Test d'intelligenza e di Personalità

Di Micaela Bonito.

Alcuni dei metodi psicosometrici: Test di intelligenza e Test di personalità. Differenze e finalità.

METODI PSICOMETRICI

- Introduzione - Caratteristiche dei test - Tipi di test - Test attitudinali - Test di intelligenza - Test di personalità



Test di intelligenza


Questi test sono destinati alla misurazione del livello intellettivo generale del soggetto e danno pertanto un unico punteggio, definito "quoziente intellettivo" (QI).

Il capostipite è il test di Binet (1905), rivisto da Terman ed altri (1906, 1937 e 1960), portando alla stesura della scala di Standford-Binet.
Il test prevede una serie di prove il cui grado di difficoltà è in relazione all’età del soggetto: esse variano dalle semplici manipolazioni d'oggetti e dalla coordinazione visuo-motoria al ragionamento astratto e alla memorizzazione di vari materiali (immagini, figure geometriche, numeri, frasi e contenuti di brani), con prevalenza di prove verbali rispetto a prove di carattere percettivo e sensoriale.
Infatti, benché i test venissero elaborati in modo da includere un’ampia varietà di funzioni, nella sostanza si dava particolare rilievo alle capacità di giudizio, comprensione, ragionamento, considerate da Binet componenti essenziali dell’intelligenza.

Viene calcolato, quindi, il QI della persona, ottenuto dal rapporto tra l’ "età mentale" (EM: valu-tata sulla base del numero di prove superate, ovvero l’età equivalente a quella dei bambini nor-mali di cui il soggetto aveva eguagliato il rendimento) e l’ "età cronologica" (EC).
IQ=EM/EC

Nel 1939, Wechsler, sia per una serie di difficoltà tecniche di natura statistica legate alla scala suddetta sia perché le metodologie impiegate nell’infanzia non danno risultati soddisfacenti in altre fasce d’età, propose un’altra scala, soprattutto per misurare l’intelligenza negli adulti, scala successivamente aggiornata con la pubblicazione della "Wechsler Adult Intelligence Scale" (WAIS) e della "Wechsler Intelligence Scale for Children" (WISC, 1949, 1955, 1974 e 1987).
Questa scala presenta una serie di prove verbali (cultura generale, comprensione, analogie, memoria di cifre, ragionamento aritmetico, definizione di vocaboli) e una serie di prove di "performance" (riordinamento di figure, completamento di figure, disegni coi cubi, ricostruzione di figure, associazione simboli-numeri). Ogni prova è ordinata secondo difficoltà di grado crescente.
Questo test permette di valutare le capacità cognitive del soggetto implicate nella soluzione di ogni singola prova, consentendo di differenziare le eventuali funzioni coinvolte nella formazione dell’intelligenza.
I risultati standardizzati vengono riferiti a tabelle preordinate che permettono la valutazione del QI.
Esso, inoltre, permette anche la misurazione psicometrica del deterioramento mentale attraverso due sottoprove, denominate "prove che tengono", che si riferiscono ad acquisizioni di base (intelligenza "cristallizzata") come la cultura generale, la definizione di vocaboli, la ricostruzione di figure, e "prove che non tengono", che si riferiscono all’intelligenza "fluida", ovvero in grado di applicarsi a situazioni nuove.

Infine, un test d’intelligenza somministrato anche collettivamente, e di facile impiego, è quello delle "matrici progressive di Raven" (1938, 1947).
Si tratta di 60 matrici di difficoltà crescente: il soggetto deve scegliere, tra diverse alternative, la parte che completa il disegno astratto che sta osservando.





Test di personalità

Questi test sono utilizzati per valutare gli aspetti o i tratti della personalità del soggetto.

Se ne distinguono tre tipi:
1. "inventari autografici";

2. "questionari di personalità": si basano su autodescrizioni dei soggetti.

Il più noto ed utilizzato è il "Minnesota Multiphasic Personality Inventory" (MMPI, del 1940), creato da S. Hathaway e J.C. McKinley, uno strumento di autovalutazione che nella clinica permette un orientamento sulla diagnosi dei disturbi della personalità.
Il test comprende 550 domande a cui il soggetto deve rispondere "vero", "falso", "non so"; risposte utilizzate per calcolare i punteggi ottenibili su 4 scale di validità: il punteggio del "dubbio" (?), desunto dalla totalità dei "non so"; il punteggio della "menzogna" (L) che riproduce il numero false fornite dal soggetto per apparire in una luce più favorevole; il punteggio della "validità" (F) che conta il numero delle prove che il soggetto non ha compreso o a cui non ha dato attenzione; il punteggio dell’ "atteggiamento" (K), che valuta l’atteggiamento del soggetto nei confronti del test. La sintesi dei 4 punteggi delinea appunto il profilo della personalità.

3. "test proiettivi": il soggetto viene invitato a descrivere materiale verbale o visivo, privo di nessi e con diversi livelli di organizzazione, in modo che le risposte fornite possano evocare inconsci vissuti interiori, in altro modo censurati: bisogni, desideri o paure. L’interpretazione delle risposte fornite sopporta la valutazione delle particolarità di personalità del soggetto.
R icordiamo:
a. il "test di Rorschach" (1921), dal nome dell’ideatore, che consiste in 10 tavole con macchie d’inchiostro simmetriche, 5 grigio-nere con diverse sfumature, 2 grigio-rosse, 3 policrome: s'invita il soggetto a descrivere cosa possano rappresentare (pareidolia); dopo l’inchiesta, cioè la richiesta di spiegazioni su cosa abbia determinato le risposte, si procede alla complessa siglatura delle risposte.
La siglatura avviene in base a 3 elementi: l’area scelta (dove si rivela se la risposta interessa tutta la figura o un dettaglio); il contenuto (che può essere umano, animale, anatomico, geografico…); fattori quali colore, forma, movimento… della macchia.
In particolare: i punteggi di individuazione mettono in luce il funzionamento delle attività cognitive; le risposte relative alla forma indicano le capacità d’ordine; le risposte-movimento la creatività; le risposte-colore la penetrabilità del soggetto rispetto all’ambiente; le risposte chiaro-scure gli stati emotivi sia generali che umorali.

b. Il "Test di Appercezione Tematica" (TAT, 1935), ideato da Morgan e Murray e costituito da 31 tavole, di cui 1 bianca e le altre contenenti stimoli con diversi gradi di strutturazione. Vengono scelte 20 tavole a seconda dell’età e del sesso del soggetto, e viene richiesto di realizzare delle storie su di esse. Alla fine si procede con un’inchiesta, e tutte le risposte fornite dal soggetto vengono siglate.
Secondo Murray, il racconto è lo specchio della personalità del soggetto che interpreta o narra; gli elementi da studiare nella storia sono: l’eroe, con cui il soggetto di solito si identifica; i fattori intrinseci rappresentati dai sentimenti e dalle tendenze che caratterizzano la condotta dell’eroe; i fattori estrinseci che rivelano il suo adattamento all’ambiente.
A differenza del "test di Rorschach", che tende ad un’analisi formale della personalità, il "TAT" mette in evidenza le situazioni emozionali ed interpersonali.