
"Ho una brutta esperienza con il movimento studentesco, a scuola
sono stato addirittura preso a pallonate in faccia durante un'assemblea
mentre chiedevo ai miei compagni di essere più impegnati".
Spietato inviato delle Iene, Alessandro Sortino, è stato negli
anni della scuola abbastanza bistrattato.
"Sono molto sfiduciato nei confronti di atti di protesta come le
okkupazioni delle scuole", ci dice, "i movimenti di protesta
giovanile di oggi come di quando andavo a scuola io hanno un non so
che di nostalgia, vivono nel ricordo di quello che hanno fatto i nostri
genitori. Mancano di idee".
Per Sortino in giro c'è una grossa analfabetizzazione politica:
"Per me la partecipazione si può fare solo parlando una
lingua comprensibile a tutti, al di là delle ideologie che non
ci sono più".
"All'università sono stato etichettato come fascista perché
volevo fare una politica senza simboli, per coinvolgere un maggior numero
di persone", ci racconta, "spiegare in che senso la scuola
è uno strumento di democrazia e in che modo poterla cambiare
a proprio favore, oltre gli slogan, paga più che ripercorrere
la strada dei propri padri".
Adesso come ai suoi tempi Sortino vede una situazione in cui sono sempre
le solite cinque/sei persone a volere l'okkupazione. "Questa minoranza
sfrutta la voglia dei loro compagni di non andare a scuola per dare
un messaggio soprattutto all'esterno, ai media", dice Alessandro,
"è un po' la stessa dinamica della classe politica che non
è riuscita a riempire il vuoto causato dalla caduta delle ideologie
con la partecipazione e rimane interessata principalmente a perpetuare
sé stessa e a parlare con i giornalisti più che con la
gente comune".
La soluzione per Alessandro sta in forme di protesta più pacifiche
ma non per questo meno di rottura. Forme non violente alla Gandhi e
Martin Luther King. "Per dimostrare in modo plateale, cosa non
funziona nella nostra scuola, basterebbe mobilitarsi, tutti insieme,
per chiedere, contemporaneamente, un servizio che dovrebbe essere garantito".
Il sistema entrerebbe in crisi. Parola di Iena.
da TRIBU#12, GEN*005