Da qualche settimana le ore di educazione fisica le passiamo in piscina
a nuotare. O meglio, noi nuotiamo, giochiamo a pallanuoto, facciamo
tuffi e Marco impara a galleggiare. Già. Perché la prima volta,
quando ci hanno diviso in due gruppi, da una parte gli "abili" dall'altra
gli "inabili", si è scoperto che Marco non sapeva per niente nuotare.
Sembra strano vederlo lì, nudo e magro come uno spaghetto scotto, sul
bordo della vasca, aggrappato a un bastone, cercando il coraggio
di buttarsi.
L'uomo che non è mai impallidito di fronte a niente, che risolve integrali
in un nanosecondo e che non pago della relatività ristretta, ha studiato
anche la generale, è posseduto dal panico più totale di fronte all'acqua.
Ha confidato al suo migliore amico, pregandolo di mantenere il riserbo
– ma quando mai?! – che lui quando deve buttarsi in acqua si immagina
che dentro ci siano coccodrilli, piranha, e altre amenità del genere.
"Mi sento come i martiri prima di entrare nel Colosseo".
E così passa un'ora e mezza a fissare il nemico, senza muovere un passo.
L'istruttrice, dal canto suo, le ha provate proprio tutte: incitarlo
a parole, aspettarlo in acqua, lasciare Giannina (la bambola gonfiabile)
ad aspettarlo in acqua. Niente. Marco ondeggia, sembra che
si decida, e poi torna indietro.
E intanto tutti ridono, scattano foto col cellulare, tentano di infondergli
coraggio: fai finta che sia vino, alla peggio ti va l'acqua nel naso,
stai tranquillo che ti ripeschiamo noi, persino tanto prima o poi in
qualche modo devi morire. L'ultima volta finalmente si è buttato.
È bastato che il prof lo minacciasse di non farlo giocare mai più a
calcetto se non si fosse deciso.
Ha sospirato e ha fatto un passo avanti. Abbiamo trattenuto tutti il
respiro. Torna su, non torna su, affoga? Poi è riemerso. Occhi sbarrati,
bocca aperta, sembrava un po' una triglia. E alla fine, proprio
lui, l'uomo per il quale la fisica dei fluidi non ha misteri, ha detto:
"É una stranissima sensazione...proprio di...bagnato!". Per tutta risposta
gli hanno lanciato Giannina come salvagente. A cura di
Elettra Di Biasi da TRIBU#13, FEB*005