Scienze della Comunicazione... e poi?

Il "dopo" la laurea per i laureati di Scienze della Comunicazione non è sempre facile. Ad influire sono il settore professionale al quale si vuole accedere e l'area geografica in cui si vuole lavorare. Ecco le testimonianze di tre ragazze - Viviana, Sissi e Francesca - che hanno concluso il percorso di studio da qualche mese e si stanno scontrando con la dura realtà del mondo del lavoro

di Testimonianze raccolte da Martina Braganti 24 novembre 2006

Viviana racconta che da laureata la ricerca del lavoro non è affatto semplice, sia per la situazione economica del nostro paese che per il percorso di studi (laurea in Scienze della Comunicazione) che secondo lei non è affatto specializzante ed è in concorrenza con le molte altre facoltà umanistiche. "Oltre a questo c'è da dire che alcune aree sono impenetrabili" – aggiunge Viviana - "mentre per altre materie conta solo l' esperienza che è possibile fare direttamente in azienda, ma per questo è necessaria la disponibilità delle aziende e non tutte sono disposte a concedertela."

Conseguito il titolo, Viviana ha speso più di un anno in inutili colloqui (sempre e solo nel settore vendite) e stage gratis presso grandi catene alberghiere. A 14 mesi dalla laurea è stata assunta con contratto a progetto di 6 mesi a 600 euro mensili come segretaria-centralinista presso un'agenzia di marketing, dove però le uniche mansioni che le venivano richieste erano preparare il caffè o fare la spesa. Attualmente è disoccupata ma sta continuando a cercare lavoro, non fossilizzandosi però solo su un unico settore.

Sissy, di Roma, dice di aver ricevuto diverse proposte di lavoro a Milano, ma non è disposta a spostarsi soprattutto perché gli 800 euro (questo è quanto le era stato offerto) andrebbero via quasi tutti per l'affitto. Il suo sogno è comunque quello di insegnare e si sta informando su questa possibilità; nel frattempo si sta preparando per concorsi vari conciliando lo studio con lavori saltuari come hostess.

Francesca si è laureata a maggio 2006 e sta cercando disperatamente lavoro soprattutto nell'ambito organizzazione eventi, argomento della sua tesi, ma non ha ancora trovato nulla. E' particolarmente scoraggiata e ritiene sche Scienze della Comunicazione non offra molte possibilità lavorative almeno nella regione Toscana, dove lei vive.

E a te come sta andando la ricerca di lavoro? Sei stato più fortunato?
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Un'analisi seria sulla laurea in Comunicazione

uando si parla di laurea in “Scienze della Comunicazione” ci si divide in due categorie: i detrattori, ovvero coloro che considerano la laurea in “Comunicazione” una laurea di serie B, e i negazionisti, ovvero, quelli che pensano che i laureati in “Scienze della Comunicazione” non avranno alcuna difficoltà nel loro percorso professionale.
Partiamo dal presupposto che i negazionisti, negando appunto il problema, fanno più danno degli stessi detrattori. Il problema “Laurea in Scienze della Comunicazione” esiste e, pertanto, non ha senso continuare a parlarne senza individuare le cause e le ipotetiche soluzioni.
Quando si parla degli sbocchi lavorativi della laurea in “Scienze della Comunicazione”, un po’ per comodità, un po’ per pigrizia, un po’ forse per paura… si fa riferimento quasi esclusivamente al settore privato e questo, a mio parere, è estremamente riduttivo. Il caso di un mio amico laureato in “Ingegneria Edile ed Architettonica” che fa l’insegnante, la cui ambizione era quella di fare l’ingegnere, dimostra che l’inserimento nel mondo del lavoro privato è difficile per tutti se non si è acquisita alcuna esperienza. Anche se poi bisognerebbe capire che per avere l’esperienza bisogna trovare qualcuno che te la fa fare.
L’esperienza…
Le aziende si lamentano sempre, tuttavia, le “stesse” aziende sono quelle che durante alcuni tirocini universitari ti “costringono” a non fare niente, anzi se fai qualche domanda ti dicono: “Aspetta, per ora non posso rispondere”. Bisognerebbe chiedersi poi perché queste aziende stipulano convenzioni con le università se poi, al momento di assegnarti una vera mansione lavorativa nell’ambito del tirocinio, si giustificano dicendo di non avere bisogno di ulteriori dipendenti in quanto già al completo.
L’insegnamento…
Una delle prime cause del fallimento della laurea in “Scienze della Comunicazione” deriva dalla mancata attivazione della classe di concorso in “Teoria e Tecnica della Comunicazione”. L’insegnamento, dal cui nome è già evidente l’attinenza con la laurea in “Scienze della Comunicazione”, già previsto negli Istituti Tecnici in “Grafica e Comunicazione” e in altri Istituti Professionali è attualmente attivato nell’ambito della classe di concorso “Filosofia, Psicologia e Scienze dell'Educazione” (A-36) alla quale possono accedere, spesso integrando un considerevole numero di insegnamenti (da 4 in su), solo i laureati in possesso di una laurea in Scienze della Comunicazione V.O e i laureati in possesso di lauree appartenenti alla classe “Scienze della Comunicazione Sociale ed Istituzionale” (67/S) e alla classe “Scienze della Comunicazione Pubblica, d’Impresa e Pubblicità” (LM-59).
Proprio per i limiti posti dall’accorpamento alla classe di concorso A-36, che esclude dall’insegnamento di cui trattasi la totalità di coloro che sono in possesso delle seguenti lauree specialistiche e magistrali:
“Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo” (13/S); “Pubblicità e Comunicazione d'Impresa” (59/S); “Tecniche e Metodi per la Società dell'Informazione” (100/S); “Teoria della Comunicazione” (101/S), “Informazione e Sistemi Editoriali” (LM/19); “Tecniche e Metodi per la Società dell'Informazione” (LM/91); “Teorie della Comunicazione” (LM/92),
è stata da più parti sollevata la questione dell’attivazione della classe di concorso specifica in “Teoria e Tecnica della Comunicazione” (A-58).
Quest’ultima, in effetti, era stata inizialmente inserita nella bozza relativa alle nuove classi di insegnamento del 29 novembre 2010 da presentare al Ministero della Pubblica Istruzione e prevedeva la possibilità di accesso per coloro che si trovavano in possesso di una laurea magistrale, di una laurea specialistica o della laurea Vecchio Ordinamento in Scienze della Comunicazione. Successivamente, per via di scelte sindacali opinabili, la classe di concorso è stata tolta dalla bozza. Da allora non è stato fatto più nulla per riportare all’ordine del giorno la questione, anche se la discussione sul tema alimenta una partecipazione notevole del pubblico ai dibattiti sollevati dagli interessati e quindi non si può considerare ancora conclusa.
Il paradosso…
Il paradosso è che quasi tutti coloro che si trovano in possesso di una laurea specialistica e di una laurea magistrale in Scienze della Comunicazione non possono insegnare “Teoria e Tecnica della Comunicazione”, elemento questo sintomo e simbolo del mancato riconoscimento del valore (legale) della laurea in Scienze della Comunicazione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.
Legge 150…
Infine, un'altra problematica è relativa alla mancata applicazione della legge 7 giugno 2000, n. 150 “Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni”.
Infatti, quest’ultima all’articolo 4 (Intitolato “Formazione professionale”) comma 2 recita: “Le attività di formazione sono svolte dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, secondo le disposizioni del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 287, dalle scuole specializzate di altre amministrazioni centrali, dalle università, con particolare riferimento ai corsi di laurea in scienze della comunicazione e materie assimilate, dal Centro di formazione e studi (FORMEZ), nonché da strutture pubbliche e private con finalità formative che adottano i modelli di cui al comma 1.” e al successivo articolo 9 (intitolato “Uffici Stampa”), comma 5 recita: “Negli uffici stampa l'individuazione e la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla contrattazione collettiva nell'ambito di una speciale area di contrattazione, con l'intervento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti” per cui sembra disporre espressamente che gli enti pubblici sono tenuti ad assumere, per le attività relative all’informazione e comunicazione, personale che abbia una determinata formazione professionale nell’ambito della comunicazione, valutando le competenze professionali e innanzitutto il requisito del possesso di lauree nel settore della Comunicazione. Tutto questo, ovviamente, nel rispetto delle contrattazioni collettive.
Ma, gli Enti Pubblici hanno applicato tale legge? Quanti sono in Italia gli addetti stampa e gli addetti alla comunicazione che si trovano in possesso di una laurea in “Scienze della Comunicazione”? Eppure il comma 2 dell’articolo 4 della legge 150 è molto chiaro…

n° 15
LV martedì, 22 luglio 2014

R: Un'analisi seria sulla laurea in Comunicazione

> uando si parla di laurea in “Scienze della Comunicazione” ci si divide in due categorie: i detrattori, ovvero coloro che considerano la laurea in “Comunicazione” una laurea di serie B, e i negazionisti, ovvero, quelli che pensano che i laureati in “Scienze della Comunicazione” non avranno alcuna difficoltà nel loro percorso professionale.
> Partiamo dal presupposto che i negazionisti, negando appunto il problema, fanno più danno degli stessi detrattori. Il problema “Laurea in Scienze della Comunicazione” esiste e, pertanto, non ha senso continuare a parlarne senza individuare le cause e le ipotetiche soluzioni.
> Quando si parla degli sbocchi lavorativi della laurea in “Scienze della Comunicazione”, un po’ per comodità, un po’ per pigrizia, un po’ forse per paura… si fa riferimento quasi esclusivamente al settore privato e questo, a mio parere, è estremamente riduttivo. Il caso di un mio amico laureato in “Ingegneria Edile ed Architettonica” che fa l’insegnante, la cui ambizione era quella di fare l’ingegnere, dimostra che l’inserimento nel mondo del lavoro privato è difficile per tutti se non si è acquisita alcuna esperienza. Anche se poi bisognerebbe capire che per avere l’esperienza bisogna trovare qualcuno che te la fa fare.
> L’esperienza…
> Le aziende si lamentano sempre, tuttavia, le “stesse” aziende sono quelle che durante alcuni tirocini universitari ti “costringono” a non fare niente, anzi se fai qualche domanda ti dicono: “Aspetta, per ora non posso rispondere”. Bisognerebbe chiedersi poi perché queste aziende stipulano convenzioni con le università se poi, al momento di assegnarti una vera mansione lavorativa nell’ambito del tirocinio, si giustificano dicendo di non avere bisogno di ulteriori dipendenti in quanto già al completo.
> L’insegnamento…
> Una delle prime cause del fallimento della laurea in “Scienze della Comunicazione” deriva dalla mancata attivazione della classe di concorso in “Teoria e Tecnica della Comunicazione”. L’insegnamento, dal cui nome è già evidente l’attinenza con la laurea in “Scienze della Comunicazione”, già previsto negli Istituti Tecnici in “Grafica e Comunicazione” e in altri Istituti Professionali è attualmente attivato nell’ambito della classe di concorso “Filosofia, Psicologia e Scienze dell'Educazione” (A-36) alla quale possono accedere, spesso integrando un considerevole numero di insegnamenti (da 4 in su), solo i laureati in possesso di una laurea in Scienze della Comunicazione V.O e i laureati in possesso di lauree appartenenti alla classe “Scienze della Comunicazione Sociale ed Istituzionale” (67/S) e alla classe “Scienze della Comunicazione Pubblica, d’Impresa e Pubblicità” (LM-59).
> Proprio per i limiti posti dall’accorpamento alla classe di concorso A-36, che esclude dall’insegnamento di cui trattasi la totalità di coloro che sono in possesso delle seguenti lauree specialistiche e magistrali:
> “Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo” (13/S); “Pubblicità e Comunicazione d'Impresa” (59/S); “Tecniche e Metodi per la Società dell'Informazione” (100/S); “Teoria della Comunicazione” (101/S), “Informazione e Sistemi Editoriali” (LM/19); “Tecniche e Metodi per la Società dell'Informazione” (LM/91); “Teorie della Comunicazione” (LM/92),
> è stata da più parti sollevata la questione dell’attivazione della classe di concorso specifica in “Teoria e Tecnica della Comunicazione” (A-58).
> Quest’ultima, in effetti, era stata inizialmente inserita nella bozza relativa alle nuove classi di insegnamento del 29 novembre 2010 da presentare al Ministero della Pubblica Istruzione e prevedeva la possibilità di accesso per coloro che si trovavano in possesso di una laurea magistrale, di una laurea specialistica o della laurea Vecchio Ordinamento in Scienze della Comunicazione. Successivamente, per via di scelte sindacali opinabili, la classe di concorso è stata tolta dalla bozza. Da allora non è stato fatto più nulla per riportare all’ordine del giorno la questione, anche se la discussione sul tema alimenta una partecipazione notevole del pubblico ai dibattiti sollevati dagli interessati e quindi non si può considerare ancora conclusa.
> Il paradosso…
> Il paradosso è che quasi tutti coloro che si trovano in possesso di una laurea specialistica e di una laurea magistrale in Scienze della Comunicazione non possono insegnare “Teoria e Tecnica della Comunicazione”, elemento questo sintomo e simbolo del mancato riconoscimento del valore (legale) della laurea in Scienze della Comunicazione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.
> Legge 150…
> Infine, un'altra problematica è relativa alla mancata applicazione della legge 7 giugno 2000, n. 150 “Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni”.
> Infatti, quest’ultima all’articolo 4 (Intitolato “Formazione professionale”) comma 2 recita: “Le attività di formazione sono svolte dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, secondo le disposizioni del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 287, dalle scuole specializzate di altre amministrazioni centrali, dalle università, con particolare riferimento ai corsi di laurea in scienze della comunicazione e materie assimilate, dal Centro di formazione e studi (FORMEZ), nonché da strutture pubbliche e private con finalità formative che adottano i modelli di cui al comma 1.” e al successivo articolo 9 (intitolato “Uffici Stampa”), comma 5 recita: “Negli uffici stampa l'individuazione e la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla contrattazione collettiva nell'ambito di una speciale area di contrattazione, con l'intervento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti” per cui sembra disporre espressamente che gli enti pubblici sono tenuti ad assumere, per le attività relative all’informazione e comunicazione, personale che abbia una determinata formazione professionale nell’ambito della comunicazione, valutando le competenze professionali e innanzitutto il requisito del possesso di lauree nel settore della Comunicazione. Tutto questo, ovviamente, nel rispetto delle contrattazioni collettive.
> Ma, gli Enti Pubblici hanno applicato tale legge? Quanti sono in Italia gli addetti stampa e gli addetti alla comunicazione che si trovano in possesso di una laurea in “Scienze della Comunicazione”? Eppure il comma 2 dell’articolo 4 della legge 150 è molto chiaro…

...non sai neanche ricopiare bene un testo da "la verità sostanziale dei fatti" per reincollarlo altrove, ti perdi le Q iniziali, buffone...

X il troll anonimo mercoledì, 30 luglio 2014

R: R: Un'analisi seria sulla laurea in Comunicazione

> > uando si parla di laurea in “Scienze della Comunicazione” ci si divide in due categorie: i detrattori, ovvero coloro che considerano la laurea in “Comunicazione” una laurea di serie B, e i negazionisti, ovvero, quelli che pensano che i laureati in “Scienze della Comunicazione” non avranno alcuna difficoltà nel loro percorso professionale.
> > Partiamo dal presupposto che i negazionisti, negando appunto il problema, fanno più danno degli stessi detrattori. Il problema “Laurea in Scienze della Comunicazione” esiste e, pertanto, non ha senso continuare a parlarne senza individuare le cause e le ipotetiche soluzioni.
> > Quando si parla degli sbocchi lavorativi della laurea in “Scienze della Comunicazione”, un po’ per comodità, un po’ per pigrizia, un po’ forse per paura… si fa riferimento quasi esclusivamente al settore privato e questo, a mio parere, è estremamente riduttivo. Il caso di un mio amico laureato in “Ingegneria Edile ed Architettonica” che fa l’insegnante, la cui ambizione era quella di fare l’ingegnere, dimostra che l’inserimento nel mondo del lavoro privato è difficile per tutti se non si è acquisita alcuna esperienza. Anche se poi bisognerebbe capire che per avere l’esperienza bisogna trovare qualcuno che te la fa fare.
> > L’esperienza…
> > Le aziende si lamentano sempre, tuttavia, le “stesse” aziende sono quelle che durante alcuni tirocini universitari ti “costringono” a non fare niente, anzi se fai qualche domanda ti dicono: “Aspetta, per ora non posso rispondere”. Bisognerebbe chiedersi poi perché queste aziende stipulano convenzioni con le università se poi, al momento di assegnarti una vera mansione lavorativa nell’ambito del tirocinio, si giustificano dicendo di non avere bisogno di ulteriori dipendenti in quanto già al completo.
> > L’insegnamento…
> > Una delle prime cause del fallimento della laurea in “Scienze della Comunicazione” deriva dalla mancata attivazione della classe di concorso in “Teoria e Tecnica della Comunicazione”. L’insegnamento, dal cui nome è già evidente l’attinenza con la laurea in “Scienze della Comunicazione”, già previsto negli Istituti Tecnici in “Grafica e Comunicazione” e in altri Istituti Professionali è attualmente attivato nell’ambito della classe di concorso “Filosofia, Psicologia e Scienze dell'Educazione” (A-36) alla quale possono accedere, spesso integrando un considerevole numero di insegnamenti (da 4 in su), solo i laureati in possesso di una laurea in Scienze della Comunicazione V.O e i laureati in possesso di lauree appartenenti alla classe “Scienze della Comunicazione Sociale ed Istituzionale” (67/S) e alla classe “Scienze della Comunicazione Pubblica, d’Impresa e Pubblicità” (LM-59).
> > Proprio per i limiti posti dall’accorpamento alla classe di concorso A-36, che esclude dall’insegnamento di cui trattasi la totalità di coloro che sono in possesso delle seguenti lauree specialistiche e magistrali:
> > “Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo” (13/S); “Pubblicità e Comunicazione d'Impresa” (59/S); “Tecniche e Metodi per la Società dell'Informazione” (100/S); “Teoria della Comunicazione” (101/S), “Informazione e Sistemi Editoriali” (LM/19); “Tecniche e Metodi per la Società dell'Informazione” (LM/91); “Teorie della Comunicazione” (LM/92),
> > è stata da più parti sollevata la questione dell’attivazione della classe di concorso specifica in “Teoria e Tecnica della Comunicazione” (A-58).
> > Quest’ultima, in effetti, era stata inizialmente inserita nella bozza relativa alle nuove classi di insegnamento del 29 novembre 2010 da presentare al Ministero della Pubblica Istruzione e prevedeva la possibilità di accesso per coloro che si trovavano in possesso di una laurea magistrale, di una laurea specialistica o della laurea Vecchio Ordinamento in Scienze della Comunicazione. Successivamente, per via di scelte sindacali opinabili, la classe di concorso è stata tolta dalla bozza. Da allora non è stato fatto più nulla per riportare all’ordine del giorno la questione, anche se la discussione sul tema alimenta una partecipazione notevole del pubblico ai dibattiti sollevati dagli interessati e quindi non si può considerare ancora conclusa.
> > Il paradosso…
> > Il paradosso è che quasi tutti coloro che si trovano in possesso di una laurea specialistica e di una laurea magistrale in Scienze della Comunicazione non possono insegnare “Teoria e Tecnica della Comunicazione”, elemento questo sintomo e simbolo del mancato riconoscimento del valore (legale) della laurea in Scienze della Comunicazione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.
> > Legge 150…
> > Infine, un'altra problematica è relativa alla mancata applicazione della legge 7 giugno 2000, n. 150 “Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni”.
> > Infatti, quest’ultima all’articolo 4 (Intitolato “Formazione professionale”) comma 2 recita: “Le attività di formazione sono svolte dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, secondo le disposizioni del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 287, dalle scuole specializzate di altre amministrazioni centrali, dalle università, con particolare riferimento ai corsi di laurea in scienze della comunicazione e materie assimilate, dal Centro di formazione e studi (FORMEZ), nonché da strutture pubbliche e private con finalità formative che adottano i modelli di cui al comma 1.” e al successivo articolo 9 (intitolato “Uffici Stampa”), comma 5 recita: “Negli uffici stampa l'individuazione e la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla contrattazione collettiva nell'ambito di una speciale area di contrattazione, con l'intervento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti” per cui sembra disporre espressamente che gli enti pubblici sono tenuti ad assumere, per le attività relative all’informazione e comunicazione, personale che abbia una determinata formazione professionale nell’ambito della comunicazione, valutando le competenze professionali e innanzitutto il requisito del possesso di lauree nel settore della Comunicazione. Tutto questo, ovviamente, nel rispetto delle contrattazioni collettive.
> > Ma, gli Enti Pubblici hanno applicato tale legge? Quanti sono in Italia gli addetti stampa e gli addetti alla comunicazione che si trovano in possesso di una laurea in “Scienze della Comunicazione”? Eppure il comma 2 dell’articolo 4 della legge 150 è molto chiaro…
>
> ...non sai neanche ricopiare bene un testo da "la verità sostanziale dei fatti" per reincollarlo altrove, ti perdi le Q iniziali, buffone...

Potrei querelarti, stai attento a quel che dici, e poi fammi capire perché ti incavoli ogni volta che scrivo qualcosa di serio e concreto, se c'è qualcosa che non condividi esprimi la tua opinione, se offendi vuol dire che non hai un'opinione.

X il rosicone anonimo mercoledì, 30 luglio 2014

R: R: R: Un'analisi seria sulla laurea in Comunicazione

> > > uando si parla di laurea in “Scienze della Comunicazione” ci si divide in due categorie: i detrattori, ovvero coloro che considerano la laurea in “Comunicazione” una laurea di serie B, e i negazionisti, ovvero, quelli che pensano che i laureati in “Scienze della Comunicazione” non avranno alcuna difficoltà nel loro percorso professionale.
> > > Partiamo dal presupposto che i negazionisti, negando appunto il problema, fanno più danno degli stessi detrattori. Il problema “Laurea in Scienze della Comunicazione” esiste e, pertanto, non ha senso continuare a parlarne senza individuare le cause e le ipotetiche soluzioni.
> > > Quando si parla degli sbocchi lavorativi della laurea in “Scienze della Comunicazione”, un po’ per comodità, un po’ per pigrizia, un po’ forse per paura… si fa riferimento quasi esclusivamente al settore privato e questo, a mio parere, è estremamente riduttivo. Il caso di un mio amico laureato in “Ingegneria Edile ed Architettonica” che fa l’insegnante, la cui ambizione era quella di fare l’ingegnere, dimostra che l’inserimento nel mondo del lavoro privato è difficile per tutti se non si è acquisita alcuna esperienza. Anche se poi bisognerebbe capire che per avere l’esperienza bisogna trovare qualcuno che te la fa fare.
> > > L’esperienza…
> > > Le aziende si lamentano sempre, tuttavia, le “stesse” aziende sono quelle che durante alcuni tirocini universitari ti “costringono” a non fare niente, anzi se fai qualche domanda ti dicono: “Aspetta, per ora non posso rispondere”. Bisognerebbe chiedersi poi perché queste aziende stipulano convenzioni con le università se poi, al momento di assegnarti una vera mansione lavorativa nell’ambito del tirocinio, si giustificano dicendo di non avere bisogno di ulteriori dipendenti in quanto già al completo.
> > > L’insegnamento…
> > > Una delle prime cause del fallimento della laurea in “Scienze della Comunicazione” deriva dalla mancata attivazione della classe di concorso in “Teoria e Tecnica della Comunicazione”. L’insegnamento, dal cui nome è già evidente l’attinenza con la laurea in “Scienze della Comunicazione”, già previsto negli Istituti Tecnici in “Grafica e Comunicazione” e in altri Istituti Professionali è attualmente attivato nell’ambito della classe di concorso “Filosofia, Psicologia e Scienze dell'Educazione” (A-36) alla quale possono accedere, spesso integrando un considerevole numero di insegnamenti (da 4 in su), solo i laureati in possesso di una laurea in Scienze della Comunicazione V.O e i laureati in possesso di lauree appartenenti alla classe “Scienze della Comunicazione Sociale ed Istituzionale” (67/S) e alla classe “Scienze della Comunicazione Pubblica, d’Impresa e Pubblicità” (LM-59).
> > > Proprio per i limiti posti dall’accorpamento alla classe di concorso A-36, che esclude dall’insegnamento di cui trattasi la totalità di coloro che sono in possesso delle seguenti lauree specialistiche e magistrali:
> > > “Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo” (13/S); “Pubblicità e Comunicazione d'Impresa” (59/S); “Tecniche e Metodi per la Società dell'Informazione” (100/S); “Teoria della Comunicazione” (101/S), “Informazione e Sistemi Editoriali” (LM/19); “Tecniche e Metodi per la Società dell'Informazione” (LM/91); “Teorie della Comunicazione” (LM/92),
> > > è stata da più parti sollevata la questione dell’attivazione della classe di concorso specifica in “Teoria e Tecnica della Comunicazione” (A-58).
> > > Quest’ultima, in effetti, era stata inizialmente inserita nella bozza relativa alle nuove classi di insegnamento del 29 novembre 2010 da presentare al Ministero della Pubblica Istruzione e prevedeva la possibilità di accesso per coloro che si trovavano in possesso di una laurea magistrale, di una laurea specialistica o della laurea Vecchio Ordinamento in Scienze della Comunicazione. Successivamente, per via di scelte sindacali opinabili, la classe di concorso è stata tolta dalla bozza. Da allora non è stato fatto più nulla per riportare all’ordine del giorno la questione, anche se la discussione sul tema alimenta una partecipazione notevole del pubblico ai dibattiti sollevati dagli interessati e quindi non si può considerare ancora conclusa.
> > > Il paradosso…
> > > Il paradosso è che quasi tutti coloro che si trovano in possesso di una laurea specialistica e di una laurea magistrale in Scienze della Comunicazione non possono insegnare “Teoria e Tecnica della Comunicazione”, elemento questo sintomo e simbolo del mancato riconoscimento del valore (legale) della laurea in Scienze della Comunicazione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.
> > > Legge 150…
> > > Infine, un'altra problematica è relativa alla mancata applicazione della legge 7 giugno 2000, n. 150 “Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni”.
> > > Infatti, quest’ultima all’articolo 4 (Intitolato “Formazione professionale”) comma 2 recita: “Le attività di formazione sono svolte dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, secondo le disposizioni del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 287, dalle scuole specializzate di altre amministrazioni centrali, dalle università, con particolare riferimento ai corsi di laurea in scienze della comunicazione e materie assimilate, dal Centro di formazione e studi (FORMEZ), nonché da strutture pubbliche e private con finalità formative che adottano i modelli di cui al comma 1.” e al successivo articolo 9 (intitolato “Uffici Stampa”), comma 5 recita: “Negli uffici stampa l'individuazione e la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla contrattazione collettiva nell'ambito di una speciale area di contrattazione, con l'intervento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti” per cui sembra disporre espressamente che gli enti pubblici sono tenuti ad assumere, per le attività relative all’informazione e comunicazione, personale che abbia una determinata formazione professionale nell’ambito della comunicazione, valutando le competenze professionali e innanzitutto il requisito del possesso di lauree nel settore della Comunicazione. Tutto questo, ovviamente, nel rispetto delle contrattazioni collettive.
> > > Ma, gli Enti Pubblici hanno applicato tale legge? Quanti sono in Italia gli addetti stampa e gli addetti alla comunicazione che si trovano in possesso di una laurea in “Scienze della Comunicazione”? Eppure il comma 2 dell’articolo 4 della legge 150 è molto chiaro…
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> > ...non sai neanche ricopiare bene un testo da "la verità sostanziale dei fatti" per reincollarlo altrove, ti perdi le Q iniziali, buffone...
>
> Potrei querelarti, stai attento a quel che dici, e poi fammi capire perché ti incavoli ogni volta che scrivo qualcosa di serio e concreto, se c'è qualcosa che non condividi esprimi la tua opinione, se offendi vuol dire che non hai un'opinione.

Una querela per aver dato del "buffone" al sig. "UN'ANALISI SERIA E PROFONDA SULLA LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE"? Ma con chi credi di avere a che fare?! Come se Internet non fosse pieno di utenti che s'insultano a vicenda ben peggio di così! Ma fammi il piacere, caro "X il troll anonimo" alias "buffone"...

lamojedegorbaciov martedì, 2 ottobre 2012

ma CHI siete ?

Mi laurerò tra un mese in sc. della comunicazione. L'ho fatta xk ho analizzato l'offerta formativa di molte facoltà, e questa era quello che faceva PER ME.
Questo era ciò che MI piaceva. Ora sono felice di laurearmi. Punto.

DOPO? Il lavoro è un'altra cosa. SVEGLIATEVI BELLA GENTE.

Solo xk nessuno ve l'ha mai detto prima nn significa che nn dobbiate arrivarci con le vostre testoline a capire che x il lavoro nel curriculum bisogna avere solo e soltanto...

CONOSCENZE. Persone ke ti sollevano...Se siete di sc. della com. lo saprete, no? A darti lavoro, caro laureato, è il CAPITALE SOCIALE, specie quando ce n'è per pochi xk qlcn decide di far diventare l'Italia la spiaggetta d'Europa, anziké paese autosufficiente con propri impianti industriali..etc..etc..

In ITALIA si sta bene pure se stai nella mmerda. All'estero ci andasse chi ha lo spirito del nomade, del ratto o di colui che non ha amor di patria. Se il lavoro non c'è x molti, molti si arrabbierrano, e quando molti si arrabbiano la storia ci insegna che il lavoro torna.

n° 14
Ciro martedì, 2 ottobre 2012

R: ma CHI siete ?

> Mi laurerò tra un mese in sc. della comunicazione. L'ho fatta xk ho analizzato l'offerta formativa di molte facoltà, e questa era quello che faceva PER ME.
> Questo era ciò che MI piaceva. Ora sono felice di laurearmi. Punto.
>
> DOPO? Il lavoro è un'altra cosa. SVEGLIATEVI BELLA GENTE.
>
> Solo xk nessuno ve l'ha mai detto prima nn significa che nn dobbiate arrivarci con le vostre testoline a capire che x il lavoro nel curriculum bisogna avere solo e soltanto...
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> CONOSCENZE. Persone ke ti sollevano...Se siete di sc. della com. lo saprete, no? A darti lavoro, caro laureato, è il CAPITALE SOCIALE, specie quando ce n'è per pochi xk qlcn decide di far diventare l'Italia la spiaggetta d'Europa, anziké paese autosufficiente con propri impianti industriali..etc..etc..
>
> In ITALIA si sta bene pure se stai nella mmerda. All'estero ci andasse chi ha lo spirito del nomade, del ratto o di colui che non ha amor di patria. Se il lavoro non c'è x molti, molti si arrabbierrano, e quando molti si arrabbiano la storia ci insegna che il lavoro torna.

MI RACCOMANDO SCRIVI LA TESI CON LE STESSE ABBREVIAZIONI E LETTERE STRANIERE CHE HAI USATO QUI CHE SARAI GIUDICATO UN PERFETTO "COMUNICATORE" NELLA FACOLTA' DI SCIENZE DEL CAZZEGGIO...

Marta mercoledì, 2 luglio 2008

ma...

beh non sarà mica un'universita scienze della comunicazione? se vi prendono all'esselunga a pulire è già buona.
poi nn lamentatevi se fate fatica a trovare lavoro.
è l'economia che fa girare il mondo nn ste stronzate di scienze della comunicazione

n° 13
Chiara venerdì, 11 giugno 2010

R: Informati per favore!

Informati prima di parlare!La facoltà di scienze della comunicazione prevede anche il percorso economico e il primo anno esiste un esame di economia politica!Tant'è che un mio amico lavora in un'azienda di biscotti molto famosa in Italia, ma non voglio fare pubblicità occulta...e guadagna più 1700 euro al mese e non ha avuto nessun calcio in culo!Ma a parte questo, non credo proprio giri tutto sull'economia, anzi dal momento che c'è ancora gente come te in giro significa che i mass media stanno facendo un buon lavoro per rincretinire le persone!!!Hai detto una marea di stronzate, parli come se vivessi 10 anni più indietro..i tempi sono cambiati cara!E poi se mi permetti di dirlo sai progettare un sito web?!Guarda che ruota tutto attorno a internet e da che mondo e mondo questa è comunicazione....nessuno ci fa economia se non esiste!!!Quindi chi progetta i siti web servirà sempre(e una mia amica frequenta l'università e ha già trovato lavoro in un'azienda che si occupa di questo). Scienze della comunicazione se fatta come si deve è una buonissima facoltà, perchè ti permette di unire al sapere il saper fare...certo che se non possiedi competenze non ti assumeranno mai da nessuna parte, ma questo vale per qualsiasi laurea!La laurea specialmente qui in Italia come il diploma non sono nient'altro che qualcosa da inserire nel curriculum!Perchè anche un infermiere se non è in grado di esercitare il proprio lavoro non ne trova!Non dimentichiamo poi che c'è gente laureata in architettura che tenta di insegnare nelle scuole superiori e non riesce a trovare un'occupazione: ho visto cercare lavoro dalla figlia della mia preside che dopo un mese era di nuovo a casa.
Quindi non è un problema che riguarda unicamente le facoltà umanistiche(che poi scienze della comunicazione prevede solamente una parte umanistica).

a venerdì, 11 giugno 2010

R: R: Informati per favore!

> Informati prima di parlare!La facoltà di scienze della comunicazione prevede anche il percorso economico e il primo anno esiste un esame di economia politica!Tant'è che un mio amico lavora in un'azienda di biscotti molto famosa in Italia, ma non voglio fare pubblicità occulta...e guadagna più 1700 euro al mese e non ha avuto nessun calcio in culo!Ma a parte questo, non credo proprio giri tutto sull'economia, anzi dal momento che c'è ancora gente come te in giro significa che i mass media stanno facendo un buon lavoro per rincretinire le persone!!!Hai detto una marea di @#?*%$ate, parli come se vivessi 10 anni più indietro..i tempi sono cambiati cara!E poi se mi permetti di dirlo sai progettare un sito web?!Guarda che ruota tutto attorno a internet e da che mondo e mondo questa è comunicazione....nessuno ci fa economia se non esiste!!!Quindi chi progetta i siti web servirà sempre(e una mia amica frequenta l'università e ha già trovato lavoro in un'azienda che si occupa di questo). Scienze della comunicazione se fatta come si deve è una buonissima facoltà, perchè ti permette di unire al sapere il saper fare...certo che se non possiedi competenze non ti assumeranno mai da nessuna parte, ma questo vale per qualsiasi laurea!La laurea specialmente qui in Italia come il diploma non sono nient'altro che qualcosa da inserire nel curriculum!Perchè anche un infermiere se non è in grado di esercitare il proprio lavoro non ne trova!Non dimentichiamo poi che c'è gente laureata in architettura che tenta di insegnare nelle scuole superiori e non riesce a trovare un'occupazione: ho visto cercare lavoro dalla figlia della mia preside che dopo un mese era di nuovo a casa.
>
> Quindi non è un problema che riguarda unicamente le facoltà umanistiche(che poi scienze della comunicazione prevede solamente una parte umanistica).
...fankazzisti...

Gabriella2 martedì, 9 settembre 2008

Re: ma...

> beh non sarà mica un'universita scienze della
> comunicazione? se vi prendono all'esselunga a
> pulire è già buona.
> poi nn lamentatevi se fate fatica a trovare lavoro.
> è l'economia che fa girare il mondo nn ste
> stronzate di scienze della comunicazione
>

Ahah...ma tu lo sai almeno quali sono le materie che si studiano a scienze della comunicazione???!!! Magari prima di parlare informati...
io mi sono laureata l anno scorso in scienze della comunicazione neanche con il massimo dei voti e al primo colloquio sono entrata in una multinazionale, della quale non ti dico neanche il nome, organizzo gli eventi e guadagno 1500 euro al mese...
Il lavoro si trova basta semplicemente saper emergere...essere brillanti...e avere tante esperienze alle spalle!!!

marta sabato, 17 gennaio 2009

Re: ma...

io fequento la facoltà di scienze della comunicazione di macerata. vi posso dire che è una facoltà validissima.

gabriella venerdì, 8 agosto 2008

Re: ma...

Carissima,mi viene l'allergia solo a leggere quello che hai scritto.Esistono ancora questi pregiudizi soltanto perche' in Italia la gente è ottusa quanto te da pensare ancora che la facoltà di Scienze della Comunicazione sia una stronzata.
Io mi sono laureata a Marzo presso l'Università di Catania...da noi ancora si ragiona con la mentalità dl vecchio ordinamento e vi sono numerose materie dove per passarle forse devi venderti un rene...o fare un Voto a qualche Santo beh...fatti e avvenimenti che accadono in tutte le facoltà del resto!!!
Se tanti laureati in scienze della comunicazione non riescono a trovare lavoro è perche' magari molti di loro sono ancora convinti di trovare un lavoro bestiale con uno stipendio altrettanto bestiale.
Il mio percorso di studi permette di approcciarsi a diversi rami...poi sta a ciascuno adattarsi oppure no!C'è anche da dire che ..OGGI COME OGGI C'E' MALURA SIA PER I LAUREAtI IN DISCIPLINE SCIENTIFICHE CHE IN QUELLE UMANISTICHE.L'unico segreto è guardarsi attorno (anhe all'estero!!!)...prima o poi qualcosa si troverà;-)l'importante è non fossilizzarsi...fare tanta esperienza e gavetta...qualcosa troverà;-)

Poi cara Marta...io per adesso non sto lavorando perche' il mio vecchio lavoro(in un customer care di una compagnia telefonica)era diventato incompatibile con i miei impegni universitari,dato che sto frequentando la specialistica...ma ti posso dire che ovunque ho lavorato,sono rimasti incuriositi da quello che studio...e non mi hanno mai detto"che razza di laurea è!"...a settembre avrò un colloquio...speriamo bene!

Comunque prima di parlare...ti consiglio di azionare il cervello e di realizzare che nel 2008 non esistono solo le facoltà di giurisprudenza,medicina,lettere ,economia,ingegneria,architettura...se esistono altri corsi di laurea ci sarà un motivo...ovvero quello che sono nate diverse figure professionali!...AGGIORNATI MIA CARA...TE LO CONSIGLIO!

...quindi per piacere...

Claudio domenica, 24 febbraio 2008

Appena specializzato..

Ho appena finito la specialistica in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo all'università di Sassari. Mi sono laureato in corso e con 110. Ho un grande svantaggio che è quello di non conoscere le lingue. A parte questo mi sembra che il mondo del lavoro non sia pronto per noi, o forse non sarà mai pronto. Sono indeciso tra lo studio della lingua inglese o un corso di specializzazione (a numero chiuso, ma gratuito) in interaction design, il quale però mi terrebbe occupato a tempo pieno (40 ore la settimana) per 8 mesi per poi magari trovarmi nella stessa situazione.

n° 12
Martina venerdì, 29 febbraio 2008

Re: Appena specializzato..

non concordo...
cosa significa che il mondo non sarà mai pronto per noi?
non è peccare un pò troppo di presunzione?
Il fatto di conoscere le lingue è FONDAMENTALE e oramai non si parla più solo della lingua inglese..soprattutto per un laureato in sc. della comunicazione!

Mary giovedì, 19 giugno 2008

Re: Appena specializzato..

io invece concordo...
a parte i grandi nomi, che hanno uffici comunicazione veri e propri e le agenzie di comunicazione, ci sono tante aziende in cui questo settore strategico è lasciato all'improvvisazione dei più, per la presunzione che tanto tutti comunichiamo e sappiamo comunicare. E poi siamo troppi, la facoltà è troppo inflazionata e molte persone la scelgono solo perché non sanno cos'altro fare.
Se potessi tornare indietro sceglierei un altro corso di laurea.

lamojedegorbaciov martedì, 2 ottobre 2012

R: Re: Appena specializzato..

Se decidi di studiare all'università, in fondo è xk PUOI permetterti qualche decina d'anni di cazzeggio.

E allora, se non sai che fare xk TUTTE LE ALTRE ti sembrano piu difficile... vai a sc. della com..

Poi capisci che se potessi tornare indietro ne sceglieresti un'altra di facoltà..
ma ALLORA... è grazie a sc. della com. che l'hai capito?!
E ALLORA vai a farne un'altra, dov'è il problema!
Tanto non è L'UNIVERSITà che ti dà LAVORO!

Studiamo finké possiamo, finké c'è qlcn ke paga, finké ne abbiamo la voglia, tanto a LAVORARE ORA ti prendono tutti per il culo!

Claudio domenica, 9 marzo 2008

Re: Appena specializzato..

Per la lingua ci sto lavorando e non sto peccando di presunzione quando dico che il mondo non è pronto per noi. Non nel senso che siamo "troppo avanti", ma nel senso che molte aziende sono "troppo indietro" e non hanno intenzione di rinnovarsi. Te lo dico per conoscenza diretta di molti luoghi di lavoro.

Martina domenica, 23 marzo 2008

Re: Appena specializzato..

> Per la lingua ci sto lavorando e non sto peccando
> di presunzione quando dico che il mondo non è
> pronto per noi. Non nel senso che siamo "troppo
> avanti", ma nel senso che molte aziende sono
> "troppo indietro" e non hanno intenzione di
> rinnovarsi. Te lo dico per conoscenza diretta di
> molti luoghi di lavoro.
>

non sono completamente d'accordo con ciò che scrivi; ovviamente non posso generalizzare, però in tantissime offerte di lavoro (e anche di grandi aziende) viene richiesta la laurea in sc.della comunicazione.
Ma che da sola non sempre è sufficiente..questo perchè il mercato richiede sempre più personale qualificato e specializzato in un determinato settore.

In certi "ambienti" il mercato è veramente saturo e per poter emergere bisogna emergere in un qualche modo, anche "inventandosi" un lavoro.. e provare (se si è portati) a mettersi in proprio..

Ciao,
Martina

marilù mercoledì, 19 dicembre 2007

lo studio è indispensabile, ma non basta!

cari colleghi, leggo che molti di voi ripongono nell'iscrizione al corso di laurea specialistica (magari in pubblicità)la speranza di un futuro lavorativo migliore.Non vorrei disilludervi, ma la situazione non è che cambi molto dopo il secondo "pezzo di carta", anche se conseguito con il massimo dei voti...
Una formula magica per trovare un lavoro decente non esiste. Occorre stare sempre all'erta e guardarsi intorno, continuare a inviare il proprio curriculum (sempre più vitae sempre meno studiorum) e costruirsi una fitta rete di relazioni.Spargete la voce tra amici e parenti, che a loro volta la "inoltreranno" ai loro amici, e agli amici degli amici...e poi chissà...

n° 11
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