Il Rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, è
il protagonista di un'iniziativa che, appena nata, fa già divampare le
polemiche. Il 35% dei
corsi attivati quest'anno nel suo Ateneo sarà erogato in lingua inglese,
al fine di spingere l'Università verso una più veloce
internazionalizzazione dei suoi studenti. Per tutti i corsi infatti è
attivato il primo anno in inglese e la possibilità è estesa anche a
Biella e Vercelli, le sedi distaccate: nella prima si tratta di
Ingegneria Tessile, che sostituisce l'analogo corso in italiano
soppresso, mentre a Vercelli sono state chiuse Ingegneria Elettronica e
Informatica, sostituite da "Electronic and Computing Engeneering".
Inoltre, prendono il via in inglese anche 3 lauree di Architettura e 6
specialistiche di Ingegneria. Il Rettore motiva così
l'iniziativa:"vogliamo favorire l'internazionalizzazione e la
propensione verso altri Paesi dei ragazzi e mescolare il sangue,
inserendo stranieri anche nelle sedi decentrate".
L'idea di fondo è quella di attrarre un maggior numero di studenti
stranieri, ad oggi sono il 6% e, per riuscire nell'intento, sono state
attivate anche 250 borse di studio da 10.000 euro ciascuna, da
distribuire secondo il merito. La novità però non riguarda soltanto la
lingua usata nelle facoltà, ma investe soprattutto il pagamento delle
tasse universitarie: chi studierà in inglese non le dovrà pagare,
mentre gli studenti che scelgono di affrontare i corsi in italiano,
perché non conoscono l'inglese o perché preferiscono studiare nella
loro lingua, sborseranno
1.500 euro.
Da qui nascono tutte le polemiche che riguardano in primis la
discriminazione della nostra lingua a favore di quella inglese e quindi
l'eliminazione di alcune facoltà sostituite dalla loro versione
anglofona. Ne consegue che chi non conosce l'inglese, ma vuole
frequentare, ad esempio, Ingegneria Tessile, non potrà più farlo a
Torino. Ne abbiamo parlato con il responsabile di
"centopercentoitaliano" Giorgio Pagani: "credo che le affermazioni di
Profumo siano gravi perché questa è una discriminazione al contrario.
C'è un fenomeno di "autocolonizzazione"
importante di cui nessuno parla".
La questione non è soltanto culturale, ma anche economica perché: "i
paesi anglofoni risparmiano moltissimo sull'insegnamento della lingua
straniera, mentre qui si spende per assumere docenti madrelingua
inglese". Infatti, i paesi anglosassoni destinano tutti i fondi, che
risparmiano erogando pochi corsi sulle lingue straniere, alla ricerca
riuscendo in questo modo ad avere disponibile un'enorme quantità di
risorse da destinare alle Università. Invece come afferma Pagani: "Il
Rettore Profumo vuole assumere docenti di madrelingua inglese, per cui
gli italiani pagheranno le tasse per far trovare lavoro a professori
anglofoni". Il problema infine rischia di andare a intaccare
l'uso e tutto quel che di culturale sia legato alla nostra lingua
perché: "tutto questo può danneggiare l'italiano che, se questo caso
diventasse modello, si trasformerebbe in una lingua dialettale perdendo
progressivamente la sua funzionalità e rimarrebbe giusto come lingua
degli affetti".
Oltre a quello della nostra lingua, Pagani riflette anche sul futuro
degli studenti: "in questo modo si
preparano i ragazzi a trovare lavoro ovunque tranne che nel loro paese.
Considerando che, in realtà, all'estero lavorano solo quelle eccellenze
italiane che esportano la nostra cultura e il made in Italy".