola Rossi e Tiziano Treu. C'è l'indomito finiano Giuseppe Valditara. Chiude il plotone Adriana Poli Bortone di «Io Sud», insieme a Francesco Rutelli dell'Api.
I senatori elencati sono quasi tutti professori ordinari e non hanno mai mancato di lodare le virtù della riforma Gelmini. La loro intemerata nasce sotto l'ombrello dell'osservatorio Università «oltre la Gelmini» del gruppo 2003, un'associazione che auspica la competizione fra gli atenei e vuole premiare il merito «senza penalizzare i più poveri». Tra i soci fondatori e quelli ordinari di questa piccola lobby ci sono alcuni scienziati le cui ricerche registrano un alto numero di citazioni nel data base dell'Isi. Tra gli oltre 50 nomi presenti nel board dell'associazione spuntano quelli del presidente dell'Inaf Tommaso Maccacaro, del chimico Luigi Nicolais (Pd) e del fisico Giorgio Parisi. Grande è stato lo sconcerto tra gli osservatori, molti dei quali oggi si domandano se anche questi scienziati condividano lo spirito, e i contenuti, del progetto.
Il testo dell'interrogazione è ideologico anche quando confessa di cercare una possibile mediazione tra il «polo Alfa» rappresentato dall'università italiana (tasse basse, irresponsabilità degli studenti e bassa qualità media degli atenei) e il «polo Omega» dell'università britannica (tasse alte, sbarramento monetario all'accesso, divisione e competizione tra atenei ricchi e poveri). Non è nuova questa ricetta sulla quale insistono da tempo Gianfelice Rocca, vice presidente Confindustria, i consiglieri del ministro Gelmini, oltre che uno stuolo irrequieto di parlamentari Pd che difendono le tesi del riformismo neo-liberista elaborato sui quotidiani del gruppo Rcs dagli editorialisti della Bocconi.
Il principio è: governare gli atenei pubblici secondo le regole della governance aziendale e imporre agli studenti il peso di un debito che non riusciranno a ripagare. Chi, nell'Italia con il 30 per cento di disoccupazione giovanile, riuscirà a raggiungere un reddito di 30 mila euro per ripagare il suo debito formativo? Barack Obama è riuscito a farlo solo dopo avere pubblicato la sua auto-biografia da presidente degli Stati Uniti. In questo paese negli ultimi 33 anni le tasse sono aumentate di oltre il 900 per cento e il 96% degli studenti si accolla un prestito che dopo quindici anni il 40% non è ancora riuscito a estinguere.
I senatori bipartisan chiedono infine di trasformare il «Fondo per il merito» in una «Fondazione per il merito» con una dotazione iniziale di 9 milioni. A questo carrozzone verrebbero concessi in comodato beni immobili facenti parte del demanio e del patrimonio statale.

n° 11
ilva venerdì, 27 maggio 2011

R: leggere

Sarebbe interessante conoscere le condizioni economiche di questi signori quando erano studenti, ma loro erano eccellenti ovviamente(la specie peggiore,non tutti ovviamente).Comunque questo discorso si può fare con Università completamente private, prima le Università rinuncino completamente al finanziamento pubblico, nemmeno un euro pubblico e dopo possono fare questo discorso.Comunque se dovessero portare le rette come in Inghilterra si potrebbero raccogliere le firme per una petizione popolare e la chiusura completa delle Università. Università così in Italia non ci servono le chiudiamo tutte, vadano loro all' estero a fare Università se gli piacciono le condizioni estere, noi siamo in Italia, vogliamo restare in Italia e vogliamo che ci siano regole italiane.

vivi giovedì, 26 maggio 2011

leggere

http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110525/mani p2pg/05/manip2pz/303735/
articolo sulle rette universitarie

n° 10
vivi giovedì, 26 maggio 2011

leggere

leggere bene chi sono e cosa propongono
http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20110525/mani p2pg/05/manip2pz/303735/

n° 9
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