Università e lavoro: ecco gli studi per essere assunti

Di Tommaso Caldarelli.

Il paradosso italiano: troppi laureati in materie che il mercato non cerca e troppo pochi nelle discipline più richieste. Attenzione all'orientamento!

La scelta degli studi superiori ed universitari è ancora una scelta chiave per trovare lavoro in Italia: i dati pubblicati oggi dall'autorevole ed importante quotidiano Il Sole 24 Ore spiegano che inserirsi da subito nel percorso formativo più adatto possa portare ad un futuro lavorativo sicuro e stabile proprio qui, in Italia; e per contro, sbagliare la scelta del liceo o dell'università sia spesso sinonimo di disoccupazione.

Partiamo dai dati. Secondo i numeri che il Sole 24 Ore pubblica oggi, elaborati dalla Confindustria (li puoi trovare qui per approfondimenti), in Italia ci sono qualcosa come 48mila laureati in discipline che il mercato non cerca, e che dunque rimangono a spasso o "ripiegano su occupazioni per cui basta il diploma", trovandosi così con una laurea in tasca che è poco più di un pezzo di carta; viceversa, le aziende italiane hanno bisogno di molti più laureati in discipline che gli studenti italiani continuano a non scegliere.

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Le aziende cercano infatti quasi 20mila ingegneri in più di quelli che escono dalle università, più di 14mila laureati delle discipline economiche e statistiche mancano all'appello, quasi 8mila professioni mediche e sanitarie, quasi 4mila laureati in Giurisprudenza. Sembrano essere questi gli studi più richiesti dal mercato, dunque; e che quindi possono portare ad una più facile assunzione, ad un'inserimento in un'azienda italiana. Viceversa, secondo i dati, ci sono quasi 15mila laureati in discipline politiche e sociologiche che non trovano lavoro, perché sono molti di più di quanti ne ricerchino le aziende; 10mila laureati in discipline letterarie restano a spasso, così come oltre 4mila psicologi, oltre mille laureati in educazione fisica, quasi 4mila architetti.

Insomma, a contare è lo squilibrio fra offerta di laureati e domanda delle imprese. Ivan Lo Bello è il direttore di Confindustria per l'Education (e già presidente di Confindustria Sicilia, dove si è distinto per il suo impegno antimafia): "Alle imprese mancano ingegneri, economisti, giuristi d'impresa, chimici, tecnici specializzati. Ogni anno l'università italiana produce circa 5omila laureati destinati alla disoccupazione o alla sottoccupazione, mentre le imprese cercano 50mila profili professionali che non trovano". In effetti i dati pubblicati sempre dal Sole 24 Ore dimostrano che le imprese nel 2012 hannoa ssunto sopratutto laureati nelle professioni "intellettuali, scientifiche, di alta specializzazione": sopratutto se under 30.

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Insomma, spiega il dirigente della Confindustria, l'orientamento è un momento importantissimo per gli studenti italiani: "La laurea è importante, ma serve orientarsi bene nella scelta dell'università, tenendo conto della domanda delle imprese e del mercato del lavoro", continua Lo Bello. Comunque, e non è affatto da tralasciare, le imprese non cercano soltanto laureati: all'appello mancano anche 65mila diplomati in professioni tecniche.