Silvia: traduttrice dall'Italia alla Svizzera

Di Barbara Leone.

Silvia sta prendendo la laurea specialistica alla Scuola per Interpreti e Traduttori di Forlì. Ha deciso di trasferirsi per un semestre di studio in Svizzera e qui in pochi giorni è stata scelta da un'azienda per uno stage retribuito. Ecco il racconto della sua esperienza come traduttrice all'estero

Silvia ha una laurea triennale in lingue e a dicembre prenderà la specialistica in traduzione settoriale. Dopo aver provato a cercare un lavoro in Italia, ha deciso di partire per un semestre di studio in Svizzera. Appena arrivata ha trovato lavoro come traduttrice, con uno stage retribuito. Ed ha possibilità di essere assunta alla fine dello stage. Per Silvia la realtà che ha trovato in Svizzera è molto diversa da quella lasciata in Italia e per questo sta pensando di trasferirsi definitivamente in Svizzera per continuare a svolgere il lavoro per cui ha studiato.

Come hai deciso di intraprendere la carriera di traduttrice?
Ho scelto la strada della traduzione perché fin dai tempi del liceo avevo una grande passione e riuscivo molto bene nelle lingue, ma conoscevo molte persone che studiavano lingue all'università e mi sembrava che studiassero cose molto teoriche e letterarie e che avessero poco a che fare con le lingue. Ho pensato che la traduzione fosse un'ottima soluzione per dare un'applicazione tecnica alla mia generica passione per le lingue e crearne una professione. Dopo vari percorsi un po' tortuosi, sono arrivata a settembre 2007 alla SSLMIT di Forlì per la specialistica e devo dire che è stata la scelta migliore della mia vita.

Come è stata la tua esperienza alla SSLMIT di Forlì?
La serietà e l'utilità di questa scuola è davvero sorprendente, non sembra quasi di stare in un'università italiana. Questo soprattutto per il basso numero di studenti e per l'obbligo di frequenza. Si riescono a fare cose impensabili in altri posti come lavori di gruppo e gite al di fuori dell'orario. I professori si fanno in quattro per aggiornarsi sui nuovi programmi di traduzione assistita e sulle tecniche di documentazione. Ti danno il numero di cellulare e ti procurano perfino colloqui di lavoro. Molti lavorano come liberi professionisti e ci hanno sempre detto che purtroppo in Italia le tariffe sono basse, i traduttori spesso non sono considerati veri professionisti e difficilmente si riesce a vivere con questo mestiere, soprattutto nel caso di combinazioni linguistiche come spagnolo e inglese. Io studio tedesco, inglese e francese e ho sempre pensato che per avere un compenso dignitoso avrei dovuto cercare soprattutto nei paesi di lingua tedesca.

Hai provato a cercare lavoro in Italia?
Un mio professore di traduzione mi aveva presentata ad una agenzia di traduzione che cercava un collaboratore. Sono andata da loro a fare un colloquio, pagando il viaggio di 600 km e una notte in albergo di tasca mia. Abbiamo parlato per un paio d'ore. Per tutta la giornata mi hanno riempita di parole come "idea, progetto, opportunità", ma le uniche cose che ho capito io sono state "stage di 6 mesi" e "non possiamo pagarti molto perché in Italia il costo del lavoro è alto". Insomma mi hanno promesso, in teoria, un bel lavoro, quello per cui ho studiato, ma non mi hanno parlato della retribuzione.

Perchè hai deciso di partire per la Svizzera?
L'idea della Svizzera come paese dove i traduttori se la cavano bene ce l'avevo in testa da un po', ma non era una realtà che conoscevo personalmente. Era un po' un sogno in cui mi rifugiavo quando vedevo i miei amici italiani disoccupati. La possibilità di andare in Svizzera si è presentata per caso. Ero già stata diverse volte all'estero per conto mio e quindi alla specialistica non avevo fatto domanda Erasmus. Una volta scaduto il bando me ne sono un po' pentita, ed ecco che si è presentata l'occasione di partire con una convenzione che la SSLMIT ha stipulato con una scuola di Zurigo. Non sono quindi ufficialmente in Erasmus e quindi non percepisco la borsa di studio prevista per questi scambi, ma a sorpresa la scuola Svizzera mi ha offerto un contributo molto simile, quindi ho accettato.

Perchè, appena arrivata in Svizzera, hai deciso subito di cercare un lavoro?
Una volta arrivata ho pensato subito di cercare uno stage sia perché mi serve per guadagnare crediti universitari e anche perché la vita in Svizzera è abbastanza cara e mi faceva comodo guadagnare qualcosa. Gli stage in Svizzera infatti sono sempre retribuiti. Magari non moltissimo, ma mi sono resa conto che la filosofia del lavoro gratuito e dello sfruttamento dei neolaureati qui proprio non esiste. In meno di una settimana dal mio arrivo in Svizzera, grazie all'aiuto di un professore che si è mobilitato per me, ho trovato uno stage in un'agenzia di traduzione.

Come si è svolto il colloquio?
Mi ha sorpreso come ci sia stato un solo colloquio in cui abbiamo subito deciso la retribuzione per lo stage e quella futura nel caso di assunzione. Dopo 3 minuti mi è stato subito chiesto "quant'è la tua richiesta di retribuzione?". Abbiamo concordato un compenso per le 100 ore di stage e, se tutto andrà bene, al termine di questo, comincerò a collaborare con contratto a tempo indeterminato. L'agenzia per cui lavoro è riconosciuta dall'università e quindi ho firmato subito un regolare contratto di stage fornito dalla facoltà. Non mi è stata chiesta, come sempre accade qui in Italia, una prova gratuita, e il lunedì successivo ho iniziato subito a lavorare. Quello che mi ha colpito è stata l'efficienza e la velocità con cui tutto si è svolto. Ho chiesto ad un professore un contatto per uno stage, ho inviato il mio curriculum e entro due ore avevo già un appuntamento per un colloquio. Nel giro di 4 giorni in tutto avevo già iniziato a lavorare. Quello stesso curriculum l'avevo spedito a tante agenzie in Italia chiedendo uno stage (ovviamente non retribuito) e l'unica che mi aveva richiamato l'aveva fatto dopo tre mesi!

Come è stata la tua esperienza in questi primi giorni dello stage?
Devo dire che la scuola mi ha preparata molto bene e quindi fin dall'inizio sono stata in grado di svolgere in autonomia i compiti che mi venivano assegnati. Ho iniziato solo da 2 settimane, ma sono state molto intense. Per ora il mio compito è quello di tradurre l'intero sito internet dell'agenzia dal tedesco in italiano. La mattina lavoro in ufficio e, nei giorni in cui non sono occupata con le lezioni e trovo un po' di tempo, posso lavorare anche da casa. Poi spedisco al responsabile un'email con il mio lavoro e l'annotazione del tempo lavorato. Le prime traduzioni sono state corrette da un revisore, che tra l'altro insegna nella mia università, che mi ha dato una valutazione molto positiva. Mi è stato dato un login per un software online e quando avrò finito di tradurre il sito potrò cominciare a lavorare su quello. I clienti caricano i testi da tradurre, che arrivano automaticamente a tutti i traduttori con quella coppia linguistica, che possono accettare il lavoro. Posso andare in ufficio per lavorare con i programmi di traduzione assistita o di riconoscimento vocale, oppure lavorare da casa.

In queste settimane hai notato differenze tra la Svizzera e l'Italia?
La cosa che mi sorprende è che il mio non è un caso isolato. Tutti gli studenti che ho conosciuto hanno già avuto esperienze di lavoro qualificanti, molti guadagnano abbastanza da non pesare sui genitori e potersi godere la vita (questo anche perché in Svizzera chiunque riceve borse di studio, non solo chi ha redditi talmente bassi da non potersi comunque permettere di studiare!) e soprattutto hanno fiducia nel futuro. Questa è la cosa che davvero mi mancava in Italia e che qui sto recuperando. Ormai vivevo in un contesto dove tutti avevano perso la speranza e la stavo perdendo anch'io. Pensavo che c'avrei messo anni a trovare un impiego e che comunque questo impiego non mi avrebbe mai permesso di essere indipendente. Purtroppo mi rendo conto che non tutti possono fare un'esperienza come la mia. Se non avessi avuto il sostegno economico dei miei genitori ovviamente non avrei nemmeno potuto pensare di andare a studiare all'estero. In Italia è naturale che chi ha mezzi di famiglia può andare avanti e chi non li ha si deve rassegnare a studiare vicino a casa e non avere mai una chance. Questa è una grande ingiustizia. In Svizzera importa poco cosa fanno i tuoi genitori, perché se sei bravo lo Stato ti mette davvero a disposizione i mezzi necessari per studiare quello che vuoi e dove vuoi. Ho scoperto quindi anche un paese molto democratico, dove mi piacerebbe vivere. Penso davvero che l'Italia non si meriti i suoi giovani, visto che abbiamo perso tutti la speranza. I pochi che non l'hanno persa pensano comunque che il loro futuro sarà una lotta impari contro un mercato del lavoro ostile. Non credo che la Svizzera sia un Paradiso, ma almeno mi sembra che ci tenga ai suoi giovani!


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