Tre anni fa. La prima vacanza senza genitori insieme a Silvia, la mia migliore amica. All’epoca io e lei eravamo, come dire, esagerate in tutto ciò che facevamo: non ci limitavamo a vestirci bene, ci vestivamo molto bene; non ci limitavamo a fumare, fumavamo molto; soprattutto non ci limitavamo semplicemente a bere. Capitava spesso che arrivassimo in tenda distrutte, inseguite dal guardiano
in bicicletta che ci gridava: “Zitte, dovete stare zitte!” e spiate da un invadente, e purtroppo ultra cinquantenne, vicino. Una sera stavamo tornando in tenda, ma Silvia trascinava
i piedi, si fermava a guardare ogni cosa come se fosse un oggetto alieno e diceva cose apparentemente senza senso. La meta agognata sembrava incredibilmente distante. Ad un tratto attraversando
il solito viale è rimasta indietro di qualche passo, ammirando non so cosa; io non me ne sono accorta e ho proseguito per la mia strada, finché all’improvviso non l’ho sentita gridare: “Oh! Guarda! Un limone gigante! Ele, c’è un limone gigante!”. Mi sono girata di scatto e, naturalmente, non ho visto nessun limone,
men che meno gigante.
La mattina dopo, in modo del tutto inaspettato, haricominciato ad insistere con la storia del limone gigante, dicendo di averlo visto davvero. Nonostante continuassi a ripeterle che la sera
prima era quantomeno alticcia, continuava sullo stesso tono, così le ho chiesto di portarmi nel luogo dove credeva di aver visto l’oggetto incriminato. Abbiamo camminato per il viale fino alle piscine, e, meraviglia, cosa c’era ben piantato in mezzo al prato?! Un limone gigante, aperto a metà, con dentro un omino che vendeva gelati.
Silvia mi ha guardato con sorrisino accondiscendente e mi ha detto: “Povera pazza… chi è l’ubriacona fra noi due?!”
Elettra De Biasi broken_dream@inwind.it
Elettra scrive anch su elettradb.giovani.it
A cura di Elettra Di Biasi da TRIBU#18, LUG*005