Trieste era, come scrisse Niccolò Tommaseo, una città in cui "il commercio dimena le sue cento lingue", quando ebrei, serbi, armeni, oltre che italiani, greci, sloveni, croati, boemi, tedeschi e ungheresi, erano Trieste. Oggi, Trieste più che punto d'incontro è frontiera o al massimo punto di osservazione su quello che succede a Trieste e attorno a Trieste. Scrive J. Pirjevec: "...la frontiera corre ad una spanna dalla città, e [...] con essa bisogna fare i conti, non nel senso di vederla come una grande muraglia innalzata a difesa dinanzi ai barbari, ma come un invito a creare passaggi e ponti".
La città come si presenta oggi, con il suo aspetto urbano per nulla italiano, del tutto mitteleuropeo, con le insolite cupole e i frontoni e le facciate neoclassiche, fascino decadente e sveviano, nasce nel 1800 quando il porto franco gode di forti investimenti e di un rinnovato interesse strategico da parte della monarchia asburgica.
La vita del capoluogo giuliano oggi si snoda dal centro (piazza Unità e ancor di più piazza della Borsa) per varie direttrici: una quella verso piazza Goldoni e piazza Garibaldi attraverso Corso Italia (il borgo dei commercianti, invaso da croati, sloveni e ormai anche dai turisti), una che attraversa la rive da Barcola fino ai Campi Elisi, un'altra ancora che porta verso la periferia, il Carso e quindi anche in direzione dell'osceno edificio in stile costruttivista-fascista del ventennio, il corpo centrale dell'Università.
Nei pressi dell'incrocio di queste direttrici troverete gli spazi più aperti alla vita universitaria (non è facile a Trieste avere molti riguardi come studenti) come i pub e i bar del centro, alcune pizzerie e in particolare alcuni musei, come il Revoltella (da vedere se si vuole capire qualcosa della città).
Insomma, bando alla ciance... per divertirsi, bere e mangiare non nello squallore dell'Università di Trieste, ecco qui un utile vademecum...
commento
dio mio...ancora più curto te dovevi scriver e...