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Almalaurea: intervista ad Andrea Cammelli

Il direttore di Almalaurea Andrea Cammelli risponde alle domande di StudentiMagazine sull'utilità dei servizi offerti dal suo consorzio: "Siamo una realtà virtuosa, gli studenti ci ringraziano"

di Matteo Scarlino 26 febbraio 2008
Che cos'è esattamente Almalaurea?
AlmaLaurea è un consorzio pubblico, senza fini di lucro, ad oggi formato da 51 Atenei: rappresenta il 70% dei laureati italiani. Ogni anno realizza due indagini, il profilo dei laureati e la loro condizione occupazionale per restituire agli studenti un’analisi sul percorso di studi compiuto e sulle prospettive dopo la laurea e per permettere agli stessi Atenei di migliorare la propria capacità formativa.

Sul vostro sito però vi ponete preliminarmente l'obiettivo di porvi, cito testualmente “come punto di incontro fra Laureati, Università e Aziende”
Si, infatti crediamo che i numeri siano importanti, ma servono a poco se non si agisce sulla realtà. Per questo il Consorzio realizza anche la banca dati AlmaLaurea, che attualmente offre 950mila curriculum vitae on line non solo di neolaureati ma anche di laureati con pluriennale esperienza alle spalle.

Quando e come è nata Almalaurea?
Nel 1994. Ricordo ancora quando proposi il progetto in Senato accademico. Vi fu la convergenza tanto degli studenti di destra, quanto di quelli di sinistra. Di questo sono stato orgoglioso e da allora le cose che mi hanno reso orgoglioso sono state tante. Sono felice di aver creato qualcosa di veramente utile per gli studenti che in molti casi ancora oggi mi ringraziano.

Un servizio efficiente, non c'è che dire. Viene da chiedersi però perchè non vi partecipano tutte le università italiane?
Questa domanda dovrebbe porla a chi non ne fa parte. Io posso solo dire che Almalaurea nasce proprio per superare il campanilismo e il provincialismo tipico delle università italiane. L'obiettivo è quello di fare sistema, per aiutare gli studenti italiani a sfruttare tutte le enormi potenzialità del sistema universitario italiano.

Tanti studenti vivono l'iscrizione obbligatoria ad Almalaurea come un ulteriore passaggio burocratico...
Io in realtà ho un feedback diverso. Comunque è indubbio che bisognerebbe lavorare meglio sulla comunicazione di questo servizio. Non è un caso che nelle università dove riscontriamo una scarsa percentuale di compilazione, inviamo delle lettere agli studenti per spiegar loro i vantaggi che comporta la presenza nella nostra banca dati.

Tante università obbligano gli studenti ad iscriversi, pena la mancata possibilità di discutere la tesi.
L'iscrizione ad Almalaurea non è obbligatoria...

Noi abbiamo prove del contrario.
Probabilmente molte università hanno reso obbligatoria la compilazione del questionario, certamente non l'inserimento in banca dati. Va detto infatti che Almalaurea è uno strumento che ha raggiunto un'efficienza tale da essere diventato un punto di riferimento per le valutazioni del comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, valutazioni dalle quali scaturisce la ripartizione dei fondi. Da qui nasce l'interesse delle Università a che la raccolta dei questionari avvenga nella maniera migliore possibile.

Si ma così la compilazione non pensa venga percepita come un semplice passaggio burocratico?
In realtà è anche un modo per provare a migliorare l'Università, dando una propria valutazione dei servizi fruiti nel corso degli anni.

Le Università però utilizzano Almalaurea solo per farsi pubblicità, cercando di attirare iscritti
.
L'uso distorto di uno strumento non può far cadere la colpa sullo strumento stesso. Sicuramente è vero quel che lei dice, ma per fortuna ci sono anche realtà che hanno capito le possibilità offerte dal servizio. Ad esempio l'università di Messina, che ha indici di occupazione dei suoi laureati bassissimi, continua a far parte del nostro consorzio perchè ha capito che grazie ad esso può migliorarsi.

Almalaurea vende i curricula degli studenti alle aziende. A chi vanno questi soldi?

Almalaurea è un consorzio pubblico senza alcun fine di lucro. Siamo una realtà virtuosa in crescita ogni anno e dove tutte le persone sono impiegate a tempo indeterminato. Le Università pagano in base alla quantità di laureati che hanno in banca dati. Da qualche anno il nostro bilancio è in attivo ed utilizziamo i soldi che entrano dalla vendita di cv aziende per diminuire i soldi che un'Università deve versare per partecipare al consorzio. Sono felice di poter dire che negli ultimi due anni questa somma è costantemente diminuita.

Almalaurea: intoppo o servizio utile?

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