Università, vietato l’accesso a chi non sa l’inglese

Di Valeria Roscioni.

Non conosci l’inglese? Allora niente Università. Per potersi iscrivere conoscere le lingue è diventato un requisito obbligatorio

INGLESE OBBLIGATORIO. Non importa se hai deciso di frequentare fisica, lettere classiche o studi orientali, non importa se sei un fenomeno, sei perfettamente in corso e prendi tutti trenta: se entro dodici mesi dall’iscrizione non certifichi la tua conoscenza base dell’inglese devi lasciare l’università. Questo, almeno, è quanto deciso dalla Ca’ Foscari di Venezia dove il 50% dell’offerta formativa è in lingua madre e dove i ragazzi della triennale sono obbligati a conseguire il livello B1 in inglese entro un anno dall’iscrizione, mentre per iscriversi alla specialistica occorre un B2.

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PROTESTE. L’idea è spiazzante ma, a differenza di quanto si potrebbe pensare ad un primo impatto, non è solo un mezzo per guadagnare alle spalle dei ragazzi dato che la certificazione può essere conseguita sia privatamente che in maniera del tutto gratuita presso il Centeo linguistico di ateneo (il Cla). In molti, nonostante questo, hanno protestato ma il rettore Carlo Carraro non ha nessuna intenzione di tornare sui suoi passi e si dimostra convinto della sua decisione: “Viviamo in un mondo in cui sapere l’inglese è una priorità, in tutti i campi, in tutte le professioni: se non sai l’inglese sei fuori. È una questione anche di cultura: l’inglese è una lingua di connessione”.

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I MOTIVI.
In realtà, però, dietro a questa decisione non si cela solamente l’intenzione di completare il più possibile la formazione degli studenti, ma anche un messaggio alle scuole superiori da cui, stando alle indicazioni del Ministero, i ragazzi dovrebbero già uscire con la certificazione in questione. Ancora: in questo modo la Ca’ Foscari intende assicurarsi una sorta di selezione grazie al “filtro” dell’inglese mantenendo una certa eccellenza e, nello stesso tempo, assicurandosi una fetta maggiore dei finanziamenti statali dato che, secondo le direttive del Ministro Profumo, uno dei criteri per decidere la destinazione delle risorse è proprio il grado di internazionalizzazione degli Atenei.

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Dunque lo scopo di questa novità non è di certo puramente accademico ma, per una volta, la crisi e i tagli non stanno conducendo alla soppressione di un servizio, bensì all’ampliamento dell’offerta formativa dato che iscriversi al Cla è un’opportunità in più che viene data in maniera del tutto gratuita. Certo, bisognerà impegnarsi molto di più, ma non è proprio per avere una preparazione eccellente da spendere nel mondo del lavoro che si decide di andare all’Università?