Napoli diventa capitale dell'Hip Hop Italiano per una notte: il 5 dicembre
si sono tenute nel capoluogo partenopeo le finali dell'Hip Hop Italian
Music Awards, premio assegnato per la prima volta ai protagonisti delle
quattro discipline della doppiaH (rap, writing, breaking, djing).
Centinaia di ragazzi (b-boy e fly-girl) hanno partecipato alla competizione
che si è svolta, tappa dopo tappa, nelle principali città
italiane e che ha visto la partecipazione dei massimi rappresentanti
della cultura Hip Hop nostrana. Un fenomeno sempre crescente quello
dell'HH che vede aumentare il numero degli appassionati giorno dopo
giorno. Ma qual è il motivo per il quale una cultura nata in
un contesto così lontano e diverso dal nostro come gli Usa, si
è tanto diffusa in Italia?
"Il rap per me è vita, è il motore che muove ogni
cosa", dice Danilo, Mc Shak per gli amici della crew, "l'altra
sera ho partecipato alla mia prima freestyle-battle (sfide a suon di
rime improvvisate sul momento), è stato incredibile vedere la
gente che mi incitava e gridava il mio nome".
Sara, fly-girl napoletana, non vuole essere solo la tipa del dj ma partecipare
attivamente alla cosa: "Ho iniziato a ballare da circa sei mesi,
lo stile è ancora lontano ma certamente ce la sto mettendo tutta,
mi viene naturale, parte un break-beat e io devo muovere il culo".
Di certo è passato molto tempo dal periodo delle Posse, nel quale
il movimento era molto più politicizzato e gruppi come Amnk,
Isola Posse, Onda Rossa, Lhp, cantavano la loro rabbia proponendo brani
duri, di denuncia sociale e contro il sistema. Oggi l'HH vive un periodo
strano, da una parte vuole essere alternativo, dall'altra è assolutamente
assorbito dal music-business anche perché porta guadagni notevoli
all'industria discografica soprattutto americana. Un giro di soldi incredibile
anche per brand di abbigliamento che non esitano a scegliere come propri
testimonial le star del rap americano, così come l'industria
del cinema, basta ricordare lo straordinario successo di "8 Mile".
"L'HH per me è un modo per stare con gli altri e confrontarsi,
ogni domenica ci mettiamo con enormi cartoni sotto i portici del centro
e con uno stereo balliamo per ore", dice Mario, 21 anni che vive
in un paesino vicino Arezzo. "Qui non c'è niente a parte
la voglia di stare insieme e sentirsi liberi".
"Con i rigaz della ballotta ci si ritrova tutte le sere, stonati
di porra (hashish), si parte con il beat-box (rumore prodotta con la
bocca), improvvisiamo rime, parliamo di cazzate, di cose che ci succedono
e di figa. E' il nostro Mondo, è il nostro modo, fanculo tutto
il resto" dice Sandro, Mc Fuoco, bolognese.
L'Hip Hop sembra proliferare soprattutto nelle periferie, qui più
di ogni altro posto la creatività trova il suo spazio migliore,
sono infatti proprio i muri delle periferie quelli più dipinti
e taggati. Pantaloni over-size, cappellini, zaini, scarpe da basket,
musica, colore, energia, è questo ciò che caratterizza
quello che in un recente libro, viene definita l'"Hip Hop generation".
"Hip Hop the sound just can't stop", e ancora "Hip Hop
c'est chic", scrivono D&G sulle loro t-shirt. La moda si è
accorta del fenomeno e cerca di cavalcare il momento, ma questa è
un'altra storia che forse non c'entra niente con l'HH o forse sì...
nel dubbio mi piace pensare all'hip hop come a un dj che mette i dischi,
ad un cerchio di gente che balla, ad un Mc che sputa rime, ad un writer
che mette una tag sull'ennesimo vagone fermo in stazione. Hip Hop...
dont'stop.
Gianluca Vitiello da TRIBU#12, GEN*005