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Antropologia dello studente Erasmus

Fiorella De Nicola ha scelto di parlare degli studenti in Erasmus nella sua tesi di laurea: "Antropologia dell'Erasmus. Partire studenti, vivere sballati, tornare uomini"

di Fiorella De Nicola 12 marzo 2008
Studenti Magazine - il mensile degli StudentiLa tesi è il momento più difficile per uno studente universitario. Ma il pensiero di passare più di un anno spulciando tra polverosi testi accademici, ascoltando i saggi consigli dei professori, con l’angoscia per improbabili domande trabocchetto della commissione non mi ha mai sfiorato.
Avevo deciso di fare la tesi sul progetto Erasmus: il titolo era “Antropologia dell’Erasmus. Partire studenti, vivere sballati, tornare uomini”.
Mi straccio le vesti tutte le volte che leggo come vengono descritti  il milione e passa di studenti Erasmus dai media nazionali. Il progetto Erasmus è stato pensato, lanciato e finanziato da studiosi e politici europei, riceve premi e riconoscimenti da governi e fondazioni, ha creato quella generazione abituata a parlare più lingue, a considerarsi a casa in ogni angolo del globo: individui in grado di fare i conti con sé stessi, gli altri e la cultura d'origine. Ma i “grandi” non se ne fanno una ragione: gli Erasmus rappresentano la feccia della gioventù europea, cercano divertimento, sesso e esami facili.

In tutte le culture e a qualsiasi latitudine i giovani sono sempre stati obbligati a passare attraverso prove e riti per essere ammessi nel mondo adulto: imparavano a vivere lontano da casa solo con i coetanei, a chiedere aiuto nei momenti difficili e a dare supporto a chi ne aveva bisogno. Per crescere, maturare e tornare uomini alle proprie case.
Non stiamo parlando (solo) di tribù primitive con l’anello al naso ma dei primi studenti del Medio Evo, dei figli dei nobili in giro per il Grand Tour e dei soldati che partivano per la guerra, per esempio. E parliamo (anche) di quei giovani che l’anello al naso (alle orecchie, agli ombelichi e ai sopraccigli) ce l’hanno ancora.  
E’ fin troppo semplice ritrovare negli studenti che sono in Erasmus gli stessi segni che hanno marchiato l’umanità intera, certo in modi diversi. Ma se cambia l’’estetica’, il valore del rito di passaggio verso l’età adultà rimane identico.

Per gli antropologi (e le persone dotate di buon senso) la vita degli individui è una successione di tappe: nascita, pubertà, matrimonio, paternità/maternità, specializzazione di occupazione, morte. Una serie di cerimonie concorrono a far passare l'individuo da una situazione a un’altra.
Queste cerimonie si distinguono in: riti preliminari (separazione), liminari (margine) e postliminari (aggregazione). I primi agevolano il distacco dell'individuo da una situazione originaria, i secondi lo collocano in uno stato di sospensione e i terzi assecondano la sua introduzione nel nuovo territorio, nel nuovo gruppo o nella nuova categoria sociale.

Studenti in ErasmusGli studenti spesso partono per l’Erasmus pensando alle solite leggende metropolitane (il divertimento, l’equazione ‘erasmus=orgasmus”, gli esami facili…), con gli stessi stereotipi che il mondo adulto depreca e condanna.
Ma gli stereotipi crollano appena si mette piede nella nuova patria: un posto sconosciuto, popolato da gente che ha abitudini, modi di fare, pensare e mangiare, stili di vita, lingua e orari diversi, ostili e misteriosi, facili da vedere e difficili da capire.
Lontani da casa, stranieri e in minoranza in una città nuova sono obbligati a fare vita comune; l’università e i locali notturni all’inizio sono gli unici punti di  riferimento: all’estero nessuno ha una casa propria, una famiglia a sostenerli, amici che ne conoscano pregi e difetti, amanti con cui condividere scoperte e passioni. Dove volete che vadano gli Erasmus? Nei posti dove è più probabile incontrare persone come loro.

E’ normale anche l’esagerazione alcolica, che può aiutare a socializzare e serve a dimostrare di condividere almeno il contenuto del bicchiere con un’umanità proveniente da ogni angolo d’Europa.
Di solito questa fase dura qualche settimana, il tempo necessario a costruirsi un nuovo gruppo di amici che sostituirà la famiglia – qualche volta l’amore - durante tutta l’esperienza.
Poi subentra altro oltre allo ‘sballo’:  ma che ve lo dico a fare? Gli Erasmus lo sanno benissimo e i grandi fanno finta di non capire.

Erasmus in Italia: sogno o incubo?

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Commenti

alessio domenica, 16 marzo 2008

beata te............

premetto che mi ha fatto molto piacere leggere un punto di vista che esce fuori dal coro. Però il tuo articolo(che tra l'altro sarà ampliato in tesi) parte da un solo punto di vista, lo attacca e cerca di trarne dei principi unici validi per tutti. Ora spero che ci sia stato un grosso errore di interpretazione del tuo linguaggio altrimenti, a mio avviso, sarebbe una grande illusione l'avere da parte tua delle cartine di tornasole valide per tutti. spero che nella tesi lo argomenti meglio. Non è un accusa la mia è solo un lecito confronto. spero mi risponderai e mi chiarirai la situazione, facendo forse anche cambiare idea. ciao e complimenti comunque.

n° 1
fiorella martedì, 18 marzo 2008

Re: beata te............

ciao alessio,
è abbastanza complicato descrivere in 20 righe un'esperienza vissuta da così tante persone. E sarebbe presuntuoso da parte mia proporre un solo punto di vista per spiegare l'Erasmus.
Come dici tu nella tesi spiego meglio la mia interpretazione, se ti va puoi leggerla qui:
http://www.sodeni.it/erasmus/
Nell'articolo sono un po' polemica perchè i media di solito trattano con una certa superficialità gli studenti erasmus...
in ogni caso grazie per i complimenti :-)

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