Tristano e Isotta: storia di un amore sfortunato

Di Barbara Leone.

Analisi della sfortunata storia d'amore tra Tristano ed Isotta, che ha ispirato negli anni molte opere letterarie, teatrali e cinematografiche

La storia inizia con la triste nascita di Tristano e la morte della madre causata dalle fatiche del parto e dal dolore per il marito deceduto durante un combattimento contro il duca Morgan. Il piccolo Tristano viene cresciuto come figlio del siniscalco Rohalt e di sua moglie Enide, per salvargli la vita al momento dell'entrata di Morgan nel palazzo, e cresce nell'inconsapevolezza di essere sotto il dominio di colui che ha ucciso il padre. A 7 anni inizia l'addestramento con Governale, un uomo tanto abile nell'arte della guerra quanto nell'utilizzo dell'arpa per raccontare poesie accompagnandosi con essa. Questi lo educa negli antichi ideali dell'onore, nel rispetto per i deboli e gli oppressi e verso la donna amata. Un giorno approda al porto davanti al castello di Kanoel una nave di Vichinghi. Incuriosito dagli stranieri, Tristano si avvicina chiedendo maggiori informazioni sui luoghi di provenienza, ma viene fatto prigioniero per essere venduto come schiavo.

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Tristano e Isotta
Tristano e Isotta

Alla fine i barbari lo lasciano su una scialuppa, che approda sull'isola di Cornovaglia. Qui Tristano incontra dei cacciatori, che lo conducono a Tintagel alla corte di Re Marco, al quale Tristano si presenta come figlio di mercanti. I due non sanno di essere rispettivamente zio e nipote: infatti la regina Biancofiore, madre di Tristano, era sorella del re. Nel frattempo, il padre adottivo viene rinchiuso in una torre e condannato ingiustamente a morte da Morgan. Riuscito a fuggire, dopo un lungo viaggio in balìa delle onde, approda anch'egli in Cornovaglia. Tristano che lo riconosce e lo conduce alla corte del Re. Rohalt spiega l'origine regale di Tristano e delle vicende legate alla sua nascita e così lo zio lo nomina cavaliere.

Il Re vuole recuperare il territorio una volta appartenuto alla sorella e ingiustamente sottratto da un uomo senza pietà. Sir Tristano salpa prendendo con sé dieci valorosi guerrieri: non ha bisogno di portare con sé tanti uomini. Se è vero che Morgan è un feroce tiranno, avrebbe trovato gli uomini al suo arrivo. E così accade. Dopo uno scontro, nel quale muore Morgan, Tristano si appresta a riprendere il trono rubato al padre e, per riconoscenza, lo cede al fedele Rohalt, che l'ha cresciuto come un figlio. La sera stessa torna in Cornovaglia con i dieci prodi cavalieri con cui era partito. Al suo ritorno però non trova gente festante ad accoglierlo, l'intera città e la corte sono affranti da una tristezza immensa: è giunto il periodo del "quarto pagamento", l'ultimo dei debiti contratti con il re d'Irlanda alcuni decenni prima, che prevede la cessione, da parte del re di Cornovaglia, di 300 ragazzi e 300 ragazze.

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La maggiore preoccupazione di Re Marco, oltre a quella della vita dei ragazzi, è l'impossibilità di rifiutare l'accordo perché nessuno sarebbe stato capace di battere Moroldo, uomo alto e possente fratello del re d'Irlanda. Tristano si offre di sfidarlo e lo scontro avviene nell'isola di San Sansone con la vittoria di Tristano (un pezzo della sua spada si conficca nella testa del Moroldo). Una volta tornato a Tintagel cade stremato sulla spiaggia. Ma le ferite riportate nello scontro non guariscono perché la spada dell'irlandese era stata avvelenata. Sentendosi alla fine, Tristano esprime il desiderio di poter morire su una barca nel mare con in mano la propria arpa. Per diversi giorni naviga in balìa del vento e delle onde finché non è tratto in salvo da una nave di pescatori e portato in Irlanda, dove dichiara di provenire dalla Francia sud-occidentale.

Viene portato in un palazzo, in una stanza dove una bella fanciulla dai lunghi capelli biondi, utilizzando unguenti e filtri particolari, in breve tempo lo fa guarire. Nel cuore della notte, per paura che uno dei cavalieri di Moroldo lo riconosca, scappa dal palazzo salpando su una barca di pescatori. Nessuno a Tintagel si aspettava di veder ritornare Tristano e mentre tutti gioiscono per il suo ritorno, quattro baroni che lo odiano pensano a come sbarazzarsene. Uno dei quattro, sir Andret, propone al re di prendere moglie e avere un figlio da onorare come unico erede. Il re acconsente e dichiara che avrebbe sposato la fanciulla a cui appartiene il lungo capello biondo che quella mattina una rondine ha posato sul suo balcone. Tristano si offre volontario di adempiere alla richiesta del re.

Fa rotta verso l'Irlanda per convincere la principessa che lo ha salvato da morte certa a sposare il suo re. Dato che la terra in cui si apprestano ad entrare è una terrà proibita per loro, Tristano ordina ai cavalieri che lo accompagnano di togliersi le armi e i ricchi abiti di cui erano vestiti. Si sarebbero presentati come mercanti. Recandosi un giorno in una locanda, sente un verso orrendo che fa impallidire i clienti dell'osteria e l'ostessa. E' il mostro di Wexford che ha annunciato la sua discesa in città il giorno dopo per cibarsi di una fanciulla.

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Il giorno dopo Tristano vede l'orrida creatura, la uccide, gli taglia la lingua e se la mette tra il petto e l'armatura. Ma per l'eccessivo calore emanato sviene vicino ad una pozza dove si era fermato per bere. Sir Aguerran vede quello che è successo e approfitta della situazione dichiarando di essere stato lui a uccidere il drago portando a palazzo come prova la testa mozzata del mostro. Il re aveva promesso la mano di sua figlia a chi fosse riuscito a uccidere il mostro e annuncia al vile cavaliere che dopo tre giorni avrebbe avuto in sposa la figlia.

L'ancella Brangenia nota che nella testa del drago manca la lingua. Dopo attente ricerche viene trovato Tristano esanime e con lui la lingua del mostro. Dopo avere ripreso conoscenza, Tristano scopre che si deve battere con sir Aguerran. Isotta capisce da un particolare della spada di Tristano che questi è il responsabile dalla morte di suo zio. La sua furia è tremenda e vuole a tutti i costi ucciderlo. Tristano si giustifica dichiarando di essersi battuto in leale duello e spiega il motivo del suo viaggio. Il giorno delle nozze, con uno stratagemma, smaschera il trucco del cavaliere e sir Aguerran viene esiliato per sempre dall'Irlanda.

Isotta riusce ad ottenere il perdono per Tristano da parte del re, che dà il permesso al valoroso cavaliere di prendere Isotta come è suo diritto. Dopo alcune settimane di preparativi per le nozze, finalmente partono insieme alle due ancelle di Isotta. La regina, preoccupata per la figlia costretta ad amare una persona di cui aveva solo sentito il nome, ordina allora a Brangenia di versare un filtro d'amore alla fine del pranzo regale nelle coppe dei due sposi. Durante il viaggio, Tristano e Isotta, per sbaglio, bevono il filtro d'amore e questo episodio segna l'inizio della fine per i due amanti.

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Tornati in Cornovaglia, iniziano i preparativi per le nozze e tutta la città è in festa per il lieto evento, ma i due sventurati sono infelici e possono avere solo fugaci incontri notturni. Viene il giorno delle nozze e i festeggiamenti raggiungono il culmine con il torneo al quale partecipano tutti i cavalieri della Tavola Rotonda. Ed è con uno di questi che si deve battere Tristano nell'ultimo scontro: sir Lancillotto. La regina Isotta sa quanto è abile il cavaliere ed è in apprensione per Tristano. I nemici di Tristano notano lo stato di agitazione della nuova regina e avvertono il Re della storia d'amore tra Tristano e Isotta. Il re non vuole credere ad accuse così infamanti a carico dell'amato nipote, al quale tuttavia ordina di allontanarsi per un certo periodo di tempo.

In esilio Tristano cade sempre di più in uno stato di cupa depressione. Governale lo convince a tornare a Tintagel per rivedere la sua amata. Isotta riceve un messaggio da Tristano, che la invita ad incontrarsi la sera stessa nel giardino. Ma il nano Froxin scopre tutto e avverte sir Andret che il vile Tristano è tornato in città. La sera stessa mentre Isotta si reca all'appuntamento, quattro maldicenti trattengono Re Marco e, al segnale concordato con il nano, lo conducono nel giardino, dove il Re vede i due amanti. Così ordina di legarli e condurli in prigione.

All'alba Tristano, prima di essere condotto al rogo, si ferma in una cappella su una rupe e preferisce la morte sulle rocce piuttosto che sul rogo. Anche Isotta deve essere condotta al rogo, ma alcuni lebbrosi la vedono e il loro capo chiede che la regina sia data a loro invece di essere gettata sul rogo. Isotta preferirebbe il rogo ai lebbrosi, ma questi la prendono e la portano con loro nella foresta. Nel frattempo, Tristano si è salvato ed è pronto a correre in aiuto dell'amata prima che sia gettata sul rogo. Si mescola ai lebbrosi e riesce a fuggire con Isotta e con Governale.

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I 3 si rifugiano nella foresta dove la vita è piuttosto dura. Ma i suoi nemici si mettono sulle sue tracce, dopo aver convinto il Re che l'esistenza di Tristano non è una garanzia per il suo trono. Un giorno un boscaiolo vede i due amanti ed avverte il re. Intanto Tristano torna stanco dalla caccia e si stende vicino alla sua amata ponendo la propria spada fra i due. Quando arriva il re nota la presenza dell'arma fra i due e non è capace di trovare le prove del loro tradimento. Per lasciare ai due un segno del suo passaggio, a Isotta sostituisce l'anello che le aveva donato con quello ricevuto dalla principessa e a Tristano sostituisce la propria spada con quella del cavaliere.

Quando i due si accorgono dello scambio riprendono a vagare senza una meta precisa per sfuggire alla morte. Al tramonto della giornata arrivano nei pressi di una casa di legno dove incontrano un frate eremita di nome Ogrino. Insieme al vecchio capiscono che la colpa di tutto non è loro, ma del destino. Il vecchio frate consiglia alla donna di ritornare dal proprio marito e di chiedere pietà per sé e per Tristano. Lo stesso frate si fa portavoce per i due presso il Re, che accetta di riprendere con sé la donna e di salvare la vita a Tristano. Ma il cavaliere deve lasciare la città.

Per mantenere la promessa fatta ad Isotta, Tristano si nasconde nella foresta, nella casa di un contadino conosciuto da Brangenia. Sir Andret, sir Aguenelon e sir Gondoine reclamando con il re il fatto che a suo tempo la regina non era stata sottoposta a regolare processo e propongono per Isotta la prova del fuoco divino. Proposta pensata per far uscire Tristano allo scoperto. Il buon re Marco era preoccupato per la vita della povera Isotta, ma più di ogni altra cosa temeva l'assemblea dei baroni. Tristano affronta i suoi nemici ed alla fine deve allontanarsi dal paese.

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Il dolore di Isotta nel vedere partire il suo amato è talmente grande che raramente riusciva a sorridere senza di lui. Intanto il suo amato cavaliere vaga di corte in corte mettendosi ogni volta al servizio di diversi re per partecipare a combattimenti alla ricerca della morte. Per due anni Tristano vaga senza una meta precisa e la sua fama si diffonde in tutto il mondo. Per la lontananza alla quale sono stati costretti i due amanti, ognuno dei due crede che l'altro si sia volontariamente o involontariamente dimenticato dell'amore esistente.

Dopo il lungo vagabondare, Tristano e Governale salpano su una nave senza conoscerne la destinazione e si ritrovano in Bretagna, dove trovano ovunque morti, case bruciate e segni di distruzione e scoprono che tutto ciò è dovuto al fatto che il conte Urnoy di Nantes pretendeva la mano della figlia del duca di Hoel. Si presentano al castello e vengono ricevuti dal duca, che vede in loro una nuova speranza di vittoria. Qui Tristano conosce la figlia del duca, che si chiama come la sua amata, Isotta. Tristano riesce a sconfiggere il conte Urnoy. Isotta, avendo osservato il combattimento dall'alto, gioisce per la vittoria e chiede al padre di poter sposare Tristano.

I due si sposano, ma Tristano non riesce nemmeno a baciare la propria sposa per molto tempo, perché in lui è ancora vivo il ricordo della sua amata. La regina Isotta viene a sapere che il suo amato si è sposato ed ordina che il nome di Tristano non sia più pronunciato davanti a lei per alcun motivo. Intanto Tristano passa le sue giornate da solo cavalcando lungo le spiagge o suonando l'arpa, pensando se continuare a vivere con la moglie o abbandonare tutto rischiando di commettere villania e ritornare dalla sua amata. Decide di partire per la guerra santa contro gli Arabi. Durante una battaglia viene ferito ad una spalla con una spada avvelenata. Riportato a casa, vengono convocati i migliori medici di tutto il ducato, ma i loro sforzi non riescono a salvare la vita a Tristano.

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Tristano sapeva bene chi era l'unica persona in grado di salvarlo: la sua amata Isotta dai biondi capelli. L'unico dubbio era se la regina avrebbe accolto la richiesta di aiuto. Tristano le fa portare da Caerdino l'anello che Isotta gli aveva donato come pegno d'amore e aiuto assicurato in qualsiasi circostanza. Gli accordi sono molto precisi: al ritorno Caerdino avrebbe dovuto issare una vela bianca se a bordo della nave vi fosse stata la sua amata, altrimenti una nera. La regina Isotta acconsente a partire per aiutare Tristano, dicendo al marito di recarsi per qualche giorno nel proprio castello della Bianca Landa.

Tristano attendeva impaziente il ritorno dell'amata, ma la moglie cercava la vendetta perché aveva capito di non essere amata. Quando finalmente la nave approda sulle coste, alla domanda del cavaliere sul colore della vela, la moglie Isotta, che aveva scoperto l'accordo tra Tristano e Caerdino, gli risponde che era di colore nero. In quel preciso istante Tristano muore e il suo ultimo pensiero e le sue ultime parole sono rivolte a Isotta la sua amata. La moglie ordina di suonare le campane a morto, la regina Isotta, raggiunto il castello, si stende al fianco di Tristano e si lascia andare. Quando re Marco viene a sapere della loro morte, ordina di farli seppellire insieme nel cortile di un antico convento di Cornovaglia che dava sul mare.

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