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Nascita della Scuola

Iniziano a sorgere scuole per la ormazione di una figura professionale. Naascita della Commissione per lo studio della riforma infermiera

di Micaela Bonito 7 dicembre 2006

LA SVOLTA: LA RIFORMA DELL'ASSISTENZA

Argomenti trattati: Innovazioni per la figura dell’infermiera - Scuole professionali per infermiere


Scuole professionali per infermiere

In diverse città del Regno erano infatti sorte "scuole professionali per infermiere"  indirizzate a ragazze della media ed alta borghesia ed ispirate alle scuole inglesi nate sul modello Nightingale.
Queste scuole avevano una impostazione ed una organizzazione fondamentalmente diverse dai corsi per infermieri che, in molte realtà ospedaliere, continuavano ad essere attivi. Innanzitutto erano previsti più rigidi criteri di selezione  ed ammissione delle allieve (moralità e buona condotta bovevano essere referenziate da persone note alla scuola), impedendo così l'accesso alla professione a persone immorali ed analfabete.
Il sistema portante era individuato nella struttura a convitto che permetteva il controllo continuo delle allieve, rafforzato da una più puntuale disciplina; la durata dei corsi era in genere di due anni durante i quali si affiancavano alle lezioni di anatomia, fisiologia, igiene e tecnica infermieristica un vero e proprio tirocinio pratico svolto nelle corsie ospedaliere, dove le allieve dovevano assistere direttamente i malati sotto la sorveglianza della capo-sala.
Queste scuole tuttavia rimanevano poli isolati e sperimentali e diplomavano un numero molto basso di infermiere: la scarsa considerazione sociale ancora attribuita alla professione rendeva difficile la scelta da parte di ragazze di buona famiglia e la richiesta dello stato civile nubile (requisito presente in quasi tutte le scuole) rendevano esiguo il numero di quante volessero intraprendere la carriera infermieristica.
L'assistenza continuava ad essere affidata, nella quasi totalità, ad infermieri tradizionali e poco preparati.

I primi anni del nuovo secolo rappresentano quindi un periodo carico di tensioni e di contraddizioni ma anche di fermenti culturali e propositivi, nel quale cominciarono ad essere gettati i semi di quella che diventerà la prima vera riforma dell'assistenza  italiana.
I profondi cambiamenti che avevano interessato la società nel suo complesso e il mondo sanitario in particolare avevano reso maturi i tempi per un più diretto coinvolgimento dello Stato nelle questioni riguardanti gli ospedali e l'assistenza erogata.
La gestione e l'organizzazione della sanità erano ormai riconosciute in via di principio come un diritto/dovere dello Stato che era chiamato a tracciare e controllare gli indirizzi di politica sanitaria, assicurando la razionalizzazione di un servizio a riconosciuto carattere pubblico (l'assistenza sanitaria era stata riconosciuta funzione di stato con la legge 8 luglio 1904).

Tuttavia fu solo al termine del primo conflitto mondiale che lo Stato intraprese, su tutto il territorio italiano, una vera e propria indagine conoscitiva allo scopo di aggiornare ed approfondire le informazioni sulle reali condizioni nelle quali veniva erogata l'assistenza.

Alla "Commissione per lo studio della riforma infermiera", nominata con D.M. 8 Aprile 1918 ed era presieduta dall'on. Pietro Bertolini, venne affidato un duplice mandato.
Il primo compito era di tipo conoscitivo, cioè di indagine e di rilevamento statistico, tale da fornire una visione organica e precisa delle reali condizioni di vita e di lavoro all'interno degli ospedali.
Per l'acquisizione delle informazioni ci si basò prevalente su di un questionario spedito agli ospedali comuni, ai manicomi e alle principali scuole per infermieri del Paese.
Gli istituti erano stati scelti tra gli ospedali delle maggiori città italiane e via via tra ospedali più piccoli con un territorio di utenza più limitato, cercando inoltre di inserire nel campione  le varie regioni  in modo omogeneo, per poter assicurare una fisionomia organica ed un quadro d'insieme delle diverse realtà locali.
Questo primo momento conoscitivo doveva essere preliminare al secondo mandato che era di tipo propositivo: sulla base delle notizie raccolte, la commissione cioè aveva l'incarico di formulare proposte concrete le quali avrebbero dovuto rappresentare una prima bozza del piano generale di riforma dell'assistenza. 
La relazione finale della Commissione fu presentata al Governo il 3 Settembre 1919 ed era ispirata, in linea di massima, alla consolidata  esperienza anglosassone (giudicata molto positiva soprattutto per quanto riguardava l'istituzione e il funzionamento delle scuole professionali per infermiere).
Nella relazione vennero fissati alcuni punto fondamentali. Innanzitutto l'assistenza veniva affidata esclusivamente alla donna; le infermiere dovevano essere laiche anche se la commissione non riteneva possibile per il momento rinunciare al personale religioso; dovevano inoltre essere nubili o vedove senza prole.
I requisiti per l'ammissione alla scuola erano un'età compresa tra i 17 e i 30 anni, sana e robusta costituzione, certificato di buona condotta, licenza elementare o altro titolo equipollente. La scuola doveva essere strutturata a convitto; il corso di studi, fissato in un biennio, doveva comprendere un insegnamento teorico ed un tirocinio pratico.
Dopo il superamento di un esame di Stato le allieve  avrebbero conseguito un diploma di Stato.

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