ARTHUR SCHOPENHAUER - Schopenhauer e Nietzsche -

è una creazione di Carlotta Ricci



A questo punto è forse più facile cogliere il significato storico delle filosofie di Schopenauer e Nietzsche e comprendere come esse, pur nella loro profonda diversità, sorgano tuttavia da un problema unico: quello del significato da dare al presente in una concezione del mondo di fatto desacralizzata, in cui questo stesso presente sembra navigare in un continuo divenire, ormai disancorato da scenari metafisico-religiosi.
In tale contesto il valore da dare al presente non può più essere quello di un suo collegamento con un futuro, mai destinato ad attuarsi. Esso deve valere in sé oppure non valere affatto. Ecco quindi riaffacciarsi, alla rinnovata domanda "che valore dare al presente?", la risposta greca e la risposta orientale.

La risposta greca dava valore al presente proprio perché disimpegnato da qualsiasi futuro e da qualsiasi strategia. Esso potrà essere quindi inteso solo come immediata aderenza alla vita. La risposta orientale invece scopriva nel presente, in quanto tale, il non-essere, cioè l’irrazionale e il fondo illusorio dell’esistenza. Quest’ultima sarà anche la posizione di Schopenhauer , mentre Nietzsche aderirà all’altra, a quella greca.

Schopenhauer prende a prestito dall’oriente, e più precisamente dalla filosofia-religione indiana delle Upanisad e poi del Buddhismo, una concezione estranea al nostro sentire europeo e fondata sulla svalutazione di questo mondo e della stessa dimensione dell’essere. Nietzsche si riallaccia ad una mitica situazione culturale-esistenziale greca in cui la vita affrontata con energia creativa trovava, in un atteggiamento pre-cristiano e pre-europeo, la possibilità di essere accettata e valorizzata in sé.
C’è da dire che se da una parte tale concezione della grecità può, sulla base della filosofia pre-socratica e delle opere di Eschilo e Sofocle, risultare fondata, dall’altra essa nasce anche come proiezione dell’anima tedesca sempre alla ricerca di un’autentica e solare salute psicofisica di cui essa sente fortemente la mancanza.

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