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COLLANE GRONDANTI DENTI DI BELVE



Secoli fa magia significava sabba nei boschi, gufi imbalsamati e pozioni magiche. Oggi la magia si irradia dal Web nel quale, a spopolare, sono i siti dedicati alla Wicca, a madre natura creatrice di tutto e alle stelle a cinque punte, nuovi portafortuna trendy. Eduardo De Filippo diceva: "Non è vero ma ci credo". Tu ci credi... come a cosa?? Al bisogno di certezze che sembra ultimamente risolversi in portafortuna, amuleti e gadget spirituali, prodotti per la salute e per il benessere dell'anima in vendita anche su Internet. Amuleti, ciondoli da appendere al collo o da custodire nel portafoglio. "In genere", si legge nel libro di Desmond Morris, "Amuleti e talismani", pubblicato da Tecniche Nuove (Milano), "ogni amuleto, talismano o portafortuna ci narra una storia affascinante o ci schiude un significato simbolico". Il fenomeno ritual-fashion si sta diffondendo in ogni dove: Madonna/Esther si cinge i polsi con i bendel rossi, braccialetti tipici del culto della Kabbalah, Bobo Vieri ha le tasche piene di amuleti: "Mia mamma ogni volta mi dice: prendi questo ti porterà fortuna", Simona Ventura non si separa mai da un ferro di cavallo regalatole dai figli. Chi non si è mai lasciato andare a qualche piccolo rito propiziatorio? Qualcuno lo fa per fede religiosa, altri per puro spirito scaramantico, altri ancora per avvolgersi di mistero e auree fascinose. E' in questo clima fatato che fa la sua comparsa sulle passerelle la geniale idea di Mariella Burani, una linea giovane, per ragazze, chiamata 'Amuleti J'. J come Jeans, ma anche come Jaunty, come Joyous e come Jewel per la ricercatezza del particolare unico e prezioso. Amuleti J è disegnata dal 29enne Gabriele Colangelo ed ispirata alle opere Art Nouveau di Mucha. Non solo nuove proposte, dato che Roberto Cavalli, nella collezione p/e 2004, aveva fatto sfilare modelle con gigantesche collane grondanti corni e denti di belve. Quest'anno è la volta di gigantesche spire di corallo intorno al collo. Allora Cavalli sarà superstiziosissimo? "No, non mi considero superstizioso e quindi non sento il bisogno di portarmi appresso amuleti. Però rispetto chi lo è: mia moglie ad esempio ha un bellissimo portafortuna, un grande corno senza il quale non si presenterebbe mai alla vigilia di una sfilata. E anche se io non credo nei suoi poteri, ormai è diventato un simbolo anche per me! Il malocchio? Credo che ci sia gente che vuole il tuo male, per invidia o per gelosia, ma il mio essere razionale non mi porta a credere sugli influssi a distanza... Per me il tempo delle streghe e delle fattucchiere è finito, anzi non è mai esistito!" La pensano diversamente dallo stilista fiorentino le già citate Wiccan, quelle ragazze che si proclamano streghe sulla base di un'antica religione fondata sul culto di un Dio cacciatore e di una Dea madre, sulla natura che è in tutte le cose. Streghe buone, s'intende, tipo quelle dei serial televisivi o dei fumetti. Appassionate di riti magici, di esoterismo e occultismo, un po' per passione e un po' per divertimento, forse per fuggire la monotonia della vita quotidiana, o per cercare risposte che non trovano da nessun'altra parte. Il termine Wicca, da Wichcraft (stregoneria) si deve all'inglese Gerard Gardner, autore di libri sull'argomento. In America negli anni Sessanta il movimento Wicca si trasformò in una sorta di femminismo mistico, tra gioco e religione alternativa. Prova a spiegarci il suo simbolo Wicca preferito Nevermore7, nell'omonimo blog http://nevermore7.giovani.it: "Come tutte le altre religioni, anche la Wicca ha segni e simboli particolari. Quello in diventare dei veri e propri amuleti. Se ci capitano più di una giornata o eventi particolarmente favorevoli in cui riscontriamo di aver indossato sempre un determinato oggetto o capo questo automaticamente verrà rivestito di un particolare potere". Parli per sentito dire o è capitato anche a te? "Ho degli oggetti o dei capi ai quali sono molto affezionato e che mi hanno accompagnato in molte occasioni fortunate. C'è per esempio un maglioncino di H&M che ho riscontrato di aver indossato tutte le volte che mi è successo qualcosa di positivo. Il mio amuleto invece è una spilla che ho comperato insieme al mio attuale compagno. Mi mette di buonumore!". In definitiva ognuno può fare un po' come gli pare in fatto di fortuna? E' sempre Fattorini a sentenziare: "Gli amuleti sono oggetti come tutti gli altri, solo che certe particolari forme e materiali sono legati a retaggi culturali ancestrali che fanno attribuire più o meno buona sorte a chi li porta". Quindi si può anche rischiare di commettere gaffe, magari regalandone uno? "A me piace tantissimo il corallo ma si dice che non porti molto bene regalarlo; vero è, però, che se regalato sotto forma di cornetto è considerato da tutti un gran bel portafortuna" rassicura lo stilista. Tremate, tremate allora... ma solo se non avete il vostro amuleto!

A cura di Emanuela Cerri pubblicato su TRIBU#14, MAR*005