TEMA DI ARGOMENTO STORICO

Di Redazione Studenti.

1° prova maturità 2003: lo svolgimento della traccia della Tipologia C di argomento storico

TEMA DI ARGOMENTO STORICO
<per vedere la traccia completa clicca qui>

Ogni guerra è fatta in nome della pace, di un diritto imprescindibile, la libertà, oppure in nome della religione.
Eppure, in questi elementi, c’è qualcosa che stona sempre: la morte, la distruzione e allora è forse anche troppo scontato chiedersi perché si lotta per ciò che è connaturato all’uomo, ma che forse egli stesso non ha voluto e non vuole riconoscersi. Perché cominciare con la guerra, se l’oggetto di questo lavoro è l’affermazione dei diritti umani? Perché come già in parte esposto, l’uomo non riesce a prescindere dalla violenza per affermare un elemento distintivo tra il suo essere e la bestialità che invece continua a circondarlo.
Non è scontato, né troppo semplicistico ricordare gli ultimi avvenimenti bellici: l’accanimento nella ricerca di un presunto motivo (armi nucleari?) per poter liberare un popolo (o addirittura il mondo!), da uno spietato dittatore, è stato soltanto l’ennesima giustificazione per affermare... cosa? Appunto, cosa afferma ogni guerra? La restituzione della pace, dei diritti dell’uomo, che dovrebbero essere uguali per tutti?

No, perché nessuno oggi ricorda cosa è successo, se non una serie di immagini dei nostri simpatici corrispondenti che ci sorridevano dalle loro postazioni parlando di avvenimenti che in realtà non erano ciò che succedeva davvero. E che diritti pensiamo di vegliare e/o affermare, se poi per strada evitiamo il poveraccio di colore che ci lava i vetri?
Ecco, il punto è questo: dove comincia la visione della globalizzazione, economica, culturale e sociale, per poi finire in quella interrazziale e dove soprattutto comincia e finisce la volontà e l’essenza dell’affermazione dei diritti umani?
Facciamo un po’ di conti e cerchiamo di capire bene a cosa si va incontro in questi ultimi anni.
Esempio concreto, che stona e fa crollare ogni discorso, ogni guerra, ma soprattutto ogni dignità umana, è l’esistenza della pena di morte. Quale è la situazione nel mondo? Ecco un po’ di dati... partendo proprio dal paese che più di tutti si batte e afferma di farlo per restituire la pace in ogni luogo: gli USA.

LA SITUAZIONE NEGLI USA
Pur essendo uno degli stati più evoluti del mondo e avendo un teoricamente efficiente sistema legislativo, negli USA ci sono molte discriminazioni verso alcuni gruppi di persone.

MALATI DI MENTE
Molte persone affette da ritardi o malattie mentali sono attualmente ospitate nei bracci della morte. Amnesty International ha documentato i casi di oltre 50 detenuti affetti da gravi problemi mentali giustiziati a partire dal 1982, in contrasto con la risoluzione 1989/64 del Consiglio Economico e Sociale dell'ONU nella quale si raccomanda l'eliminazione della pena capitale per coloro che sono affetti malattie mentali o che hanno capacità mentali estremamente limitate. In diversi stati la soglia di capacità mentale fissata al di sotto della quale non si può giustiziare una persona è estremamente bassa, e solo nove stati proibiscono l'inflizione di una condanna a morte quando l'imputato è mentalmente ritardato. La soglia di ritardo mentale è un QI di 70.
Johnny Frank Garrett: nel febbraio 1992 fu giustiziato per lo stupro e l'omicidio di un'anziana suora nel 1981, quando aveva solo 17 anni. Psicotico cronico, aveva subito danni al cervello e da bambino aveva subito violenze fisiche e sessuali (la giuria non fu messa al corrente di quest'ultima circostanza). Molti ordini di suore e il Papa chiesero la grazia, che non fu concessa. Nollie Martin: giustiziato in Florida nel maggio 1992, aveva QI 59. Soffriva inoltre delle conseguenze di gravi ferite alla testa riportate quand'era bambino, e anch'egli aveva subito violenze fisiche e sessuali. Fu condannato a morte nel 1978 per l'omicidio di una donna bianca; Martin trascorse oltre 13 anni nel braccio della morte rotolandosi sul pavimento della cella. Aveva continuo bisogno di cure mediche a causa delle allucinazioni di cui soffriva; sbatteva la testa e i pugni contro la parete della cella e tentava di mutilarsi, a quanto pare a causa del rimorso per il crimine commesso.

NERI
Più del 40% dei condannati a morte negli USA sono neri, sebbene essi costituiscano soltanto il 12% della popolazione totale. Circa l'80% dei condannati a morte sono riconosciuti colpevoli di omicidi di bianchi, nonostante neri e bianchi siano vittime di omicidi in misura simile. Solo nel 1986 la Corte Suprema stabilì che i procuratori non potevano escludere potenziali giurati solamente in base alla razza (caso Batson vs. Kentucky).
Inoltre, negli USA e in pochi altri stati (negli ultimi anni Nigeria, Pakistan, Iran, Iraq, Rwanda, Bangladesh, Barbados, Arabia Saudita) può essere condannato a morte e giustiziato anche chi era minorenne al momento del reato. In alcuni processi, la giovane età non è neppure introdotta nel dibattimento in quanto circostanza attenuante. Otto condannati minorenni su nove sono neri o ispanici; la maggioranza proviene da ambienti estremamente degradati e aveva subito violenze sessuali e fisiche da bambini, aveva un basso QI, soffriva di malattie mentali o aveva subito danni al cervello.
In Indiana e Vermont il limite d'età per il quale è prevista la pena di morte è 10 anni.
Charles Rumbaugh: il primo criminale minorenne giustiziato negli USA dal 1964 (11 settembre 1985). Fu condannato a morte nel 1980 per un omicidio commesso nel corso di una rapina effettuata all'età di 17 anni.

LA SITUAZIONE OGGI NEL MONDO
La pena di morte è l'attuazione del principio etico-giuridico in base al quale lo Stato può decidere legittimamente di togliere la vita ad una persona. Ma di fronte agli elenchi di alcolizzati, malati di mente, emarginati di ogni tipo mandati a morte si ha l'impressione di essere davanti ad un potere che disinfesta, un "potere giardiniere", che si incarica di estirpare le erbacce. Ad essere giustiziati non sono soltanto gli omicidi, ma anche i responsabili di reati economici, talvolta molto lievi.Spesso i processi non sono equi e regolari. In Iran negli anni scorsi sono stati celebrati processi della durata di pochi minuti, davanti ad un giudice non indipendente (un'autorità politico-religiosa), e si sono conclusi con una sentenza di morte, inappellabile, eseguita quasi immediatamente. Negli USA, in un sistema giudiziario assai evoluto, un errore commesso da un avvocato d'ufficio inesperto (come, ad esempio, un leggero ritardo nella presentazione di elementi a discarico) può comportare la fine di ogni speranza per l'imputato.

LA SITUAZIONE IN ARABIA SAUDITA
Si viene giudicati in base alla Shâri'a, la legge sacra; nel mese sacro del Ramadan viene osservata una tradizionale moratoria esecuzioni. La pena di morte viene comminata per reati sessuali, di droga, sabotaggio, corruzione, stregoneria, masticazione di qat, produzione/distribuzione/ assunzione di alcol.
Le esecuzioni hanno normalmente luogo al termine di processi iniqui, nell'ambito dei quali mancano le più elementari garanzie.
Gli imputati possono non essere rappresentati da avvocati difensori e le confessioni, anche se ottenute mediante tortura, sono accettate come prove valide dalle corti e possono addirittura costituire l'unica prova a fondamento della condanna a morte. I metodi usati sono la decapitazione con una spada affilata per gli uomini e il plotone di esecuzione per le donne; le donne sposate riconosciute colpevoli di adulterio possono anche essere lapidate.
Le esecuzioni hanno luogo nei principali centri del Regno, di solito in occasione delle preghiere del venerdì pomeriggio, in una piazza davani al palazzo del governatore provinciale; un medico è presente ed ha il compito di certificare il decesso del condannato. Il metodo della decapitazione è particolarmente violento sia per la vittima che per coloro che vi assistono: la morte inflitta con questo sistema viene comunemente ritenuta veloce e pietosa, in realtà in diversi casi sono stati necessari più colpi prima che la vittima venisse dichiarata morta dopo essere stata sottoposta ad una sofferenza indicibile.

LA SITUAZIONE IN CINA
La Cina è il paese dove si contano il maggior numero di condannati a morte, anche se mancano statistiche ufficiali in materia. Tra i circa 65 reati vi sono l'omicidio, il traffico di droga, alcuni reati economici, politici, d'opinione, il commercio di pornografia, l'uccisione di alcuni animali sacri.
Vengono spesso organizzate manifestazioni di massa per la lettura della sentenza di morte, e l'esecuzione viene compiuta subito dopo: i condannati vengono mostrati al pubblico con la testa reclinata, le mani legate dietro la schiena ed un cartello con il nome e l'indicazione dei crimini commessi legato al collo. Vi è una violazione dei diritti fondamentali: molti trascorrono il periodo che va dalla condanna a morte all'esecuzione ammanettati e coi ferri alle caviglie; inoltre vengono quasi sempre espiantati gli organi del condannato, ma senza chiedere il consenso alla famiglia.

LA SITUAZIONE IN ITALIA
In Italia, tutti gli stati preunitari ad eccezione della Toscana prevedevano la pena di morte, che nel 1889 fu tuttavia abolita dall'ordinamento del Regno d'Italia con il codice Zanardelli. Reintrodotta dal fascismo per i più gravi delitti politici nel 1926, e per quelli comuni nel 1930, fu definitivamente sostituita con un decreto legislativo dell'agosto 1944, dopo la caduta del fascismo, dall'ergastolo. La Costituzione italiana, ribadendone all'articolo 27 il divieto e riaffermando il principio secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell'umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, ha lasciato in vigore la pena di morte solo per i casi previsti dalle leggi militari di guerra; anche questi casi sono però definitivamente caduti nel 1994.

L'UE CONTRO LA PENA DI MORTE
Il 29 giugno 1998 a Lussemburgo i 15 ministri degli Esteri dei Paesi dell'Unione Europea si sono schierati compatti per l'abolizione universale della pena capitale, per una battaglia che diventa un elemento intrinseco della politica UE in materia di diritti umani; l'UE infatti pone tra le condizioni per l'adesione la non applicazione della pena di morte. Questa crociata è sostenuta inoltre da un forte movimento di opinione pubblica.
Durante la riunione dei ministri dell'UE, si è ricordato un dato importante: l'84% delle esecuzioni mondiali avviene in quattro paesi; nel 1997, in Cina sono state eseguite 1644 condanne a morte, in Iran 143, in Arabia Saudita (dove viene praticata la decapitazione) 122, negli USA 74. E tutto ciò senza riuscire a debellare la criminalità, come si prefiggevano i sostenitori della pena capitale. Inoltre, in alcuni Paesi (fra cui gli USA) vengono giustiziati anche minori, mentre in Cina i soldati dei plotoni di esecuzione puntano solo contro certe parti del corpo dei condannati per preservarne altre che vengono destinate agli espianti e quindi al commercio d'organi.
L'Italia è in prima linea in questa battaglia, infatti fu l'Italia che a Ginevra presentò la mozione contro la pena di morte alla commissione per i diritti umani dell'ONU. Perché scrivere di pena di morte e non dei diritti umani? Tema fuori traccia? No, ma analisi del problema dall’opposto punto di vista, ma purtroppo proprio da quello che è ciò che dobbiamo evitare e invece continuiamo a tollerare, gestire, sopportare.
E questo avviene perché anche se l’umanità continua a progredire e ad affermare la sua potenza, in realtà cerca soltanto di coprire la propria fragilità nel poter vivere in simbiosi non con la natura o quanto altro cerca disperatamente di raggiungere, ma semplicemente non riesce a vivere con sé, con il proprio genere. E questo stesso parlare continuo di diritti e globalizzazione e villaggio mondiale comune, è solo l’esorcizzazione della paura profonda che l’homo sapiens non riesce ad accettare: il proprio vicino. E non importa che esso sia di un colore, piuttosto che di una religione...o di una fede calcistica diversa. E’ un essere umano, come tutti gli altri, con gli stessi diritti e come tale, ha i miei stessi diritti; può portarmi via parte di me...e l’uomo non è pronto a questo.