Il nome della rosa: i misteri dell'abbazia benedettina

Di Barbara Leone.

Trama, personaggi e tecniche narrative del romanzo ambientato nel 1327, scritto da Umberto Eco e pubblicato per la prima volta in Italia nel 1980

La storia narrata nel romanzo di Umberto Eco del 1980 inizia nel novembre del 1327, quando arriva in una ricca abbazia benedettina del Nord Italia (probabilmente in Liguria) un frate francescano di origine inglese, Guglielmo da Baskerville. Il frate è accompagnato dal giovane novizio Adso da Melk. Guglielmo deve svolgere un delicato incarico: favorire i contatti fra gli alti esponenti degli ordini religiosi per ricomporre la frattura fra papato e impero, sostenitore dei francescani. Durante la sua settimana di permanenza, nell’abbazia avvengono una serie di misteriosi delitti. La causa di queste morti viene chiarita solo nell’ultimo giorno, dopo laboriose e difficili indagini da parte del francescano.

Adelmo da Otranto, un monaco ancora giovane eppure già famoso come grande maestro miniatore, ha un rapporto sessuale con Berengario da Arundel, l’aiuto bibliotecario. Berengario è innamorato di Adelmo, che si concede a lui solo perché l’aiuto bibliotecario gli ha promesso di mostrargli un libro particolare. Il giovane miniatore si piega così ad un peccato della carne per accontentare una voglia dell’intelletto. Sentendo poi i sensi di colpa, decide di suicidarsi buttandosi da una finestra della biblioteca. Nel frattempo Venanzio da Salvemec, traduttore dal greco e dall’arabo e devoto ad Aristotele, riesce ad entrare nel Finis Africae, la parte della ricchissima biblioteca dell’abbazia dove sono nascosti i libri ritenuti maledetti. Qui riesce a sottrarre un libro “strano” ed inizia a leggerlo. Ma arrivato nelle cucine, che si trovano proprio sotto la biblioteca, muore.

Berengario trova il cadavere e, non sapendo cosa fare, si carica il corpo in spalla e lo butta in un orcio di sangue, pensando che tutti si possano convincere che l'uomo è annegato. Poi con il libro, che ormai ha incuriosito anche lui, va nell’ospedale per leggerlo. Dopo un po’, non si sente molto bene e va nei bagni per cercare di star meglio. Ma muore nella vasca, lasciando il libro incustodito. Severino da Sant’Emmerano, il padre erborista, che ha cura dei balnea, dell’ospedale e degli orti, ritrova il libro. E viene ucciso nell’ospedale con un colpo alla testa da Malachia da Hildesheim, il bibliotecario, per volere di Jorge da Burgos, un vecchio frate cieco che lo manipola abilmente. Malachia però non resiste alla tentazione di aprire il libro e muore in chiesa davanti agli occhi di tutti i frati. L’ultimo assassinato è l’Abate, che si spegne lentamente soffocato in una stanza segreta della biblioteca.

Tutti questi omicidi a catena sono stati architettati da Jorge per motivi ideologici
: impedire la lettura di una copia del secondo libro della Poetica di Aristotele, dove l’autore vede le disposizioni al riso come una forza buona. Secondo Jorge la conoscenza dell’arte comica avrebbe avuto effetti eversivi, in quanto il riso avrebbe distrutto il principio di autorità e sacralità del dogma. Al centro di tutte queste morti c’è dunque un libro pericoloso, sia dal punto di vista ideale che materiale. Jorge, per evitare che questo testo potesse essere letto da chiunque, ha cosparso le pagine con un veleno particolare, sottratto all’erborista Severino. Quando un lettore sfoglia le pagine del libro, tocca inavvertitamente il veleno e, quando appoggia il dito sulla lingua per girare il foglio, lo ingerisce e ovviamente muore.

Jorge non si considera responsabile di tutti questi delitti e attribuisce la causa delle morti unicamente alla “vana curiosità” e alle colpe di ciascun frate. Durante una lite notturna nel Finis Africae tra Guglielmo e Jorge, Adso fa cadere una candela accesa su una pergamena. Ciò dà origine ad un enorme e spettacolare incendio, che, in pochi giorni, distrugge l’intera abbazia. Dopo questi drammatici avvenimenti Adso e Guglielmo sono costretti a separarsi: Adso si ritira nel monastero di Melk e non ha più notizie di Guglielmo, fino a quando scopre che è morto durante la celebre Peste Nera.

Personaggi del romanzo


- Guglielmo da Baskerville: è il protagonista del romanzo. La sua descrizione è posta nel prologo del libro, per indicare che la voce narrante, Adso, lo ritiene un personaggio di fondamentale importanza. E’ un frate francescano di circa 50 anni, originario delle isole britanniche. E' "nordico” anche nella mentalità: è uno spirito pragmatico, molto attento alla realtà e il suo modo di pensare riflette le idee filosofiche di Ruggero Bacone e di Guglielmo di Occam. E' un uomo esperto nei più vari campi del sapere (filosofia, teologia, politica, lingue, botanica, ecc.) ed è estremamente curioso. Nel Medioevo la curiosità non era una qualità adatta ad un bravo monaco, perché un monaco fedele aveva già la risposta a tutte le sue domande. E’ un uomo di intelligenza straordinaria, dotato di grandi conoscenze teoriche, ma interessato anche agli aspetti pratici e tecnici del sapere, in un’epoca in cui la tecnologia muove i suoi primi passi. Fin dall’inizio appare come un personaggio molto sottile e acuto, al punto di riuscire ad individuare il nome e le fattezze di un cavallo fuggito dall’abbazia, senza averlo mai visto prima, basandosi solo su ipotesi ben fondate. Queste sue doti si rivelano in pieno quando riesce a scoprire la causa per la quale muoiono in serie alcuni frati, sventando il progetto diabolico messo in atto da Jorge. Nutre una profonda amicizia e anche pietà verso Ubertino da Casale, un affetto quasi paterno per Adso da Melk e amore per la sua terra d’origine.

- Jorge da Burgos: rappresenta la figura dell’antagonista rispetto a Guglielmo. E' un monaco ormai anziano di origine spagnola: è piccolo, ha un corpo deforme e sgraziato, è rimasto inoltre cieco in età giovanile. Ha una grande autorità all’interno dell’abbazia ed è in realtà il vero bibliotecario, in quanto Malachia è totalmente sottomesso alla sua volontà. Ha una visione delle cose molto tetra: ritiene che il mondo sia ormai decaduto, vecchio e vicinissimo al momento del giudizio finale. Si sente investito di una missione divina: conservare il più a lungo possibile le verità di fede così come sono state elaborate fino a quel momento. Non c’è più nulla da sapere, tutto è già stato rivelato dalla Scrittura e dai Padri della Chiesa. Non è più possibile che il sapere proceda oltre e ogni cosa deve rimanere com’è, fissata in un ordine ritenuto divino. E’ fermamente contrario al riso: secondo lui la conoscenza dell’arte comica può avere effetti eversivi, in quanto il riso avrebbe distrutto il principio di autorità e sacralità del dogma.

- Adso da Melk: è un ragazzo che accompagna fedelmente Guglielmo, facendogli da segretario e scrivano. E’ un giovane novizio e rivela in sé le caratteristiche di ogni adolescente: una certa ingenuità, freschezza mentale, un grande entusiasmo in ogni cosa che fa, impulsività ed emotività, desiderio di vedere, di imparare e di fare esperienze nuove. Queste suo interessamento viene alla luce soprattutto quando chiede ad Ubertino da Casale informazioni sulle vicende della Chiesa e sul cammino di fede da seguire. Ha coscienza di accompagnare un uomo non comune e cerca di apprendere da lui quanto più possibile. Nel rapporto tra Guglielmo e Adso si mette in evidenza il classico rapporto maestro-allievo, che in certi momenti sembra un rapporto tra padre e figlio, tra maturità e giovinezza, tra saggezza e inesperienza. Adso è indirizzato alla vita monastica e non ha dubbi sulla sua vocazione, ma spesso appare più come un ragazzo comune che come un monaco convinto. Infatti non rifiuta nemmeno di aprirsi all’esperienza amorosa, seppure una sola volta: incontra una ragazza che presta servizio all’abbazia e tra i due nasce una profonda attrazione. Questo incontro arricchirà l’esperienza umana del giovane monaco ed anche quella della ragazza, la quale può, in questo caso, darsi ad un amore da lei scelto e svincolato dalla prostituzione. La successiva condanna al rogo della giovane come strega farà vivere ad Adso dei momenti di profonda amarezza. Nutre una profonda ammirazione verso il suo maestro ed appare molto più chiuso, medievale, quasi dogmatico.

- Bernardo Gui: è il capo della legazione pontificia che si incontra con i rappresentanti della parte imperiale. Durante la sua permanenza all’abbazia svolge la funzione di inquisitore e lo fa con una durezza ed una crudeltà implacabili. Il suo obiettivo reale è la buona riuscita della sua funzione politica ed è disposto a rincorrerlo ad ogni mezzo pur di mettere in difficoltà i suoi avversari. Tra i mezzi da lui impiegati vi sono anche i processi che condannano senza tanti scrupoli degli innocenti.

- Ubertino da Casale: è un vegliardo, dai grandi occhi azzurri, calvo, con la bocca sottile e rossa, la pelle candida e i lineamenti dolcissimi. Nutre una profonda amicizia verso Guglielmo e, quando questi gli si presenta dinanzi quasi all’improvviso dopo molti anni di lontananza, è colto da tale sorpresa e commozione che non riesce a trattenere il pianto. E’ un uomo molto combattivo ed ardente ed ha avuto una vita dura e avventurosa. E' stato uno dei fondatori del movimento dei francescani “spirituali”, quella parte di francescani convinta che un monaco del loro ordine non deve possedere nulla, né personalmente, né come convento, né come ordine. Afferma la povertà di Cristo e condanna la ricchezza terrena della chiesa del tempo. Per questo il movimento è accusato dal papato di eresia ed Ubertino ricercato come eretico, ma alla fine viene lasciato libero di abbandonare l’ordine ed è accolto dai benedettini. Quando la spedizione papale di Bernardo Gui arriva nell’abbazia e in seguito scopre l’appartenenza di Remigio e Salvatore ai dolciniani, Ubertino, su consiglio di Michele da Cesena e di Guglielmo, scappa per non essere ucciso dai delegati del papa. Morirà due anni più tardi ucciso misteriosamente.

- Remigio da Varagine: è il cellario dell’abbazia. Non è una figura importante per il fine della storia, ma per capire la mentalità dell’epoca. Egli infatti da giovane è stato un dolciniano e per questo motivo si è rifugiato nell’abbazia insieme al compagno Salvatore. Questa sua appartenenza alla setta eretica gli costa molto quando viene processato da Bernardo Gui. Viene condannato alla tortura, seguita dalla morte.

- Salvatore: è un monaco amico e compagno di Remigio. E’ un personaggio molto strano: non parla latino, ma un insieme di dialetti europei, che ha imparato vagabondando con i dolciniani e con Remigio. Quando viene inquisito da Bernardo Gui, per cercare di salvarsi, tenta di metaforizzarsi, non proclama più la sua fede e non ha esitazioni nell’incriminare il suo compagno Remigio.

Ambientazione dell'opera
La storia si svolge nel Nord Italia, probabilmente in Liguria. Le vicende si svolgono quasi per intero in una abbazia benedettina, ricostruita in tutte le sue tipiche strutture: chiesa, chiostro, scriptorium, biblioteca, ospedale, cucine e i vari ambienti in cui si svolgono i lavori manuali. Prevalgono nella narrazione i luoghi chiusi ed un ruolo particolare è svolto dalla biblioteca. Essa è ospitata in un massiccio torrione di forma ottagonale ed ha nell’interno una disposizione complicatissima, in modo da costituire un vero e proprio labirinto. E’ un luogo ideato più per conservare i libri che per leggerli.

Tempo dell'opera
Il romanzo è ricchissimo di eventi e di colpi di scena, che accadono in un tempo piuttosto ristretto (una settimana). L’autore si cala per intero nella vita dell’abbazia, facendo scandire gli avvenimenti di ogni giorno secondo il succedersi regolare delle ore canoniche della preghiera: mattutino, laudi, prima, terza, sesta, nona, vespro e compieta. I fatti vanno collocati all’inizio del Trecento (1327), un’epoca in cui prosegue la lunga contesa tra Papato e Impero sui rispettivi poteri.

Tecniche narrative
La voce narrante è quella di Adso che, in età avanzata, racconta vicende accadute quando era un novizio. Adso riferisce, in prima persona, fatti ai quali ha assistito personalmente in compagnia del maestro Guglielmo. Il suo punto di vista è duplice: presenta talvolta gli avvenimenti con gli occhi dell’uomo adulto e maturo, mentre altre lascia spazio al modo ingenuo e curioso di osservare i fatti che è tipico dei giovani. Il narratore è onnisciente, perché conosce fin dall’inizio quale sarà il punto finale degli avvenimenti. Però l’esito delle indagini è dichiarato solo alla fine, in modo tale che Adso possa rivivere momento per momento l’intricato svolgersi dei delitti, dimenticando quasi la sua condizione di onniscienza. L’andamento narrativo non è uniforme, poiché a pagine in cui si ha un susseguirsi quasi frenetico di azioni, si alternano molte altre parti che sospendono il ritmo e si dilungano in riflessioni e divagazioni di varia natura. All’inizio del romanzo si trovano alcune pagine in corsivo, dal titolo “Naturalmente, un manoscritto”, nelle quali l’autore afferma di aver trovato un antico documento che contiene la storia di Adso. Quella del manoscritto è chiaramente una finzione narrativa, molto usata specialmente dagli autori ottocenteschi come Manzoni e Walter Scott.

Approfondimenti:
- Umberto Eco: biografia ed opere