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Se studi in italiano paghi le tasse, se lo fai in inglese no

Nuova iniziativa del Politecnico di Torino che fa discutere: sostituite alcune facoltà dalle stesse tenute in inglese

di Flavia Grossi 2 gennaio 2008

Il Rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, è il protagonista di un'iniziativa che, appena nata, fa già divampare le polemiche. Il 35% dei corsi attivati quest'anno nel suo Ateneo sarà erogato in lingua inglese, al fine di spingere l'Università verso una più veloce internazionalizzazione dei suoi studenti. Per tutti i corsi infatti è attivato il primo anno in inglese e la possibilità è estesa anche a Biella e Vercelli, le sedi distaccate: nella prima si tratta di Ingegneria Tessile, che sostituisce l'analogo corso in italiano soppresso, mentre a Vercelli sono state chiuse Ingegneria Elettronica e Informatica, sostituite da "Electronic and Computing Engeneering". Inoltre, prendono il via in inglese anche 3 lauree di Architettura e 6 specialistiche di Ingegneria. Il Rettore motiva così l'iniziativa:"vogliamo favorire l'internazionalizzazione e la propensione verso altri Paesi dei ragazzi e mescolare il sangue, inserendo stranieri anche nelle sedi decentrate".

L'idea di fondo è quella di attrarre un maggior numero di studenti stranieri, ad oggi sono il 6% e, per riuscire nell'intento, sono state attivate anche 250 borse di studio da 10.000 euro ciascuna, da distribuire secondo il merito. La novità però non riguarda soltanto la lingua usata nelle facoltà, ma investe soprattutto il pagamento delle tasse universitarie: chi studierà in inglese non le dovrà pagare, mentre gli studenti che scelgono di affrontare i corsi in italiano, perché non conoscono l'inglese o perché preferiscono studiare nella loro lingua, sborseranno 1.500 euro.

Da qui nascono tutte le polemiche che riguardano in primis la discriminazione della nostra lingua a favore di quella inglese e quindi l'eliminazione di alcune facoltà sostituite dalla loro versione anglofona. Ne consegue che chi non conosce l'inglese, ma vuole frequentare, ad esempio, Ingegneria Tessile, non potrà più farlo a Torino. Ne abbiamo parlato con il responsabile di "centopercentoitaliano" Giorgio Pagani: "credo che le affermazioni di Profumo siano gravi perché questa è una discriminazione al contrario. C'è un fenomeno di "autocolonizzazione" importante di cui nessuno parla".

La questione non è soltanto culturale, ma anche economica perché: "i paesi anglofoni risparmiano moltissimo sull'insegnamento della lingua straniera, mentre qui si spende per assumere docenti madrelingua inglese". Infatti, i paesi anglosassoni destinano tutti i fondi, che risparmiano erogando pochi corsi sulle lingue straniere, alla ricerca riuscendo in questo modo ad avere disponibile un'enorme quantità di risorse da destinare alle Università. Invece come afferma Pagani: "Il Rettore Profumo vuole assumere docenti di madrelingua inglese, per cui gli italiani pagheranno le tasse per far trovare lavoro a professori anglofoni".  Il problema infine rischia di andare a intaccare l'uso e tutto quel che di culturale sia legato alla nostra lingua perché: "tutto questo può danneggiare l'italiano che, se questo caso diventasse modello, si trasformerebbe in una lingua dialettale perdendo progressivamente la sua funzionalità e rimarrebbe giusto come lingua degli affetti".

Oltre a quello della nostra lingua, Pagani riflette anche sul futuro degli studenti: "in questo modo si preparano i ragazzi a trovare lavoro ovunque tranne che nel loro paese. Considerando che, in realtà, all'estero lavorano solo quelle eccellenze italiane che esportano la nostra cultura e il made in Italy".

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