Annalisa è la mia vicina di banco ed è timidissima. È
quel tipo di ragazza che non parla quasi con nessuno, se ne sta nell'ombra
e si limita a studiare.
Qualche settimana fa ha raccontato a me e a Lorenzo di una storiella
da niente che ha avuto con un nostro compagno di classe, A.: alto, moro,
occhi scuri, decisamente bello (secondo Annalisa assomiglia a Kakà,
il giocatore del Milan), con un debole per le donne, per tutte le
donne. Storiella da niente per lui, fidanzamento del millennio per
lei, tant'è che quando lui le ha rivelato la sua unica intenzione,
cioè il non avere intenzioni, è rimasta piuttosto delusa.
Comunque da quel giorno la sua maggiore preoccupazione è non
far capire al resto della classe quello che è successo, e soprattutto
non far trapelare il suo interesse per lui.
L'altro giorno, aspettando il rientro, pranzavamo insieme Annalisa,
io, alcuni altri compagni di classe e Marta. Marta è l'opposto
di Annalisa, la persona più smaliziata del mondo, ogni tanto
riesce a rasentare la cattiveria. Comunque stiamo discutendo di bellezza
maschile e femminile, ed ognuno espone dettagliatamente i suoi gusti,
magari barando un po', cercando di nascondere il reale oggetto del desiderio.
Annalisa, insistentemente interpellata, alla fine si decide a rivelare
il suo tipo ideale. Povera, è una ragazza diretta, sincera, non
pensa quasi mai alle conseguenze prima di parlare. Così dice
la verità, un po' titubante, ma dice la verità: "Beh,
il mio tipo ideale è Kakà, il giocatore del Milan".
Marta ci pensa un decimo di secondo, fa 2+2 e più o meno innocentemente,
guardandola dritta negli occhi le risponde: "Sai, è A. che
ha chiesto più di una volta al professore di educazione fisica
se assomiglia a Kakà, perché è capitato che qualcuno
glielo dicesse".
Fotogramma da film: il mondo si ferma.
Io mi nascondo dietro al cellulare, tentando di fingere che niente sia
successo, ma non posso fare a meno di lanciare un'occhiata ad Annalisa:
ha assunto un colore molto vicino al viola intenso e sta soffocando
con il panino. Serve e manca una battuta conclusiva. Guardo Lorenzo.
"Vai, giornalista!". Respiro ed esordisco: "Pranza a
scuola e muore soffocata da un panino al prosciutto: ingenua ragazza
rivela il suo segreto". Annalisa mi guarda interrogativa. Poi scoppia
a ridere: "Almeno hai spostato l'attenzione..."
A cura di Elettra Di Biasi da TRIBU#15, APR*005