Alberto vive con la testa sulle nuvole, in un mondo tutto suo. Sia ben chiaro, è intelligente, colto, simpatico,di buona compagnia. Ma, interpellato, il 95% delle
volte non sa di cosa si sta parlando perché perso in altri (probabilmente migliori) pensieri. Ultimamente Alberto è diventato il nostro eroe per un
episodio ben più divertente. Gita ad Atene, albergo a quattro stelle, camerieri in giacca e cravatta: classico ambiente in cui una mandria di 40 ragazzi è tutto
fuorché benaccetta. I professori si raccomandano di essere cortesi e garbati con i sorveglianti che popolano i corridoi, in particolar modo con uno: alto,
secco come un chiodo, cammina impettito come un centrino inamidato; una specie di cavalletta che trova la sua unica ragione di vita nel bussare alle porte delle camere per controllare che contengano il numero previsto di persone, e (quasi come un prete in chiesa) che tutti siano in pose & abbigliamento adeguati al luogo.
Una sera siamo in otto chiusi in una camera da 3. L’allegra brigata conta anche Alberto, che, nel preciso momento in cui bussano alla porta è appena uscito
dalla doccia, in una mise facilmente immaginabile. Un decimo di secondo per rendercene conto: è Lui! Le ragazze vengono chiuse nel terrazzo e
negli armadi, ma gli zelanti cavalieri si scordano di fermare Alberto, che va ad aprire sfoderando il suo miglior sorriso. Il sorvegliante lo squadra dalla testa ai piedi, soffermandosi sull’asciugamano striminzito annodato sui fianchi e sulle simpatiche ciabattine a coniglietto, regalo di un’improbabile fidanzata. E poi con aria disgustata: “Please, Sir, call me someone else…”
A cura di Elettra Di Biasi da TRIBU#17, GIU*005