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La Casta dei Magnifici

Il problema del ricambio non riguarda solo la politica

di Flavia Grossi 16 ottobre 2007

Già da tempo si discute del problema del ricambio della classe politica del paese. I leader rimangono tali sempre più a lungo e i giovani denunciano questo sistema come il colpevole del blocco del ricambio delle risorse umane e della loro crescita professionale. Questo modus operandi però, sembra non essere tipico solo della classe politica, ma coinvolge, in modi e dinamiche differenti, anche qualche università. Infatti, gli atenei italiani sono strutturati secondo piramidi di ruoli che vanno dal vertice, incarnato dal Rettore, fino alla base, i rappresentanti degli studenti. Le cariche sono elettive e, come tali, hanno una durata prefissata stabilita dai singoli statuti universitari. Ci sono casi però, in cui il rettore può ottenere la possibilità di ricandidarsi nonostante sia giunto al suo ultimo mandato. Ma non tutti sono d'accordo con la continuità di gestione, soprattutto nel giovane ateneo di Roma Tre in cui si sente ancora forte l'eco delle polemiche sorte in merito alla possibilità di un'ulteriore candidatura dell'attuale Rettore Guido Fabiani. Inoltre, osservando quanto durano in media le cariche dei Rettori, in genere due mandati, si nota che ci sono Magnifici che stanno al potere anche per decenni. Come? Modificando lo statuto.

I mandati più lunghi

A Brescia, il Magnifico Rettore Augusto Preti, in carica dal 1983, terminerà il suo nono incarico nel 2010. Con due mandati extrastatuari, due successivi a norma di statuto a cui, nel 1995, è seguito un terzo mandato straordinario, raggiunge la durata massima di reggenza. Il Rettore dell'Università di Cagliari Pasquale Mistretta, poco più che settantenne, ha inaugurato lo scorso anno il suo sesto mandato raggiungendo i sedici anni di onorata carriera. A Bologna alla fine degli anni ottanta, inizia il regno di Fabio Roversi Monaco che è rimasto in carica fino al 2000. A Roma Tre, il Rettore Guido Fabiani sta portando a termine il suo terzo mandato ottenuto, neanche a farlo apposta, con la modifica dello statuto. A fine mandato però, potrà essere eletto per la quarta volta, perché a luglio il testo statutario è stato cambiato ancora con uno nuovo che prevede la candidatura per "ulteriori mandati". Il che significa che non esistono limiti alle sue possibili rielezioni. Il caso dell'ateneo romano è diverso dagli altri perché qui, secondo quanto riportato sul forum dei rappresentanti degli studenti www.roma3.net/forum/ , la modifica effettuata cade a valanga sulle cariche di presidi, presidenti di corsi di studio e collegi didattici e direttori di dipartimento che, una volta scaduto il loro ex-ultimo mandato, potranno candidarsi ancora.

Il caso "Roma Tre"

Prendiamo ad esempio il caso più recente, quello della giovane università romana, sintetizzando quanto denunciato in rete dai rappresentanti degli studenti e da alcuni membri del Senato Accademico contrari alla modifica dello statuto e visibile sul sito www.roma3.net/forum/ (da cui si può accedere a ulteriori link di discussione sull'argomento).

È stata incaricata una commissione che redige il nuovo testo. Otto docenti sono scelti su proposta del Prorettore Vicario e gli altri sono due rappresentanti degli studenti e due del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario (TAB). Una volta cambiato, si porta il testo in Senato Accademico per la votazione, ed è qui che si gioca la vera battaglia. La modifica si ottiene con il voto della maggioranza più uno dei cinquanta aventi diritto. Si comincia. Il Rettore non vota e cede la presidenza al Prorettore Vicario Mario Morganti che per consuetudine, come presidente, anche lui non vota. La seduta è infuocata, si vota una prima volta per alzata di mano e il risultato è di 25 voti favorevoli, uno in meno di quelli necessari alla modifica. Ma si vota una seconda volta per appello nominale e il risultato è uguale: 25 voti favorevoli. A questo punto il presidente della seduta Morganti vota anche lui, per ultimo e a favore e la maggioranza più uno salta fuori. Lo statuto è modificato. Fabiani potrà essere rieletto.

- Tre domande a un docente di Roma Tre che per opportunità ha chiesto di restare anonima/o.

 Che cosa c'è che non va nel cambiamento di statuto a Roma Tre? Fabiani è stato un cattivo rettore?

Assolutamente no. A mio parere ha fatto molto bene il suo lavoro. Ma qui non sono in discussione le persone, ma alcuni principi di base. Innanzitutto un principio di democrazia: in qualsiasi istituzione democratica la continuità della gestione è subordinata al ricambio nella gestione. L'argomentazione usata dai fautori del cambio dello statuto, secondo la quale l'esperienza di Fabiani (o di chiunque altro) dovrebbe essere salvaguardata, è alquanto paradossale. La continuità infatti è una questione di opportunità e l'esperienza è frutto della prova. Se io non pongo le basi per un ricambio è evidente che non avrò modo di esercitare e formare le capacità di gestione. Non si può affermare che siccome uno è bravo allora può rimanere all'infinito, perché il tempo passato al potere è un fattore che è in grado di annullare il beneficio di quelle capacità

Ma se è così allora perché la maggioranza dei senatori ha votato a favore? Si sarebbero dati la zappa sui piedi?

Non è facile rispondere. Credo che la maggioranza delle persone che hanno votato a favore del cambiamento dello statuto lo abbiano fatto perché non vedevano (o non volevano) candidati alternativi a Fabiani. Secondo costoro vi è stata una regolare e democratica votazione. Ma qui l'antidemocraticità della scelta della maggioranza (per quanto risicata) del Senato, si salda con il sistema feudale di cooptazione dell'accademia. Il potere dei professori ordinari su tutte le cariche inferiori (da dottorando a ricercatore) è un potere sostanziale ma non regolamentato, fondato spesso sul ricatto implicito. Dunque è evidente che, come è accaduto in tutti gli altri atenei, il Rettore si sia garantito l'appoggio di una rete di ordinari, ai quali ha concesso – e qui cito solo ciò che è evidente – di potersi ripresentare come Presidi, direttori di dipartimento, presidenti di corso di laurea.

Che cosa pensano ricercatori e precari di questa situazione?

Ripeto, al di là del giudizio sulla persona, la scelta di molti Rettori di ricambiare lo statuto e il meccanismo delle rieleggibilità "a cascata" delle altre cariche destano forte preoccupazione. Facciamo un esempio concreto: se sono un ricercatore appena assunto, o un dottorando che ha appena vinto una borsa, e mi trovo di fronte a un direttore che potrebbe durare in carica anche per dieci anni (o più: perché il nuovo statuto non pone limiti di tempo), come mi comporterò? I direttori dei dipartimenti non solo firmano i mandati per le missioni ma gestiscono i fondi di ricerca. Qui sono in discussione le basi fondamentali dell'indipendenza scientifica. Sui giornali leggiamo ogni giorni del paradosso di un paese dove le maggiori cariche istituzionali e politiche sono in mano a ultrasessantenni (o ultrasettantenni). Eppure l'università non è né il parlamento né un'azienda: senza opportunità per i giovani o con la paura costante di perdere il posto perché sgraditi a un direttore pluri-mandatario, il nostro lavoro si svuota di senso. Stiamo preparando le basi per l'ennesima ondata di emigrazione dei cervelli.

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Commenti

Lorenzo sabato, 20 ottobre 2007

sulla modifica dello statuto

Un giornale universitario di Roma Tre sta seguendo questa vicenda già da parecchi mesi. Vi incollo i link all'intervista doppia a Fabiani e al Preside Girardi sulla modifica, oltre a quello sull'inaugurazione dell'anno accademico, con gli interventi di Fabiani, Mussi, la Bachelet.

http://www.meltinpotonweb.com/?q=articoli/fabiani-e-girardi-a-confronto-su-roma-t re.php

http://www.meltinpotonweb.com/?q=articoli/presidenti-e-contestatori-inaugurano-la nno-accademico.php

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