Analisi del testo maturità 2015: traccia svolta su Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino

Di Chiara Casalin.

Traccia maturità 2015, analisi del testo su Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino: ecco lo svolgimento del tema dai tutor di Studenti.it

Non perdere le tracce e i temi svolti della prima prova:

MATURITÀ 2015: LE TRACCE SVOLTE DELLA PRIMA PROVA

ANALISI DEL TESTO MATURITA’ 2015, TRACCIA SVOLTA SU IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO DI CALVINO– Quest’anno il Miur ha proposto Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino come brano per la traccia di analisi del testo della maturità 2015. I maturandi devono svolgere la traccia in 6 ore di tempo, con il solo aiuto del loro vocabolario di italiano.
Ma come può essere svolta la traccia di analisi del testo della maturità 2015? I tutor di Studenti.it ce ne hanno fornito un esempio. Eccolo qui:

TRACCIA ANALISI DEL TESTO SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO, CALVINO - SVOLGIMENTO:

Biografia:
Italo Calvino nasce nella città di Santiago de Las Vegas, a Cuba, nel 1923 dove i genitori, biologi, dirigono una scuola di agraria e un centro sperimentale di agricoltura. Giovanissimo, nel 1925 tutta la sua famiglia Calvino si trasferisce in Liguria, a Sanremo, dove lo scrittore trascorrerà la prima parte della sua vita dino all’adolescenza. Nel ‘41 si trasferisce a Torino per intraprendere gli studi universitari e si iscrive alla Facoltà di Agraria. La sua vena artistica inizia fin da giovanissimo, quando comincia a comporre i primi racconti, poesie e testi teatrali. Nel 1943, per evitare di essere arruolato nell’esercito repubblichino di Salò dopo l’8 settembre, entra nella brigata comunista Garibaldi e sale in montagna, dove inizia la sua esperienza di vita partigiana. Di quell’esperienza lo colpirà molto lo spirito partigiano dei suoi compagni che in Risposta all’inchiesta "La generazione degli anni difficili" del 1962 descrive così: “un’attitudine a superare i pericoli e le difficoltà di slancio, un misto di fierezza guerriera e autoironia sulla stessa propria fierezza guerriera”.
Alla fine della guerra, nel 1945 Calvino lascia la Facoltà di Agraria per iscriversi a Lettere e si laurea con una tesi su Conrad. Si avvicina negli stessi anni agli ambienti del PCI entrando in contatto con intellettuali del calibro di Natalia Ginzburg e Cesare Pavese che diventano i primi lettori dei suoi racconti. Inizia a collaborare con il quotidiano "l’Unità" e con la rivista “Il Politecnico” di Elio Vittorini.
Comincia anche a lavorare presso la casa editrice torinese Einaudi con famosi collaboratori e consulenti, tra cui Pavese e Vittorini stessi. Proprio su suggerimento di Pavese viene pubblicato nel 1947 il primo romanzo di Italo Calvino il Sentiero dei nidi di ragno di stampo neorealista, come la successiva raccolta di racconti Ultimo viene il corvo del 1949. Dopo il Sentiero dei nidi di ragno l’autore non scriverà più romanzi ma racconti lunghi.

Contenuto
Il “sentiero dei nidi di ragno” è il primo romanzo dell’autore pubblicato nel 1947 e ambientato in Liguria negli anni della seconda guerra mondiale e della resistenza partigiana. L’autore scrive l’opera da giovanissimo, fra i ventidue e i ventiquattro anni, e dimostra una notevole autonomia di giudizio e di ispirazione letteraria in quanto questo romanzo risulta decentrato rispetto agli stereotipi di un ideale di rappresentazione letteraria della Resistenza.
Il libro racconta la storia di un ragazzino di circa 10 anni chiamato Pin, orfano e con una reputazione pessima, e delle sue avventure al tempo della lotta partigiana. Il ragazzo si trova spesso nei guai: spesso si scontra con la sorella che accusa di avere relazioni con il nemico, il soldato tedesco, e viene messo in prigione con l’accusa di aver rubato una pistola. Dopo essere evaso dal carcere si rifugia in un luogo segreto che ha delle connotazioni quasi magiche: si tratta di un sentiero in cui i ragni fanno il loro nido. Dopo innumerevoli vicissitudini, Pin si illude di aver trovato l’amico e l’esempio che ha sempre cercato in un partigiano chiamato Cugino, un compagno con cui condividere il suo universo fantastico frammisto di sogni e illusioni.

Commento:
Calvino, testimone e protagonista della Resistenza partigiana, vuole raccontare questa esperienza combattuta da ragazzi lasciati allo sbaragli e impreparati di fronte all’esperienza bellica. L’autore nella sua Prefazione programmatica all’edizione del 47 definisce il suo romanzo (il primo e l’unico che un esempio di “letteratura impegnata” che provoca i “detrattori della Resistenza”, da un lato, e i “sacerdoti d’una Resistenza agiografica ed edulcorata”. Egli dunque non vuole raccontare in maniera mimetica, non ha intenzione di rappresentare i migliori partigiani, ma i peggiori, quelli che si sono gettati in questa lotta furiosa senza averne piena conoscenza, che hanno agito sulla spinta di uno scatto umano che li ha resi delle forze capaci di entrare nella Storia. Scrive una storia partigiana priva di qualsiasi atto di eroismo, senza nessun eroe positivo. Lo scopo dell’autore è quello di rappresentare questo tema, troppo solenne e impegnativo per le forze dell’autore, affrontando l’argomento di scorcio, ricorrendo ad un artificio stilistico che è quello dell’allontanamento dalla materia narrata, che viene raccontata attraverso il filtro degli occhi del bambino Pin. Lo sguardo del bambino, poco coinvolto ideologicamente, determina una distorsione della realtà e la lotta partigiana che ne deriva sembra avere molti tratti in comune con la fiaba. I partigiani sono rappresentati senza realismo, non si contribuisce a creare nessuna apologia della resistenza, ma quella che emerge è l’umanità, a volta anche banale e semplice di questi uomini uniti nella missione di liberare l’Italia dall’oppressione straniera. Il romanzo si configura prima di tutto come un romanzo di formazione e risente del contagio con il romanzo di avventura per ragazzi sul tipo dell’Isola del Tesoro di Stevenson e i suoi partigiani assomigliano quasi a pirati. Questa tendenza alla fiaba e al fantastico che trasfigura il reale non lo perderà mai fino agli anni 70. L’unico capitolo in cui emerge un’attenzione più importante alla politica è il nove, in cui troviamo uno splendido dialogo tra due partigiani. Si tratta dell’unico momento in cui l’autore prende la parola in maniera diretta. Vi si trova un discorso politico fondativo rispetto alla sua posizione politica negli anni ’50.

ANALISI:

1) Il sentimento di inadeguatezza di Pin e la sua difficoltà di ragazzino a collocarsi nel mondo sono temi esistenziali, comuni a tutte le generazioni. Rifletti su come questi motivi si sviluppano nel brano.

Si tratta della presentazione del protagonista, il personaggio è sospeso tra due mondi, ma non sente di appartenere a nessuno dei due. Si sente inadeguato nei confronti dei suoi compagni, da cui viene scacciato, lasciato da parte e maltrattato ma anche nei confronti dei grandi, che pure lo allontanano. Il ritratto del protagonista non ignora il realismo di Verga, visto che in queste pennellate si intravedono molti tratti in comune con Rosso Malpelo, quindi di un bambino incapace di vivere gli anni che ha e di comportarsi come tale. Cerca di emulare i comportamenti comportarsi degli adulti che incontra, assumendo i loro modi spesso violenti e volgari. Si impadronisce di quelle attitudini e quei tratti che lui, bambino, percepisce distintivi degli adulti e a cui vuole conformarsi. In questo personaggio sembra essere condensate le letture di cui si nutre il giovane Calvino e vi si riconoscono tratti comuni coi personaggi di Stevenson. La difficoltà a trovare la propria collocazione nel mondo è un sentimento comune a tutte le generazioni, anche se spesso è considerato un elemento associabile esclusivamente all’adolescenza, un’età in cui ogni individuo deve formare la propria personalità e cerca dei punti di riferimento a cui aggrapparsi e a cui conformarsi per abbandonare la fanciullezza ed entrare nel mondo degli adulti. Si sperimenta un nuovo rapporto con il proprio io, con gli altri, si intessono relazioni sociali. Così come Pin, maschera autoriale, anche lo scrittore Calvino si sentiva inadeguato per parlare della sua esperienza di Resistenza in prima persona. Da ciò emerge che anche gli adulti, in particolare circostanze, possono sentirsi inadeguati di fronte alle circostanze del mondo, e cercano la propria via per superare le difficoltà che la vita spesso impone. Pin è distante da i suoi compagni e non riesce nemmeno ad accedere all’esperienza diretta della vita dei cosiddetti “grandi”. La sua sospensione è tra due mondi antagonisti, incomunicabili e in conflitto.

2) L'autore utilizza strategie retoriche come ripetizioni, enumerazioni, metafore e altre; introduce inoltre usi morfologici, sintattici e scelte lessicali particolari per rendere più incisivo il suo racconto; ne sai indicare qualcuna nel testo?
L’autore utilizza delle strategie retoriche che gli permettono di rendere con immediatezza e forza le caratteristiche del personaggio Pin, il suo sentimento di inadeguatezza, le sue sensazioni, i suoi sogni e la sua realtà. Si parte quindi dalle ripetizioni, in cui emergono le parole chiave del passo: le parole ragazzi e grandi si susseguono nel corso del brano, vengono reiterate più e più volte a creare i due estremi di un mondo che non si incontrano ma di cui Pin vorrebbe partecipare. La sintassi del testo è caratterizzata dall’enumerazione di sintagmi predicativi. Le frasi si susseguono secondo uno stile breve e paratattico giocato sulla coordinazione e sulla presenza della punteggiatura che garantisce un ritmo vivace. Dal punto di vista morfologico le frasi sono semplici e i verbi principali sono spesso degli infiniti presenti, a volte introdotti dall’articolo (si veda il fare uno scherzo alla prima riga) seguiti dall’indicativo presente che l’ascia spazio al passato prossimo nei discorsi diretti (te l’ho detto). All’impiego del modo indicativo si associa l’uso del pronome che polivalente, il quale si trova qui impiegato con significato generico per introdurre subordinate che nell’italiano standard avrebbero bisogno di congiunzioni più puntuali. Il lessico è costruito attraverso l’impiego di un linguaggio ordinario e quotidiano, che attinge dall’esperienza viva del protagonista bambino e che non disdegna l’impiego di termini bassi e lontani dalla tradizione letteraria “alta”. Troviamo metonimie, una su tutte la spalle per le spalle. Nelle righe finali abbiamo l’impiego di una sinestesia (osteria fumosa e viola). Vi si trovano anche allusioni metaforiche all’amore carnale, personificato dalle donne e alla paura per il potere rappresentato dai carabinieri.

3) Cosa vuole significare l'espressione "nebbia di solitudine che gli si condensa nel petto"? Ti sembra che sia efficace nell'orientare la valutazione su tutto ciò che recede?
L’espressione orienta in modo puntuale la valutazione del passo in questione. Per comprenderlo occorrerà fare un passo indietro e riprendere l’immagine sinestetica dell’osteria fumosa e viola. In Questa immagine si condensa un punto di vista originale rispetto al clichè topico dell’osteria. Il punto di vista del bambino restituisce un’immagine fumosa dell’osteria. Essa è vista quasi come un luogo magico, un mondo “dei grandi”, un palcoscenico per il piccolo uomo che gioca ad imitare gli atteggiamenti e i discorsi di cui non comprende bene il significato, ma in cui di fatto non si fa che sottolineare la sua solitudine profonda, il suo profondo senso di insoddisfazione. La nebbia: potrebbe rappresentare i dubbi e la confusione che si affollano nel cuore del ragazzo cui non vuole mettere chiarezza e appunto confusamente nell’osteria prima farà arrabbiare i soldati e poi ridere e ancora commuoverli fino alle lacrime. La solitudine: del ragazzo è data dal non poter trovare soluzione alla sua confusione e a non avere nessuno con cui parlarne, tutto questo accresce il senso di abbandono ed emarginazione. “Nebbia di solitudine che si condensa nel petto” è inoltre un’immagine molto suggestiva che alla base ha un collegamento basato sulla sinestesia e la metafora poiché la nebbia è un fenomeno meteorologico visibile all’occhio umano e invece la solitudine è un sentimento non visibile, ma proprio come la nebbia non ti permette di vedere chiaramente anche la solitudine ti getta nello sconforto senza avere una chiara visione di sé.

Interpretazione complessiva ed approfondimenti.
Il Sentiero dei nidi di ragno si inserisce nell’alveo del romanzo di formazione (il tedesco Bildungsroman). Vi si racconta la storia di maturazione del protagonista, la sua evoluzione dalla fanciullezza all’età adulta e il racconto è frammisto delle emozioni e dei progetti del protagonista. Un romanzo di formazione a cui può essere collegato il romanzo in questione è L’isola di Arturo di Elsa Morante per la sua dimensione quasi fiabesca. Si collega senz’altro al personaggio verghiano di Rosso Malpelo, un ragazzo inasprito dai giudizi per via del suo aspetto e più volte allontanato e maltrattato. Come già anticipato molto della narrazione, in particolare la dimensione di avventura, fiaba e magia deriva da L’isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson. Lo stesso autore, sottolineando nella Prefazione le letture che lo hanno maggiormente condizionato, dice che voleva scrivere qualcosa di simile a Per chi suona la campana di Hemingway, ma finì con lo scrivere qualcosa più vicino a L’isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson. Nelle sue pagine Calvino dedica un segreto omaggio anche a Nievo (Confessioni d’un Italiano) ricalcando l’incontro di Pin con Cugino su quello di Carlino con lo Spaccafumo.