
Anche
l'Unione degli Universitari di Bari si mobilita sulla questione della
riforma dell'accesso alle professioni forensi: in Parlamento
è in discussione una proposta di legge del sen. Mugnai di
Alleanza Nazionale – PDL che limiterà di fatto
l'accesso alla professione di Avvocato rischiando così di
rendere l'ordine una lobby. Alla luce di tale situazione l'
UDU di
Bari ha iniziato una campagna di informazione e
sensibilizzazione su questa tematica, con volantinaggi,
striscioni e momenti di confronto con gli studenti.
La riforma, già anticipata
in anteprima da
Studenti.it
lo scorso ottobre, aveva trovato decisamente contrari
i
diretti interessati che hanno sommerso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri con mail e
fax
di protesta.
Il ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano ha parlato chiaro: "
Vogliamo
procedere ad un’organica riforma dell’area
giuridico-economica delle professioni coinvolgendo avvocati, notai e
commercialisti". Per gli avvocati, insomma,
questo
sembra essere l’anno della svolta ma praticanti e
studenti sono già sul piede di guerra.
Le proposte di riforma prevedono che potrà ottenere
l’abilitazione solo chi avrà seguito le scuole
professionali post laurea, a pagamento e a numero chiuso,
mentre ora basta seguire un libero tirocinio senza alcuna spesa, presso
un qualunque studio legale. Per accedere al numero chiuso delle scuole
si dovrà sostenere un esame e per avere il certificato
conclusivo delle scuole si dovrà sostenere sempre un esame
finale che, però, non è ancora l'esame
per diventare avvocato da sostenere in seguito.
Per iscriversi al registro dei praticanti non si potranno
superare i 40 anni di età, limite che attualmente
non esiste.
Quando si sosterrà
l’esame per diventare avvocato, non si potrà fare
ricorso ai codici commentati con la giurisprudenza come
accade ora né sperare in un orale con materie meno complesse
tipo il diritto ecclesiastico. Dopo tre bocciature l'aspirante avvocato
è fuori del tutto e non potrà più
sostenere l'esame, e stesso limite si ha dopo aver compiuto 50 anni,
limite che ad oggi non c'è.
Le proteste da tutta Italia contro la contro-riforma stanno dilagando
negli atenei, nei forun universitari e su Facebook e
lo
scalpore è dato anche dal bacino di "voti" in rivolta che,
alle prossime elezioni, potrebbero schierarsi lontano dal
partito che Alfano rappresenta.
Solo gli studenti di legge
sono 270.000, più 80.000 praticanti avvocati circa,
senza considerare le famiglie di questi giovani che verrebbero allo
stesso modo colpite indirettamente da un provvedimento corporativo.
Nonostante il Ministro abbia fatto presente che "
il
governo intende procedere con soluzioni largamente condivise
all’unico fine di assicurare a tutti i cittadini utenti la
giusta assistenza legale" i diretti interessati non
abbassano la guardia e la campagna di protesta contro la riforma in
esame prosegue. In che modo?
Inviando
e facendo inviare a parenti e amici mail e fax con il seguente
messaggio:
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Oggetto: Uniti contro qualunque riforma forense
Alla C.A. Ill.mo Presidente del Consiglio On. Silvio
Berlusconi
Contenuto: Con la presente mail (o con il presente fax) mi
dichiaro contrario-a a qualunque riforma dell'avvocatura
Distinti Saluti
.....nome e cognome.......
---------------------------------------------------------------------
Per chi non possedesse un fax, è facile inviarne uno da
cartolerie, negozi che offrono il servizio fax, uffici etc. Il
numero cui continuare ad inviare i fax alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri è lo 06.67793543, la mail è
mariaelisabetta.alberticasellati@giustizia.it
>
FORUM
Numero chiuso per entrare in avvocatura: parliamo di riforma
Referendum brogativo
arriviamo a 500.000 mila elettori, pronti ad indire un referendum abrogativo su questa proposta nel caso in cui passi..
pero prima di fare una cosa del genere facciamoci sentire, che non siamo daccordo..
dai ragazzi ne va del nostro futuro..
secondo me non e affatto giusto mettere un limite di eta alla partecipazione dell'esame per i praticanti, e inoltre e ancora piu vergognoso ,mettere il imite di bocciatura fino a tre tentativi...
cmq ripeto io sono contrario e qualora ci fosse una proposta di un referendum abrogativo su questa legge io sarei disposto a mettere la mia firma e cosi penso i miei familiari, qualora soltanto noi studenti non dovessimo bastare come quorum per richiedere l'istituzione del referendum, possiamo sempre chiedere (spiegandone i motivi, poiche palesemente si capisce che è solo un ingiustizia)ai nostri familiari di firmare per indire il referendum..pero come ho detto prima questa è un'arma che ci rimane come ultima speranza...
milano 23 maggio
MILANO – 23 MAGGIO 2009
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONTRO LA CRISI E CONTRO IL RAZZISMO!
Campagna Nazionale “Da che parte stare”
La crisi colpisce duro, la crisi colpisce tutti: donne e uomini, italiani e migranti. Eppure, per rispondere alla crisi, il governo produce e sancisce differenze. È razzismo istituzionale: la legge Bossi-Fini e il “pacchetto sicurezza” inseguono il sogno di una forza lavoro usa e getta, vogliono ridurre i migranti e le migranti alla perenne espellibilità. Tutti i lavoratori e le lavoratrici in cassa integrazione, sospesi dal lavoro e licenziati vedono ogni progetto di vita frantumarsi di fronte ai loro occhi. Tra i lavoratori, i precari con contratti a termine e senza garanzie sono messi alla porta per primi. Tra i lavoratori, i migranti vivono una doppia precarietà, sanno che il permesso di soggiorno non sarà rinnovato, la clandestinità è una minaccia più vicina, l’espulsione una possibilità sempre presente. Per questo è ora di scegliere DA CHE PARTE STARE.
Il razzismo istituzionale colpisce duro: il Governo Berlusconi, con la Lega Nord in prima fila e buona parte dei media, hanno dato il via ad una campagna di odio che si indirizza prevalentemente contro i “clandestini” ma criminalizza tutti i migranti giustificando il loro sfruttamento. La proposta di un “contributo” per il rinnovo dei permessi – che si aggiunge al furto dei contributi previdenziali e pensionistici che non possono essere ritirati – mostra che il salario dei migranti è considerato risorsa sempre disponibile. Si tratta di denaro che, con quello di tutti i lavoratori, pagherà nuovi Centri di identificazione ed espulsione. E mentre il razzismo istituzionale si legittima sul corpo delle donne facendo strada a ronde e linciaggi popolari, la violenza continua nelle case, i tagli alla scuola e al welfare pretendono di rinchiudere tutte le donne tra le mura domestiche, riservando alle migranti solo un posto da “badanti”. Per questo è ora di scegliere DA CHE PARTE STARE.
La crisi mostra spietatamente che lo sfruttamento non conosce differenze: tutti hanno mutui e affitti da pagare, l’incubo del giorno dopo. Il razzismo istituzionale impedisce però ai migranti di sperare persino nelle già povere “misure anticrisi”. Ammortizzatori sociali, piani edilizi, bonus bebè non li riguardano: devono solo pagare, e farlo in silenzio. L’abolizione del divieto di denunciare i migranti irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie è l’espressione più meschina di una strategia che vuole produrre una clandestinità politica oltre che legale. Impedire di certificare la nascita dei figli e delle figlie dei migranti senza documenti pone un’ipoteca sulle prossime generazioni. Per questo è ora di scegliere DA CHE PARTE STARE.
Contro i colpi duri della crisi e del razzismo istituzionale, la risposta deve essere altrettanto forte. È ora di scegliere DA CHE PARTE STARE, e tutti e tutte siamo chiamati in causa. Le organizzazioni autonome dei migranti, che in questi anni hanno tenuto alta la lotta contro la legge Bossi-Fini, le associazioni e i movimenti antirazzisti, i sindacati, tutti siamo tenuti a schierarci contro questa politica del razzismo. Fino a quando i migranti saranno esposti al ricatto, tutti saranno più ricattabili. È tempo di ritessere il filo della solidarietà, di avviare in ogni territorio una nuova grande azione concreta di lotta capace di opporsi a un attacco alle condizioni di vita che colpisce prima di tutto i migranti, ma non solo i migranti.
È ORA DI STARE DALLA PARTE DEI MIGRANTI E DELLE MIGRANTI. Per questo, facciamo appello a tutti i lavoratori, le lavoratrici, gli studenti e le studentesse, le associazioni e i sindacati, affinché siano parte di questa lotta. Con questo appello inizia il percorso per una mobilitazione che arrivi a una grande manifestazione nazionale il 23 maggio a Milano, una città del nord dove più evidenti sono le caratteristiche dell’offensiva del razzismo istituzionale e più marcati gli effetti della crisi. Affinché gli effetti della legge Bossi-Fini non amplifichino quelli della crisi, NOI CHIEDIAMO:
- che i permessi di soggiorno siano congelati in caso di licenziamento, cassa integrazione, mobilità, sospensione dal lavoro;
- che i migranti, così come tutti quei lavoratori che non usufruiscono di ammortizzatori, partecipino alla pari di ogni altro lavoratore a ogni misura di sostegno e vedano salvaguardati i contributi che hanno versato;
- che i migranti e tutti i lavoratori possano rinegoziare i loro mutui in caso di perdita del lavoro; il blocco degli sfratti per tutti i lavoratori e le lavoratrici nella stessa condizione, perché sappiamo che un migrante senza contratto di locazione è un lavoratore clandestino;
- il mantenimento del divieto di denuncia dei migranti senza documenti che si rivolgono alle strutture sanitarie e della possibilità di registrare la nascita dei loro figli;
- il ritiro della proposta di un permesso di soggiorno a punti e di qualunque tipo di “contributo” economico, sia esso di 80 o di 200 €, per le pratiche di rinnovo dei permessi.
- il blocco della costruzione di nuovi centri di identificazione ed espulsione, l’utilizzo dei fondi stanziati per iniziative a favore di tutti i lavoratori colpiti dalla crisi, la cancellazione di ogni norma che preveda l’allungamento dei tempi di detenzione, la chiusura dei CIE.
- la garanzia di accesso al diritto d’asilo e il blocco immediato dei respingimenti alla frontiera in attesa della promulgazione di una legge organica in materia.
PER ADESIONI: da.che.parte.stare@gmail.com
www.dachepartestare.org
Ecco la situazione, spiegata semplicemente:
Per avere una panoramica abbastanza accurata su quel che sta accadendo:
http://giuristidisoccupati.blogspot.com/
Dite la verità sulla guerra al terrore
Questa settimana, il Senato degli USA sta facendo i primi passi per la creazione di una commissione indipendente che indaghi la guerra al terrore di Bush -- un’inchiesta indipendente sulle torture, la detenzione, le intercettazioni e i trasferimenti illegali verso prigioni segrete in tutto il mondo. Questo è un passo avanti molto importante, ma come c’era da aspettarsi ci sono in gioco potenti interessi che vogliono insabbiarlo.
Una Commissione d’Inchiesta è essenziale per svelare la reale portata di otto anni di coperture, perchè i colpevoli si prendano la propria parte di responsabilità e per impedire che ingiustizie di questo genere accadano nuovamente. Manderebbe un forte segnale del fatto che gli Stati Uniti vogliono riparare i danni fatti ai diritti umani da Bush in questi anni.
Ma senza un forte sostegno globale e degli USA, i Senatori Statunitensi potrebbero non raggiungere i numeri necessari per creare la commissione. Firma la petizione -- che sarà presentata alla Commissione di Giustizia del Senato prima che prendano una decisione questa settimana – e aiutaci a istituire un’inchiesta reale e significativa:
http://www.avaaz.org/it/end_the_war_on_terror
Dopo 8 anni di danni, questa campagna per la giustizia ha molto da rivelare. L’udienza di questa settimana darà via a un processo che si estenderà per tutto il 2009, e mentre questa petizione cresce, le nostre voci saranno sottoposte ai poteri decisionali ad ogni passo. Ma tutto parte da una Commissione d’Inchiesta accurata e risoluta - non solo per porre fine all’impunità, ma perché sia sicuro che i rapimenti, i decessi e le sparizioni di Guantanamo non si ripetano mai più.
Ciò che preoccupa è che la cosiddetta guerra al terrore non è ancora finita. La scorsa settimana il Dipartimento di Giustizia di Obama ha detto, come avevano dichiarato sotto Bush, che i detenuti presso le strutture americane a Bagram, Afghanistan non hanno nessun diritto legale per combattere contro la propria detenzione. Di contro, in un capovolgimento eclatante è stato separatamente annunciato che l’unico nemico combattente rimasto sul suolo Americano sarà alla fine giudicato da una corte civile americana.
Queste decisioni contrastanti rivelano un’Amministrazione ancora indecisa. Questo è il momento di tracciare una linea di demarcazione con una Commissione bi-partisan che si lasci il passato alle spalle e dia più potere a un’Amministrazione impegnata sul fronte dei diritti umani, che condanni definitivamente le torture, che si opponga a detenzioni arbitrarie e che stia dalla parte della legge nella guerra al terrorismo e in tutte le sue relazioni globali.
http://www.avaaz.org/it/end_the_war_on_terror
Finché gli errori degli anni di Bush saranno tenuti segreti e nessuno si prenderà la responsabilità per le suddette pratiche e queste continueranno a essere tollerate, sfiducia e violenza tra le nazioni non faranno che crescere. Piantiamo un seme della speranza, per celebrare un impegno comune leggendo questa buia pagina della storia prima di voltarla.
idem
Vorrei sapere come si fa a rendere sempre più lobby, qualcosa che è già di per sé una lobby?
Ovunque si leggono targhe del tipo: Avvocati o Notai dal milleottocento e rotti! E nessuno ci fa caso! Anzi ... sembra un titolo di merito.
Come nessuno fa caso a chi sta a capo delle varie associazioni e albi professionali. E non è solo una questione di avvocati, notai ed altro, ma è tutto concepito in questo assurdo modo.
Alla faccia della democrazia!
Sarebbe ora di cancellare ogni ordine professionale e casse mutue separate. Sono solo fonti di ladrocinio e vessazione.