Unità d'Italia: cronologia, battaglie e protagonisti

Unità d'Italia: cronologia, battaglie e protagonisti A cura di Edoardo Angione.

Storia del Risorgimento italiano, dei protagonisti e degli eventi che portarono all'unità d'Italia il 17 marzo del 1861

1Introduzione all'unità d'Italia

Nessuno poteva sapere, alla fine dei moti rivoluzionari del ‘48, quale sarebbe stato il destino dell’Italia. I tentativi rivoluzionari del 1848 erano falliti in particolare per due motivi: 

  • le forze in gioco erano divise, i democratici radicali volevano una democrazia a suffragio universale (maschile), i liberali moderati volevano una monarchia costituzionale a suffragio limitato.
  • Le masse contadine, ovvero la maggior parte della popolazione, erano sostanzialmente estranee alle idee risorgimentali.

Gli Austriaci erano ancora in Veneto ed in Lombardia, mentre nel centro e nel sud i tentativi di riforma, che pur c’erano stati, si erano fermati. Le costituzioni erano state revocate, lasciando spazio a brutali politiche repressive e autoritarie, in particolare nello Stato Pontificio e nel Regno delle due Sicilie. La principale eccezione a tutto questo era una: il Regno di Sardegna

2Cavour ed il Piemonte: un punto di riferimento

Ritratto di Camillo Benso conte di Cavour
Ritratto di Camillo Benso conte di Cavour — Fonte: ansa

Quando nel marzo del 1849 Vittorio Emanuele II (1820-1878) diventa Re di Sardegna, il Piemonte era l’unico Stato dell’Italia pre unitaria a non aver ritirato la propria costituzione (lo Statuto Albertino). Nonostante questo, i rapporti tra il sovrano, dotato di ampi poteri, e la Camera elettiva, dominata da rappresentanti democratici, erano conflittuali.
Nell’agosto del ‘49 la Camera si rifiuta di approvare la pace di Milano con l’Austria: il re ed il governo (di nomina regia), presieduto dal moderato Massimo D’Azeglio decidono allora di sciogliere la camera, invitando gli elettori, senza mezzi termini, a scegliersi rappresentanti più moderati - che verranno effettivamente eletti, per poi approvare la pace di Milano.   

Sembrerebbe una svolta autoritaria, ma nel 1849 emerge la figura di Camillo Benso, conte di Cavour: aristocratico, uomo d’affari e giornalista, che in gioventù aveva viaggiato molto, studiato, e amministrato il patrimonio di famiglia con un certo successo, tanto da ricevere la carica di Ministro dell’Agricoltura e del Commercio. Nel 1852, dopo essersi abilmente conquistato una maggioranza al centro del parlamento, verrà nominato primo ministro. Cavour era convinto che il diritto di voto e la rappresentazione parlamentare andavano ampliate, ma gradualmente. Voleva una monarchia costituzionale in grado di tutelare la proprietà privata, le libertà individuali, ed un’economia libera. Su queste basi, Cavour riesce ad integrare lo Stato sabaudo al contesto europeo, tramite trattati commerciali con gli altri paesi e abolendo una serie di antiquate tasse sul grano.  

Sotto il governo di Cavour vengono costruite strade e canali di irrigazione, ampliate le ferrovie e favorito lo sviluppo industriale: il Piemonte, pur con qualche ritardo e squilibrio di classe, si conferma come punto di riferimento in Italia, attirando numerosi intellettuali ed esuli politici tra 1849 e 1860. Nonostante questo, Cavour ancora non pensava all’unità d’Italia.  

3Mazzini e i repubblicani

Ritratto di Giuseppe Mazzini
Ritratto di Giuseppe Mazzini — Fonte: ansa

Secondo Mazzini, esule a Londra, l’unico modo per arrivare all’unità d’Italia sarebbe stato un grande moto insurrezionale, organizzato attraverso una fitta rete di attività cospirative in Italia, che però nei fatti ha scarso successo. La polizia austriaca arresta e giustizia molti mazziniani quando a Milano, nel febbraio del 1853, viene represso un altro moto insurrezionale. Mazzini restava la principale voce del movimento democratico, ma alcuni teorici, come Carlo Pisacane, iniziano a sviluppare posizioni alternative, secondo cui le masse lavoratrici sarebbero state la chiave per l’indipendenza nazionale. 

Nel giugno del 1857 Pisacane prende possesso di un piroscafo di linea, giunge a Ponza, sede di un penitenziario borbonico, dove libera circa trecento detenuti, molti dei quali ordinari delinquenti. La prossima meta è Sapri, vicino Salerno, dove Pisacane spera di coinvolgere i contadini in una rivolta armata. Le cose vanno esattamente nel modo opposto: ostili a Pisacane, i contadini consentono alle truppe borboniche di annientare i rivoltosi. 

A fianco di questi tentativi falliti, si delinea nello stesso anno un’alternativa apertamente filopiemontese, ispirata da Daniele Manin, appoggiata da Giuseppe Garibaldi, che prende il nome di Società nazionale: questa nuova formazione si proponeva di appoggiare la politica piemontese finché sarebbe stata utile alla causa dell’unità. 

Finché, domestica o straniera, voi avete tirannide, come potete aver patria? La patria è la casa dell'uomo, non dello schiavo.

Giuseppe Mazzini

4Tra guerra e diplomazia

Allo scopo di avvicinare il Piemonte alle potenze europee, Cavour invia un contingente di truppe in Crimea al fianco di Francia ed Inghilterra, grazie al quale potrà partecipare alla Conferenza di Parigi del 1856. Cavour aveva capito che per eliminare gli Austriaci dall’Italia del centro-nord bisognava appoggiarsi ad una grande potenza europea: la Francia di Napoleone III.  

Nel luglio del 1858 Cavour incontra Napoleone III a Plombières, una piccola cittadina termale, per pianificare un nuovo assetto per l’Italia: si immagina una Confederazione italiana, presieduta dal papa, che in questo periodo mostrava tendenze liberali. Napoleone III mirava in realtà a stabilire un’egemonia sull’Italia, mentre Cavour si stava servendo dell’appoggio francese per arrivare ad un’Italia indipendente guidata dal Piemonte.

Secondo gli accordi doveva scoppiare una guerra contro il vicino austriaco, possibilmente causata dagli stessi asburgici. Dopo una serie di provocazioni pretestuose, nell’aprile del 1859 l’Austria dà un ultimatum al Piemonte, respinto da Cavour: scoppia la seconda guerra di indipendenza, vinta nettamente dalle truppe franco-piemontesi a Magenta e a Solferino. 

A questo punto Napoleone III, dopo aver posto la Lombardia sotto la sovranità di Vittorio Emanuele II, firma a Villafranca (luglio del 1859) un armistizio con gli austriaci senza il consenso piemontese: gli Asburgo avrebbero rinunciato alla Lombardia per cederla alla Francia (che l’avrebbe poi ceduta a sua volta al Piemonte), tenendosi però il Veneto, Mantova e Peschiera. Perché Napoleone III torna sui suoi passi?   

  • l’opinione pubblica francese era ostile ad una guerra costosa
  • c’era il rischio di possibili ripercussioni da parte dei Tedeschi, alleati degli Austriaci.
  • punto più importante: c’erano state nel frattempo una serie di insurrezioni contro i vecchi sovrani in varie città toscane, a Modena, a Parma e nello Stato pontificio
Ritratto di Napoleone III
Ritratto di Napoleone III — Fonte: istock

Stavolta, a differenza che nel 1848, le insurrezioni erano saldamente tenute sotto controllo dalla Società nazionale: i governi provvisori in queste città intendevano essere annessi al Piemonte

Tutto questo vanificava i progetti originari di una Confederazione italiana, e per questo, a Villafranca, Napoleone III e gli Asburgo desiderano che negli stati italiani tutto torni come prima. Dopo il trattato, Cavour si dimette immediatamente.
La situazione si rivolge ancora però quando in Toscana, Romagna ed Emilia le popolazioni vengono chiamate ad esprimere il proprio parere sull’annessione al Piemonte attraverso dei plebisciti (un sistema che Bonaparte conosceva bene), affermandosi in netta maggioranza per il sì. A Napoleone III non resta che accettare il fatto compiuto, anche se a un prezzo: Cavour, tornato al governo nel 1860, cederà Nizza e la Savoia, due antichi possedimenti della dinastia sabauda, alla Francia. Una decisione destinata a suscitare polemiche, se pensiamo che Giuseppe Garibaldi era nato proprio a Nizza. 

5Garibaldi in Sicilia

Ritratto di Giuseppe Garibaldi
Ritratto di Giuseppe Garibaldi — Fonte: ansa

Il patriota Giuseppe Garibaldi, repubblicano ed avventuriero, era un uomo straordinario. In gioventù era stato un capitano al servizio del regno di Sardegna, per poi entrare in contatto con le idee rivoluzionarie di Mazzini. A causa di queste idee era stato costretto ad un lungo esilio in Sud America, dove partecipa ad una serie di guerre di liberazione, che lo renderanno celebre come eroe dei due mondi. Dopo un ritorno in Italia per partecipare ai moti del ’48 torna a viaggiare, tra Tangeri ed il Sud America. Nel 1854 Cavour gli permette di rimpatriare, e dal 1858 partecipa alla guerra contro l’Austria. 

Francesco Crispi e Rosolino Pilo, due giovani intellettuali ed agitatori del movimento democratico, stavano organizzando un’insurrezione in Sicilia, isola dove il governo borbonico era in questi anni fortemente osteggiato. La persona adatta per assumerne il comando era Garibaldi, l’unico abbastanza carismatico, si pensava, da poter coinvolgere i contadini siciliani. Nonostante Cavour fosse inizialmente contrario all’iniziativa, il Piemonte lascia fare. Nel maggio del 1860 Garibaldi si imbarca per la Sicilia su due piccole navi con poco più di mille volontari, a cui si aggiungeranno però, esattamente secondo i piani, numerosi siciliani. Dopo alcune vittorie e l’insurrezione di Palermo, Garibaldi, il 14 del mese, proclama la Sicilia indipendente in nome della corona Sabauda. La spedizione è un successo, ma non risolve i problemi dei contadini insorti, che hanno un principale obiettivo: liberarsi dalle tasse e conquistare terra. Obiettivi che non coincidono con quello dei patrioti venuti dal nord: trovare un appoggio politico. E l’appoggio politico passava necessariamente per la borghesia siciliana. A fronte dello scontento dei contadini, i proprietari terrieri iniziano a vedere nell’annessione al Piemonte l’unica possibile garanzia di pace sociale

6Liberazione o annessione?

In estate Garibaldi sbarca in Calabria, e a settembre è a Napoli il giorno dopo che Francesco II di Borbone ha abbandonato la città per rifugiarsi a Gaeta. Quello di Garibaldi è un ingresso trionfale. Sempre a Napoli, poco dopo, arrivano anche Cattaneo e Mazzini: i democratici puntano a questo punto ad organizzare una spedizione su Roma da Napoli. A Cavour non resta che batterli sul tempo: con il beneplacito di Napoleone III, le truppe piemontesi attaccano lo Stato Pontificio ai confini, riportando un’importante vittoria a Castelfidardo.

Mentre Garibaldi sconfigge i borbonici sul Volturno, il parlamento piemontese autorizza il governo ad annettere le altre provincie italiane, purché le popolazioni esprimano il proprio consenso tramite una serie di plebisciti. Il 21 ottobre gli elettori del Mezzogiorno, delle Marche e dell’Umbria si esprimono con suffragio universale maschile. Le opzioni sono due: accettare o respingere l’annessione allo Stato sabaudo. L’affluenza è massiccia, e la stragrande maggioranza degli elettori si esprime per il sì. 

Affresco rappresentante l'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano
Affresco rappresentante l'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano — Fonte: ansa

Garibaldi a questo punto non può che adeguarsi: a Teano, vicino Caserta, incontra il Re, cedendogli il governo delle provincie liberate. L’eroe dei due mondi si ritira per il momento a Caprera, splendida isola vicina alle coste nordorientali della Sardegna: qualche anno prima, grazie all’eredità di un fratello scomparso, ne aveva acquistato una metà. Nel frattempo, Mazzini, che continua ad osteggiare i Savoia, parte per un nuovo esilio a Londra, ed i Piemontesi sconfiggono definitivamente le truppe borboniche.

Il 17 marzo del 1861 Vittorio Emanuele II viene proclamato Re d’Italia dal primo parlamento nazionale, eletto, secondo la legge Piemontese, su una base rigidamente censitaria. Cavour verrà a mancare meno di due mesi dopo, il 6 giugno del 1861: gli storici non sono certi della causa precisa, ma sembra si trattasse di complicazioni della malaria. Secondo alcune testimonianze abbastanza affidabili, le sue ultime parole furono: «l’Italia è fatta, tutto è salvo». 

7L'unità d'Italia

Il Risorgimento si presenta a prima vista come il successo di uno stato regionale, che riesce ad assorbire l’intera penisola, imponendo il proprio re e le proprie leggi. Innegabile è il ruolo di Cavour in questo processo, che tuttavia, senza l’ampio contributo del Risorgimento, movimento culturale che coinvolgeva soprattutto intellettuali, borghesi, e studenti, non sarebbe mai avvenuto. Il Piemonte, tutt’altro che una potenza militare, era uno stato economicamente avanzato e liberale rispetto agli altri Stati d’Italia. 

Ma non bisogna sottovalutare poi il ruolo dei movimenti democratici, delle insurrezioni, delle iniziative militari di Garibaldi. I plebisciti non erano che una formalità, e tuttavia rappresentavano almeno un omaggio a quella sovranità popolare desiderata dai democratici, ma ancora lontana.  

La Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870
La Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 — Fonte: ansa

Non vanno sottovalutate nemmeno le condizioni geopolitiche generali, come l’ambiguo ma prezioso aiuto della Francia di Napoleone III, la benevola neutralità dell’Inghilterra, l’isolamento diplomatico austriaco e borbonico.

L’unità nazionale non era ancora del tutto completa: mancavano ancora tasselli fondamentali, come il Veneto. La capitale è dapprima Torino, poi Firenze dal 1865. La città eterna verrà liberata soltanto dopo la caduta di Napoleone III, nel settembre del 1870, e sarà capitale d’Italia dal 1871.