Maturità 2015: traccia svolta saggio breve sullo sviluppo scientifico e tecnologico

Di Valeria Roscioni.

Saggio breve prima prova maturità 2015 tecnico-scientifico svolto. Lo svolgimento della traccia sullo sviluppo scientifico e tecnologico

MATURITÀ 2015: LE TRACCE SVOLTE DELLA PRIMA PROVA

MATURITA’ 2015: TRACCIA SVOLTA SAGGIO BREVE SVILUPPO SCIENTIFICO E TECNOLOGICO. La prima prova della Maturità 2015 è in corso. In questo articolo puoi trovare lo svolgimento della traccia del saggio breve di ambito tecnico-scientifico: “Lo sviluppo scientifico e tecnologico dell'elettronica e dell'informatica ha trasformato il mondo della comunicazione, che oggi è dominato dalla connettività questi rapidi e profondi mutamenti offrono vaste opportunità ma suscitano anche riflessioni critiche”.

PRIMA PROVA MATURITA’ 2015: SVOLGIMENTO DEL SAGGIO BREVE DI AMBITO TECNICO-SCIENTIFICO. Ecco la traccia svolta della tipologia 4 valida per lo svolgimento del saggio breve o articolo di giornale dell’ambito tecnico scientifico alla prima prova della Maturità 2015.

La comunicazione è sempre stata uno dei pilastri fondamentali della vita dell’uomo. Nel corso dei secoli, i metodi e mezzi tramite i quali gli esseri umani interagivano fra di loro sono cambiati, riflettendo di volta in volta il segmento temporale al quale essi appartenevano. Se ad esempio nella preistoria si comunicava soprattutto attraverso gesti e suoni che ora ci appaiono sconclusionati e senza senso, oggi invece si è passati all’impiego di strumenti altamente tecnologici che consentono di interagire in tempo reale con chiunque dall’altra parte del mondo.
Tuttavia se fino a qualche anno fa a stupire e lasciare sbigottiti chiunque –e, fra questi, soprattutto i “nostalgici” di carta, penna e buste affrancate- era l’immediatezza tempistica con la quale si comunicava, al giorno d’oggi è invece il dissolversi della socializzazione umana a colpire. A volte difatti sembra che i vari strumenti social e le infinite potenzialità dei nostri smartphone, favoriscano più lo sfumare di un qualunque tipo di rapporto umano piuttosto che garantirne l’esistenza, la quale appare sempre più vincolata ad un universo virtuale piuttosto che reale. L’essere costantemente connessi implica infatti una continua consultazione degli strumenti tecnologici, in particolare degli smartphone. In pratica è impossibile oramai andare ad una cena, uscire con gli amici, andare a teatro o al cinema senza che ci si porti con sé il telefonino. Lo smartphone è costantemente sotto osservazione da parte dei proprietari, i quali indipendentemente dal luogo in cui si trovano, non fanno altro che gettare lo sguardo su di esso. A questa dinamica si collega ineluttabilmente Daniele Marini, quando dice che non vi sono più «i confini delle sfere della vita» di ognuno, dal momento che si usa il cellulare anche «quando si è talvolta con ospiti o in famiglia». Si dovrebbe riflettere su quanto di positivo ci possa essere in un tale atteggiamento e su quanto questa iper connettività sia effettivamente benefica per i rapporti umani. Se è vero che essa è nata proprio per favorire l’interazione tra le persone, per abbattere i confini geografici talvolta esistenti fra amici e parenti, di contro oggi essa parrebbe annullare ogni capacità di reale connettività. Si assiste insomma ad un impellente fiorire di interazione virtuale e, contemporaneamente, ad una lenta morta di socialità reale.
A questo fattore ne consegue un altro, vale a dire quello della dipendenza tecnologica. Scordare lo smartphone a casa infatti, implica due spiacevoli situazioni. La prima è il nervosismo del proprietario, il quale benché abbia amici e parenti fisicamente vicini, si sente come se fosse isolato dal mondo intero. La seconda è quella dell’ansia per il giudizio degli altri, al quale si incorre indiscutibilmente nel momento in cui si risulta “irraggiungibili”. E’ come se nessuno di noi potesse godere del beneficio di non essere rintracciato; non importa se ci troviamo in viaggio o se stiamo dormendo; la frase “la persona chiamata al momento non è disponibile” volendo citare Maurizio Ferraris e la sua Ontologia del telefonino, è interdetta dai tempi contemporanei. E’ come se tutti indistintamente fossimo in dovere di essere rintracciabili. A volte quindi è come se si perdesse la dimensione intima della vita di ognuno. E’ come se fosse proibito non condividere con chiunque, quando invece dovremmo avere sempre la libertà di scegliere come e con chi farlo. Si ha però l’illusione di poterlo fare e quindi a volte, è come se ognuno di noi fosse vittima dell’iper connessione.
Del resto, nel 1999 il filosofo Paul Virilio nella sua Bomba informatica, stabiliva la possibile e reale pericolosità della tecnologia, classificandola come un ordigno di distruzione di massa troppo sottovalutato.
Qual è la soluzione quindi? La giusta misura ovviamente; è necessario che ognuno di noi possieda la capacità di discernere, di saper distinguere con reale criticità il potere della tecnologia. Dobbiamo essere in grado di sfruttare appieno quanto di positivo ci dà l’iper-connettività, senza però farci divorare da essa. Forse la chiave sarebbe semplicemente quella di dar maggior peso ai momenti intimi, di capire quanto essi meritino di essere immortalati nella memoria di ognuno; e, soprattutto, comprendere che per fare ciò non basta un semplice selfie, ma occorre aprire la mente alle emozioni reali. Anche lasciandole talvolta intime e non necessariamente “in sharing”.