
It's a kind of magic. Sì, ma dove la vai a cercare sta magia? In una
qualche illustrazione evocativa su tela con tutti i crismi da "opera
d'arte", realizzata dall'artista solitario e maledetto? Basta, grazie,
con 'ste storie alla Dostoevskij. Per svelare la magia e aprirci
gli occhi, darci una lettura del mondo non occorrono che un po' di cartoni
assemblati, disegnati, montati assieme nella stessa maniera in cui lo
farebbero i bambini. Costruzioni realizzate di fronte a tutti: in una
libreria di Roma per chi passava di là, su un sito internet per chi
naviga.
E' la filo di Fupete (ex Daniele Tabellini, livornese del 1975), che
assieme a Stefano Canto ha realizzato in mostra 'I Robot' nelle scorse
settimane. "Immaginate la scena: una piazza piena di robò. Come
un'incredibile truppa di soldati della fantasia schierati in rassegna.
Sì, soldati. Sì, della fantasia. Una scena surreale e pazza ma mai più
pazza d'un mondo di guerra e distruzione".
Fupete fino a tre anni fa lavorava come direttore artistico per una
grande agenzia creativa di realizzazione di siti web. Dopo ha pensato:
ora io ballo da solo. Perché? Perché si sentiva maledetto e voleva
dedicarsi a droghe e allucinazioni? Quello forse anche, ma Fupete dice:
"Mi sembra uno sfigato l'artista che sta a casa col suo diario,
si fa i suoi disegnini o l'artista che lavora solo per una certa galleria.
Fare arte oggi è vivere in mezzo alla società. Vuol dire campare in
mezzo alla società e così ci puoi vivere, al limite. "Ormai è molto
labile il confine tra arte e lavoro: facendo il progettista grafico
è come se il committente fosse la società".
E Fupete, così, crea le sue mostre come quella sui robot, lavora per
grossi marchi di aziende tanto grosse e ancora si dedica per iniziative
impegnate, politicamente schierate, "a modo suo". Il tocco di magia,
per Fupete (www.fupete.com), non sta nel contenuto del messaggio in
quanto tale, ma nel creare un luogo. "Fare arte oggi è slegato
dagli strumenti che utilizzi: è molto più legato al contesto che crei.Pensa
a 20 anni fa quando nacquero i graffiti nelle strade americane" dice
Fupete. "Non era il singolo artista che era bravo, fu una grande performance
collettiva".
"Fare arte oggi non serve più a comunicare un messaggio ma far relazionare
le persone che così riflettono su un certo tema. E' molto più arte
fare un'assemblea in cui si discute". E' la filo di Fupete. La sua
magia. Il tuo (prossimo?) contesto.
"la storia delle scatole di cartone nasce così..."
"sta figura dell'artista maledetto, sfigato... non esiste più!!!"
"ma tu lavoreresti per la nike?"
"cos'è fare l'artista oggi? è creare contesti, situazioni, starci nel mezzo"
A cura di Morbin da TRIBU#13, FEB*005