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Mary: fuorisede sopravvissuta al terremoto

Mary è una studentessa pugliese, che studia all'Università dell'Aquila. Domenica notte si trovava nel capoluogo abruzzese ed ha vissuto in prima persona il dramma del terremoto. Ci racconta quei tragici momenti per far capire a tutti quanto è stata fortunata e per non dimenticare

a cura di Barbara Leone 14 Aprile 2009

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Mary è una ragazza pugliese che studia all'Università dell'Aquila. Si trovava nella città abruzzese durante il violento terremoto che ha provocato la morte di centinaia di persone ed ha distrutto la maggior parte delle case del capoluogo e molti paesi della provincia. Mary ci ha raccontato la sua esperienza, con la speranza che il suo racconto possa servire a tutti i sopravvissuti "per capire quanto ognuno di noi è fortunato".

sopravvissuti al terremotoL'Aquila... Allora si deve partire dall'inizio: già da metà Dicembre si avvertivano le prime scosse che si sono poi protratte sino al 6 aprile ed oltre. Diciamo che il terremoto era divenuto, ahimè, la nostra ninna nanna di notte e un qualcosa che ci faceva compagnia. Ognuno di noi ormai era abituato a sentire delle scosse ogni giorno. Io mi ritenevo fortunata a non percepirle tutte, visto che, essendo originaria di un'altra zona sismica, il Gargano, ero abituata a scosse anche più forti. Tutto procedeva nella normalità, però tra noi giovani si parlava di 2 tipi di teorie sentite in giro:
1 - visto che ci sono tante scosse, si sta scaricando pian piano la forza del terremoto (ipotesi errata, ahimè);
2 - visto che sono scosse di piccola entità, ci dobbiamo preparare a quella più forte.

Nessuno di noi dava più di tanto peso a quest'ultima ipotesi, ma tutti in realtà la temevano. Se non sbaglio lunedì 30 marzo è stato il giorno in cui si sono verificate scosse più numerose: ben 8 scosse di importante entità, tanto da far scattare lo stato d'allerta, da farci evacuare dalla sala studio e da chiudere le scuole. Di lì mio padre mi disse di fregarmene degli esami della sessione di Aprile e di tornare giù in Puglia. Ma per vari motivi sono rimasta a L'Aquila. Il 5 aprile più o meno verso le 23:00 (non ricordo bene l'orario) c'è stata la prima scossa. Ed è stata forte. Alle 00:45 circa, un'altra scossa forte. Purtroppo non le abbiamo dato abbastanza importanza. Noi eravamo in 5 a casa: io, il mio ragazzo, le mie 2 coinquiline e una ragazza che abitava in centro, ma che per puro caso è rimasta a dormire a casa nostra (per sua fortuna). Una delle mie coinquiline non è riuscita a dormire. Verso le 2:15 stavamo dormendo quasi tutti. Alle 3:20 mi sono svegliata sbuffando e rigirandomi nel letto, visto che non riuscivo a dormire. Ho ripreso a dormire e alle 3:32... ecco: L'INFERNO!

Un rumore assordante e metallico, caduta di intonaco e il non finire della scossa. Ci siamo messi vicino al balcone... urlavamo... non so cosa. E intanto la scossa non finiva. La mia coinquilina, che era rimasta sveglia, ci urlava di uscire. Preso di corsa il cellulare nelle mia cameretta, il cappotto all'entrata e alla nostra uscita di casa, solo allora, la furia della scossa si è placata. Alla nostra uscita pezzi di muri del condominio di fronte al nostro erano andati giù... ma ancora non riuscivamo a capire l'entità del terremoto. Intanto dei ragazzi erano rimasti bloccati all'interno delle loro abitazioni. Abbiamo temuto per loro, poi per fortuna li abbiamo visti arrivare!

sopravvissuti al terremotoVediamo uscire di corsa dal nostro condominio un vigile del fuoco. Gli abbiamo chiesto notizie, ma non ne abbiamo avute. Lì abbiamo iniziato a capire. Il mio ragazzo e la mia coinquilina si sono recati in centro perchè era rimasta intrappolata in casa una nostra amica. E lì loro due hanno visto il vero inferno, dato che hanno attraversato mezza L'Aquila e sono passati davanti alla casa dello studente. Le persone si sono riversate in strada chiedendo coperte... scene da film. Trovata la nostra amica, sono tornati nel piazzale di casa nostra, che si trova nella prima periferia. Intanto non so quante scosse si erano già verificate. Siamo rimasti un bel po' nel piazzale. La gente piangeva per la propria casa. Alcuni dicevano di aver appena finito di pagare il mutuo, ma nessuno di noi ancora si poteva rendere conto che c'era ben altro da piangere... i nostri amici, i nostri conoscenti, le famiglie andate distrutte, i cadaveri non riconoscibili... era una vera catastrofe.

I cellulari sembravano andare in tilt: chiamate, sms... ognuno cercava di accertarsi della sopravvivenza dei propri conoscenti. In 4 siamo tornati a piedi in via XX Settembre perché una nostra amica voleva cercare di recuperare qualcosa dalla propria abitazione. Lì lo scenario si è rivelato veramente agghiacciante: case pericolanti, case crollate, vigili del fuoco, carabinieri, esercito, ragazzi scampati al temporaneo crollo della casa dello studente con lo sguardo perso nel vuoto. Lì ho capito di essere stata FORTUNATA.

Proseguendo per via XX Settembre si iniziavano a vedere, in un parco sottostante alla via, i primi corpi coperti da lenzuola e si intravedeva solo tanta polvere provenire dal centro storico. L'Aquila era irriconoscibile e vedere in quello stato tutti quei posti che frequentavamo quasi  tutti i giorni ha provocato una sensazione nuova... indescrivibile.

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