Mary è una ragazza pugliese che studia
all'Università dell'Aquila. Si trovava nella
città abruzzese durante il violento terremoto che ha
provocato la morte di centinaia di persone ed ha distrutto la maggior
parte delle case del capoluogo e molti paesi della provincia. Mary
ci ha raccontato la sua esperienza, con la speranza che il suo racconto
possa servire a tutti i sopravvissuti "per capire quanto
ognuno di noi è fortunato".
L'Aquila...
Allora si deve partire dall'inizio: già
da metà
Dicembre si avvertivano le prime scosse che si sono poi
protratte sino
al 6 aprile ed oltre. Diciamo che il terremoto era divenuto,
ahimè, la
nostra ninna nanna di notte e un qualcosa che ci faceva
compagnia. Ognuno di noi ormai era abituato a sentire
delle scosse ogni
giorno. Io mi ritenevo fortunata a non percepirle
tutte, visto che,
essendo originaria di un'altra zona sismica, il Gargano, ero abituata a
scosse anche più forti. Tutto procedeva
nella normalità, però tra noi
giovani si parlava di 2 tipi di teorie sentite in giro:
1 - visto che ci sono tante scosse, si sta scaricando pian piano la
forza del terremoto (ipotesi errata, ahimè);
2 - visto che sono scosse di piccola entità, ci
dobbiamo preparare a quella più forte.
Nessuno di noi dava più di tanto peso a
quest'ultima ipotesi, ma tutti in realtà la temevano. Se
non sbaglio lunedì 30 marzo è stato il
giorno in cui si sono verificate scosse più
numerose: ben 8 scosse di importante entità, tanto
da far scattare lo stato d'allerta, da farci evacuare dalla sala studio
e da chiudere le scuole. Di lì mio padre
mi disse di fregarmene degli esami della sessione di Aprile e di
tornare giù in Puglia. Ma per vari motivi sono
rimasta a L'Aquila. Il 5 aprile più o
meno verso le 23:00 (non ricordo bene l'orario) c'è stata la
prima scossa. Ed è stata forte. Alle 00:45 circa,
un'altra scossa forte. Purtroppo non le abbiamo dato abbastanza
importanza. Noi eravamo in 5 a casa: io, il mio
ragazzo, le mie 2 coinquiline e una ragazza che abitava in centro, ma
che per puro caso è rimasta a dormire a casa nostra (per sua
fortuna). Una delle mie coinquiline non è riuscita
a dormire. Verso le 2:15 stavamo dormendo quasi tutti. Alle
3:20 mi sono svegliata sbuffando e rigirandomi nel letto, visto che non
riuscivo a dormire. Ho ripreso a dormire e alle
3:32... ecco: L'INFERNO!
Un rumore assordante e metallico, caduta di intonaco e il non finire
della scossa. Ci siamo messi vicino al
balcone... urlavamo... non so cosa. E intanto la
scossa non finiva. La mia coinquilina, che era rimasta
sveglia, ci urlava di uscire. Preso di corsa il
cellulare nelle mia cameretta, il cappotto all'entrata e alla nostra
uscita di casa, solo allora, la furia della scossa si è
placata. Alla nostra uscita pezzi di muri del condominio di
fronte al nostro erano andati giù... ma ancora non
riuscivamo a capire l'entità del terremoto. Intanto
dei ragazzi erano rimasti bloccati all'interno delle loro abitazioni.
Abbiamo temuto per loro, poi per fortuna li abbiamo visti
arrivare!
Vediamo
uscire di corsa dal nostro condominio un vigile del fuoco. Gli abbiamo
chiesto notizie, ma non ne abbiamo avute. Lì
abbiamo iniziato a capire. Il mio ragazzo e la mia coinquilina
si sono recati in centro perchè era rimasta intrappolata in
casa una nostra amica. E lì loro due hanno visto
il vero inferno, dato che hanno attraversato mezza L'Aquila e sono
passati davanti alla casa dello studente. Le
persone si sono riversate in strada chiedendo coperte... scene da film.
Trovata la nostra amica, sono tornati nel piazzale di casa
nostra, che si trova nella prima periferia. Intanto non so quante
scosse si erano già verificate. Siamo rimasti un bel po' nel
piazzale. La gente piangeva per la propria casa.
Alcuni dicevano di aver appena finito di pagare il mutuo, ma
nessuno di noi ancora si poteva rendere conto che c'era ben altro da
piangere... i nostri amici, i nostri conoscenti, le famiglie
andate distrutte, i cadaveri non riconoscibili... era una vera
catastrofe.
I cellulari sembravano andare in tilt: chiamate, sms... ognuno
cercava di accertarsi della sopravvivenza dei propri conoscenti. In
4 siamo tornati a piedi in via XX Settembre perché una
nostra amica voleva cercare di recuperare qualcosa dalla propria
abitazione. Lì lo scenario si è rivelato
veramente agghiacciante: case pericolanti, case crollate, vigili del
fuoco, carabinieri, esercito, ragazzi scampati al
temporaneo crollo della casa dello studente con lo sguardo perso nel
vuoto. Lì ho capito di essere stata FORTUNATA.
Proseguendo per via XX Settembre si iniziavano a vedere, in un parco
sottostante alla via, i primi corpi coperti da lenzuola e si
intravedeva solo tanta polvere provenire dal centro storico. L'Aquila
era irriconoscibile e vedere in quello stato tutti quei posti che
frequentavamo quasi tutti i giorni ha provocato una
sensazione nuova... indescrivibile.