Si muove solo in autostop, conosce tutte le dritte per farsi scarrozzare
"a gratissse" a destra e manca: mai mettersi in un rettilineo, corrono
troppo. Mai in curva, perché poi gli suonano dietro. Mai ai semafori,
se si vogliono fermare ed è verde non lo faranno mai. Sempre prima di
una svolta, le macchine rallentano e ti pigliano. Quando racconta cosa
fa nella vita non puoi non esserne affascinato. Sceneggiatore di fumetti,
di videoclip musicali e di cartoni animati... che voi de più dalla vita??
Ha iniziato prestissimo. "Il mio primo lavoro furono due mini serie
a fumetti per una piccola casa editrice. Io avevo scritto la sceneggiatura,
la mia ragazza l'aveva disegnato. Me la pagarono 300mila lire. Niente
male per il 1996". Mauro scrive storie, crea dei personaggi e li anima.
Quando parla delle suoi racconti sembra descriva proprie creature. Personaggi
a cui ha dato la vita e che ora che non ci lavora più continuano a campare
autonomamente. A 25 anni ha già vinto numerosi premi, fondato e chiuso
una propria casa editrice (la Montego), scritto fumetti e sceneggiato
film animati a tutto spiano. "Dall'esperienza della Montego, dopo aver
pianto fiumi di lacrime, sono passato al fumetto hard. Fu il primo lavoro
che mi veniva pagato regolarmente. Ho pensato che il porno fosse il
mio futuro", ci racconta, "poi ho scoperto i cartoni animati".
Mauro passa all'Animantis e scopre cosa vuol dire ridimensionare le
idee. "Ho capito che le idee hanno un prezzo e che ciò che mi veniva
in mente doveva essere rapportato ai mezzi a disposizione. All'Animantis,
con "Il bambino che ha spento le stelle", sono riusciti dove grandi
case produttrici di film d'animazione hanno fallito: dare vita ad una
figura umana. "Realizzare un uomo in computer grafica è la cosa più
difficile da fare", ci dice, "il pubblico sa come un bambino deve muoversi
o sorridere. Se sbagli qualcosa lo spettatore se ne accorge subito".
Mauro e co. hanno lavorato per mesi al loro "bambino" e alla fine il
risultato è davvero sorprendente. Robba da far impallidire "Shrek" e
"Toy story". Dopo aver vinto al "Future Film Festival" un premio per
l'ultimo video clip dei Tiromancino, "Imparare dal vento", il gruppo
di Mauro, la "Direct to Brain", oggi sta lavorando a dei fumetti per
la Francia. Il progetto è molto ambizioso ma per ora è tutto top secret.
"Andiamo in Francia perché in Italia qualunque produttore ti chiede
un pilota del lungometraggio che gli proponi. Ma farlo costa veramente
troppo. Allora andiamo in Francia, ci facciamo accettare questi lavori.
Realizziamo lo storyboard della nostra idea, che poi presentiamo in
Italia".
Nonostante tutti i limiti del mercato italiano, Mauro continua a voler
lavorare qui da noi. Ma il posto dove al momento non è proprio interessato
ad andare è proprio la più grande (l'unica oltre la Disney) casa produttrice
di fumetti italiana: la Bonelli. Colpa della routine che, si sa, uccide
l'uomo. "Le storie sono sempre uguali. Una volta proposi delle storie
per Dylan Dog. Mi chiamò l'editore dicendo che non c'era la classica
scena di sesso e che le lettrici si sarebbero lamentate". Quando gli
dico che anch'io, neanche tanti anni fa mi andavo a cercare il momento
in cui quel figo di Dylan se la faceva con la tettona di turno mi risponde:
"le donne vogliono la scusa per il porno", touché penso io, "ma io mi
fido del consumatore, il lettore compra quello che gli viene offerto",
continua lui. "In Bonelli dicono: sono 50 anni che funziona, non dobbiamo
cambiare nulla. Il resto del mondo dice cambiamo costantemente per comprarci
nuovo pubblico. La verità è che ha ragione il resto del mondo". Dando
un'occhiata ai suoi prossimi impegni: viaggio in Francia e appuntamento
con un importante produttore "avec lunettes", rispondere alle interviste
sull'ultima fatica, il corto "Tricky'n'Ducks", che sta spopolando dovunque,
la realizzazione di spot per la tv e la sceneggiatura di Alex per il
prossimo numero della famosa rivista per stu TRIBU, oltre ad una grande
invidia ti viene da pensare che ad aver ragione per ora è soltanto lui.
A cura di Giulia Serventi Longhi pubblicato su TRIBU#14, MAR*005