Università, in Italia troppa teoria e poca pratica

Di Tommaso Caldarelli.

Ecco perché in altri paesi funziona meglio

Università, in Italia non funziona perché è troppo teorica e non offre agli iscritti nessun corso nettamente orientato sul versante pratico e professionalizzante. Lo dice con chiarezza il rapporto recentemente pubblicato dall'Anvur, l'Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema dell'Unviersità e della Ricerca: insomma, l'organo ufficiale che deve dire se la nostra istruzione superiore va o non va.

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TROPPA TEORIA - Secondo l'Anvur il principale problema della nostra università sta nel fatto che l'offerta dei corsi di laurea è estremamente teorica; mancano, in Italia, corsi di laurea immediatamente professionalizzanti come ci sono invece in altri paesi europei. Secondo il rapporto infatti "nel nostro Paese non sono presenti corsi di carattere professionalizzante, corsi che nella media europea rappresentano circa un quarto dei giovani in possesso di un titolo di istruzione terziaria. I laureati italiani sono tutti titolari di un diploma a prevalente contenuto teorico, tipico dell’istruzione universitaria tradizionale".

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POCHI LAUREATI - E anche su questo fronte l'Italia va male: "L’Italia risulta tra i grandi paesi europei quello con la più bassa quota di laureati" anche in materie e corsi di laurea, per così dire, teorici. Insomma, dice l'Anvur, nei paesi europei moltissimi studenti usciti dalle scuole superiori scelgono un diploma di laurea con immediato riscontro nel sistema professionale e lavorativo: in Italia, questa offerta non c'è. Ed è anche per questo che "nel 2012 nella media dell’Unione europea vi erano oltre 35 laureati ogni 100 abitanti in età compresa tra i 25 e i 34 anni, contro il 22,3% dell’Italia".