Fino al 6 gennaio 2010 è aperta ad Udine la Mostra Fotografica e Documentaria "1919 L'anno della Pace e della Ricostruzione", a cura di Enrico Folisi (coordinatore), Massimo Bortolotti, Marco De Anna e Andrea Lucatello. La mostra si svolge presso
Palazzo Morpurgo, via Savorgnana 12, ed è aperta dal martedì al venerdì, dalle ore 15:00 alle 18:00 e il sabato e la domenica, dalle ore 10:30 alle 19:00. Sono possibili anche
visite riservate alle scuole su prenotazione (anche la mattina). Per maggiori informazioni si può chiamare il numero 338/3083685 o inviare una email all'indirizzo
enfolisi@tin.it.
Nell'ambito della Mostra,
martedì 17 novembre 2009, alle ore 17:00, si svolgerà la
Presentazione dei documentari di Enrico Folisi, "1917 annus terribilis. 1918 l’orribile anno della vittoria" e "1919 l’anno della pace e della ricostruzione", presso la Sala Convegni di Palazzo Antonini, via Petracco 8. Inoltre
giovedì 10 dicembre 2009, dalle ore 15:30 alle 19:30, si svolgerà la
giornata di studi "1919. Una riflessione storica", presso la Sala Convegni di Palazzo Antonini, via Petracco 8.
All’indomani della fine della Grande Guerra, in un clima di grande incertezza,
due mondi completamente contrapposti, quello dei vincitori e quello dei vinti, si riunirono a Parigi per discutere dei trattati di pace che avrebbero regolato il nuovo assetto geopolitico internazionale. Per l’Italia, il 1919 si aprì con la consapevolezza che il raggiungimento della pace fosse sì il risultato di un grande sacrificio collettivo che andava a rafforzare il nascente sentimento d’identità nazionale, ma anche la pesante eredità di un Paese completamente da ricostruire.
Dopo un anno d’occupazione austro–ungarica,
il Friuli si presentava come una terra devastata, colpita non solo nelle strutture e nelle infrastrutture, ma anche ridotta alla fame per i danni economici, incalcolabili per l’agricoltura, con l’impoverimento dei terreni e la quasi totale distruzione dei raccolti e del patrimonio zootecnico, altrettanto gravi per l’industria il cui tessuto produttivo, dopo il notevole sviluppo dei trent’anni precedenti, si era praticamente azzerato.
Tutto era da rifare: ricostruire case, edifici pubblici, strade, ponti e ferrovie, riattivare le industrie, riaprire le attività artigianali e commerciali e persino ridare le campane alle chiese.
In più, si era fatta molto accesa la
polemica tra i profughi appena rientrati o in via di rientro e i ‘rimasti’, polemica esplosa ancora prima della liberazione e mai sopita. Il contendere riguardava l’accusa che molti, approfittando della situazione, si sarebbero appropriati dei beni d’altri, innescando un pesante clima di accuse e maldicenze.