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DER OUTLET PROZESS



Cos'è un outlet? E' l'apostrofo multicolore tra le parole vestito e godimento.
Perchè l'outlet - di scarpe, abiti, borse, ma ce ne sono per tutti i tipi di merce - è il paese dei balocchi, del "ho trovato una cosa carinissima, a un prezzo, signora mia.. un prezzo ridicolo..".. Fantastico pronunciare queste parole e veder schiattare di invidia gli astanti ;-)
Insomma, di questi tempi sembra che tutti mi parlino di OUTLET, e pare che tutti ci abbiano trovato cose bellissime a poco più di un euro. UFFA ma è proprio così?
Il fenomeno outlet, pur non trascinandomi nella sua frenesia, pur facendomi prudere le mani per la voglia di criticare, mi fa riflettere, e mi fanno riflettere anche le parole di chi stimo e del quale apprezzo le opinioni in fatto di stile.
E' il caso di Bibi, che ha fatto del suo blog http://redapple.sweell.com una vera e propria vetrina di capi e accessori di tendenza con tanto di prezzi esposti: "Gli outlet sono il paradiso degli shopaholic assennati perché, se non si pretendono le ultime novità, si fanno grandi affari e si risparmia effettivamente sulle grandi marche" afferma orgogliosa dei suoi fruttuosi girovagare. Nel ruolo di personal shopper che le è congeniale, svela su cosa puntare: "Perfetti per i classici come un maglione di cachemire, un cappotto, i jeans o gli accessori simbolo delle grandi griffe. Se poi siamo così fortunati da beccare anche l'ultimo paio di sandali con il nostro numero a un quinto del prezzo di vendita di cui lo Store vuole assolutamente liberarsi, abbiamo fatto il colpaccio!".
Bibi sconsiglia invece l'acquisto delle marche "accessibili" anche fuori dagli outlet, semplicemente perché non ne vale la pena, sia per qualità degli articoli che per risparmio.
Bibi non dimentica di far notare una differenza importante tra outlet multimarca e monomarca: "Nei primi, vere e proprie città dello shopping, qualcosa che ci interessa la troviamo comunque vista la grandissima varietà; un viaggio qui è sempre divertente, anche se non proprio breve. Mentre nei secondi, se non troviamo quello per cui siamo andati, diventa tutto molto noioso".
Ma una cosa degli outlet rimane unica secondo lei: "La gita per fare shopping. Quel sorriso che compare quando entri, le speranze degli affari che potrai fare, la sorpresa di quella vetrina che non ti aspettavi. Come i bambini in un parco giochi!".

Favorevole al fenomeno, ma pronta a coglierne anche i difetti, Sarah nel suo http://sarahv.giovani.it, che non a tutte le cittadelle dello shopping farebbe un monumento: "Vicino Milano, 'Nico Outlet' a Trezzano sul Naviglio era veramente conveniente, non a caso ho comprato un casino di cose di D&G e 3 meravigliosi cappotti. 'RJ Outlet' a Milano zona Famagosta mi ha un po' deluso: in quanto a sconto praticava il 10%. Io sono dell'idea che se delle merci finiscono negli stoccaggi perchè fuori collezione o leggermente difettate debbano avere uno sconto che attiri le persone... purtroppo non è sempre così!".

Un vero e proprio guru dello shopping - ma oculato attenzione! che non lo si prenda per spendaccione - è Metroicon, fashion-nick sotto il quale si nasconde Emanuele G., che dell'outlet esalta innanzitutto il concetto: "Oggi con l'aria che tira i consumatori si sono ben stufati di spendere troppo, però nessuno vuole perdere il tenore di vita conquistato e, anzi, tutti tendono ad innalzare il proprio status. Aggiungici l'esigenza delle aziende di gestire gli invenduti che aumentano esponenzialmente e - voilà - l'outlet è servito. A volerla vedere in modo ancora più filosofico e concettuale, si potrebbe quasi parlare di "democraticizzazione del lusso", un po' come la visione di "design democratico" di Ikea".
Ma uno shophaolic professionista allora, a cosa deve puntare? "A riconoscere tra le proposte quelle che, oltre ad essere di moda OGGI, saranno indossabili anche DOMANI". Quindi l'outlet è cosa buona e giusta? - ci chiediamo. Non proprio, dato che Metroicon incalza: "Molto spesso c'è penuria di taglie, altre volte scarseggiano i modelli, altre ancora ci si limita a vendere negli outlet prodotti che nei negozi tradizionali non sono mai entrati. Non voglio negozi da straccione e commessi inutili. Purtroppo la realtà è molto spesso diversa. Se poi mi accontento di acquistare capi con i limiti già detti, come contropartita deve esserci uno sconto "vero", invece negli outlet si ripresenta - ingigantito - il pericolo contro cui tutti i telegiornali ci mettono in guardia in tempi di saldi, ovvero che i prezzi vengano alzati prima di ridurli o che gli "sconti" non siano che lievi ribassi intorno al 10%-15%".

Una volta ascoltate le parti, verrebbe da dire, la corte si ritira per deliberare. Fermo restando che una candela di tributo per l'americano che ha inventato gli outlet io l'accendo volentieri, potrei concludere così:
1. E' regola che negli stores degli outlet gli articoli siano di diecimila collezioni fa. La cosa non disturba, perchè se una cosa ci piace, non si sta certo a guardare la data di produzione. Il neo però è che in questi posti gli abiti e/o accessori non sono trattati con lo stesso rispetto che gli si usa nei negozi di vintage, e quindi ti ritrovi a sgrufolare tra roba toccata e ritoccata da mille persone, che se la sono provata e non l'hanno rispettata.
Risultato: la roba sembra già indossata da una mandria di bufali inferociti
2. Trovi la cosa che ti piace, colore, stato di conservazione, collezione sono perfetti. Ma non è la tua taglia. Costava 10 euro. Inutile continuare. Il brivido di terrore che vi sta percorrendo parla da solo.
3. Spesso gli articoli più belli, e/o nuovi costano poco meno del prezzo pieno... sigh!
A questo punto la sfida è aperta: riusciranno i nostri eroi a fare affari nel caotico andirivieni di un sabato pomeriggio tra palazzotti di cartapesta rosa caramella?



Emanuela Cerri da TRIBU#12, GEN*005