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KITSCH C'EST CHIC



Napoli ospita in questi giorni la più improbabile delle mostre. Si chiama "Gusto Kitsch" ed è curata da un gruppo di ragazzi riuniti sotto la sigla di Avantgarte. Diciamolo subito, la mostra fa veramente schifo, e non parlo di com'è allestita (veramente ben fatta), ma degli oggetti che espone. In realtà è proprio questo lo scopo: mettere sotto i nostri occhi oggetti brutti, inutili e insignificanti. Ma questo è il kitsch! E nessuno ne è immune: molti degli oggetti esposti fanno da arredamento anche nelle nostre bellissime case. Non siate timidi, ammettetelo di possedere una Torre Eiffel in miniatura, la caratteristica Gondola di Venezia, il Colosseo, o ancora statue da giardino raffiguranti il David di Michelangelo, la Gioconda di Leonardo, riprodotta così male che sembra più Wladimir Luxuria che un'opera d'arte, e altri souvenir e disgustose imitazioni di un originale. Paolo, uno dei più giovani frequentatori della mostra, dice: "questi oggetti sono così familiari che mi sento a casa". Il kitsch non è certamente solo questo, esso sembra aver invaso il nostro mondo con i suoi colori shock, le sue vetrine luccicanti, la sua inutilità, stravaganze ed esagerazioni. Neanche la moda è tagliata fuori, basta guardare le ultime collezioni degli stilisti più fashion e di tendenza. Prada, Dior, D&G, ma anche Miss Sixty, tutti sembrano strizzare l'occhio al kitsch: paillettes, volant, strasse, boa, drappeggi, stoffe che richiamano alla pelle animale, accessori con stampe che celebrano i miti del cinema e della pubblicità. La domanda è: siamo tutti impazziti, o il kitsch non è così di cattivo gusto paragonato a quello che si vede in giro? "Mi piace vestire così" dice Gina all'uscita della mostra, "lì dentro ho visto manichini indossare abiti definiti di cattivo gusto, ma guardami! Io sono vestita proprio come loro: fuseaux tigrato, maglia dorata, boa e scaldamuscoli rosa pallido, spille dappertutto, voglio vomitarmi il colore addosso...". "Quando la gente mi guarda, farebbe meglio a mettersi gli occhiali da sole! Sono tutto un luccichio", dice Manuel. Gli fa eco Sara, cinta modello "Pin Up", occhiali anni 80 da segretaria mangia-uomini, calze giallo canarino e minigonna di plastica "kitsch is chic non c'è dubbio! Per me è anche un modo di provocare quelli che si nascondono dietro le loro giacche e cravatte, le stronze imbalsamate nei loro tailleur". Eppure in Italia esistono dei veri e propri collezionisti del genere, possedere un capo firmato Fiorucci degli anni '80 potrebbe rivelarsi un ottimo affare, perché in tanti sarebbero disposti a darvi cifre elevate per una t-shirt con il logo degli angioletti stampati, sempre che, avendo un capo così raro e trendy, siate disposti a privarvene invece di atteggiarvi con i vostri amici invidiosi. "Avere orecchini a pendolo o qualche spilla luminosa con la faccia di qualche Santo questo è veramente kitsch, e solo questo vi renderà il top del cool", dice Lorella, fashion-styler per passione. "Non è blasfemo, è arte", incalza Maurizio che sembra uscito dal gay-pride, "non lo nascondo, mi piace sentirmi diva, la nuova Marilyn; e allora mischio quel gusto rètro, diciamo vintage, con l'eccessivo, kitsch ma moderno, popular, eppure dandy e bohémien", aggiunge. "L'unico vero shock è quello che succede nel mondo, non i colori che indosso, fa molto più scandalo quello che sentiamo al tg che il mio look da Alice nel Paese delle Meraviglie", dice Alessia, pantalone rosa shocking, con t-shirt e accessori verde fluo e cappello da prof degli anni 20. Chi può darle torto? Lunga vita al kitsch...! (Gianluca Vitiello)

A cura di Gianluca Vitiello pubblicato su TRIBU#14, MAR*005