Trieste è sicuramente fra le città italiane (insieme con Roma e Venezia) celebre anche per i prestigiosissimi caffè storici, quasi tutti legati a precisi momenti storico-letterari-politici che spesso lasciano il segno in tutta la calda atmosfera che si respira nella Trieste più smaccatamente asburgica.
E' quindi la zona compresa tra il Teatro Giuseppe Verdi, la piazza dell'Unità d'Italia, e la piazza della Borsa, di architettura neoclassica, quella che ospita i più tradizionali caffè storici.Il Caffè degli Specchi è uno dei due gran bar che si affacciano sull'immensa piazza Unità, caffè che fu il prediletto da un certo Italo Svevo, e che tuttora viene frequentato dai suoi contemporanei... (entrare per credere: rigor mortis!); l'altro, il Duchi d'Aosta, e cioè il bar dell'albergo omonimo, è meglio guardarlo a distanza senza avvicinarsi, nel senso che, proprio perché sfavillante nei suoi arredi, le tariffe non sono esattamente come quelle del bar "Mario".
Ma questi due caffè appena nominati, non ce ne vogliano i proprietari e gli abituali avventori, hanno a nostro avviso perduto, anche perché in parte rinnovati nell'arredamento, quell'aria palpabilissima di inizio secolo, che si riesce ancora ad avvertire invece al San Marco e al Tommaseo.
Il caffè San Marco è oggi frequentato anche da ragazzi che amano studiare (più spesso fingendo) immersi nello stesso silenzioso ambiente in cui studia (più spesso sul serio) Claudio Magris, vero vanto intellettuale della nostra città. Fu, negli anni immediatamente prima la Grande Guerra, il ritrovo più o meno clandestino della turbolenta militanza irredentista triestina, i cui padri da parte loro erano soliti riunirsi al caffè Tommaseo. Questo vuol dire che il Tommaseo ha iniziato la propria attività in prossimità degli anni di "piombo" dell'Ottocento, gli anni in cui Trieste era un'arena quanto mai insanguinata, contesa com'era dalla fazione degli "austriacanti", da una parte, e da quella degli "italioti", dall'altra.
Come non annoverare, poi, fra i prestigiosi locali storici il mitico "Libero", ubicato assai vicino al castello di San Giusto, che resiste agli anni e, anche, all'apertura di tanti e tanti locali nuovi: entrando, dopo una prima occhiata può sembrare infatti poco più che una cucina, vecchia, per di più. Basta uno sguardo alle pareti per rendersi conto di quale atmosfera, di quali respiri, di quali pensieri si sia impregnato questo posto, gestito da un'anziana coppia che, parecchio loquace, e impegnata oggi come ieri nel cucinare patate in "tecia" e nell'intrattenere gli avventori con quattro chiacchiere sui fatti del giorno, ormai già "storia", sembra appunto per la sua naturalezza di fingere di non sapere la propria celebrità, il proprio valore monumentale. Libero è un altro tassello del mosaico triestino - odoroso di tradizione - definito da Claudio Magris, per mezzo dei suoi scritti.