Università, così i professori pilotavano i concorsi

Di Tommaso Caldarelli.

Depositati gli atti dell'inchiesta sui professori di Giurisprudenza

Università, così i professori pilotavano i concorsi: non ci sono solo le irregolarità per i test d'ingresso a medicina del 2014 che presto saranno esaminate nel maxi ricorso delle associazioni studentesche (leggi qui le informazioni: Maxi ricorso UdU, tutto quello che devi sapere). Ci sono anche le irregolarità nelle assegnazioni delle cattedre per i professori, i concorsi a docente ordinario e associato, che venivano pilotati da una vera e propria cupola.

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L'INCHIESTA - Sono stati depositati i primi atti dell'inchiesta di Bari che da alcuni mesi cerca di collegare intercettazioni, fatti e testimonianze che ruotano attorno alla stessa vicenda: molti concorsi per i professori associati e ordinari di diritto pubblico comparato e di altre materie giuridiche, sembra, dovevano passare per le mani degli stessi professori. "A essere mercanteggiati sono i posti da professori ordinari e associati", dice Repubblica, "nelle università di tutta Italia. Mentre i mercanti sono i baroni e i mammasantissima del diritto costituzionale, canonico e pubblico comparato". La procura di Bari ha diffuso gli avvisi di indagine per trentotto professori e due associazioni a delinquere, presunte: una a Bari, una a Milano.

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NIENTE MERITO - Ci sarebbero addirittura 50 concorsi il quale esito sarebbe stato determinato da qualsiasi altro criterio "fuorché il merito" e anzi per la precisione secondo i magistrati esisterebbe "una rete criminale tra i più autorevoli docenti ordinari che hanno consentito sistematicamente il prevalere della logica del favore su quella del merito". A vedersi "regalato" il posto da docente sarebbe stata, secondo i magistrati, un ex ministro (Anna Maria Bernini) e l'ex garante della privacy Pizzetti. Entrambi caldamente raccomandati dal professore pugliese che secondo l'inchiesta era "il barone, era il capo di tutti", e lui stesso diceva, in un'intercettazione registrata durante una sua malattia, che se non avesse avuto i suoi acciacchi sarebbe stato ancora "il padrone dei concorsi".