Test Medicina addio? Ad Enna arriva l’alternativa rumena

Di Valeria Roscioni.

Test Medicina: il piano B arriva in Italia. La rumena “Dunarea de Jos” apre ad Enna le Facoltà di Medicina e Professioni Sanitarie

TEST MEDICINA ADDIO? AD ENNA SI PUO’. Il Test di medicina 2015 si avvicina, la tensione sale e le voci che stanno circolando non sono di certo d’aiuto per gli studenti che in questi giorni ce la stanno mettendo tutta per sedersi preparatissimi di fronte alle domande della prova d’accesso dell’8 settembre. È infatti di queste ore la notizia che ad Enna sta nascendo una Università in cui sarà possibile iscriversi a Medicina e a Professioni Sanitarie senza superare il test d’ingresso. In realtà, però, le cose non stanno esattamente così. A scatenare il putiferio è stata l’attivazione ad Enna di una succursale della Dunarea de Jos di Galati avente sede fino ad ora solo in Romania. Si dovrebbe trattare di un'università rumena in piena regola, con tanto di docenti rumeni, grazie a cui quello che potrebbe essere definito “il più classico piano B per coloro che non superano il Test di Medicina" arriverà in Italia già a partire da quest'anno. Una novità dietro cui ci sono la Fondazione Proserpina e una convenzione tra l'assessorato della Sanità e il rettore dell'ateneo statale della Romania Dunarea De Joso.

Test Medicina 2015: gli studenti preferiscono Professioni Sanitarie?

UNA FACOLTA’ DI MEDICINA RUMENA AD ENNA. "Attiveremo due corsi di laurea, quello in Medicina e Chirurgia e quello in Professioni sanitarie - ha dichiarato l’amministratore delegato di Fondazione Proserpina Mirello Crisafulli a Repubblica.it - i locali sono stati messi a disposizione dall'ospedale di Enna. Altre aule ancora sono in costruzioni e 13 sono già state ultimate con i fondi dei rumeni, altre ancora le realizzeremo grazie alle tasse d'iscrizione", tasse che si aggireranno tra i novemila e i diecimila euro per Medicina, e tra i quattromila e i cinquemila euro per Professioni Sanitarie. Dunque basterà pagare per evitare il Test di Medicina o quello di Professioni Sanitarie ed ottenere un titolo perfettamente valido anche in Italia? Non esattamente. Stando a quanto affermato da Crisafulli “Per accedere ai due i corsi di laurea bisognerà frequentare 10 settimane di corso di lingua, e poi superare i test d'ammissione, essenziale sapere il rumeno. Per il primo anno accademico i posti complessivamente saranno 120, 60 per ogni corso, ma già si pensa a raddoppiarli, per il prossimo anno.” Le tempistiche? Perfette per chi non supera le prove d’accesso: i corsi di rumeno partiranno a fine settembre e i test si svolgeranno a novembre in modo da poter partire subito con l’anno accademico 2015-2016.

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LA NUOVA FACOLTA’ DI MEDICINA E’ GIA’ AL CENTRO DELLE POLEMICHE. Dunque sembra che una selezione ci sarà comunque, non resta che capirne la natura. Intanto, però le associazioni studentesche hanno già detto la loro criticando aspramente l’apertura di una succursale italiana dell’ateneo rumeno. “L’Unione degli Universitari che da anni lotta al fianco degli studenti di Palermo, Catania e Messina per ribadire il libero accesso come diritto di ogni studente non può accettare una provocazione simile. – si legge nella nota diffusa dall’Udu- Ci chiediamo come sia possibile che, a distanza di così pochi chilometri, nello stesso territorio possa avvenire una simile discriminazione: chi potrà pagare un’università privata avrà accesso agli studi in Medicina mentre tutti gli altri resteranno vincolati dalla legge che regolamenta l’accesso a tale facoltà. Il diritto agli studi non può in alcun modo essere vincolato dal potere finanziario degli aspiranti studenti. […] Ci preme mettere in guardia gli studenti da quelle che saranno le possibilità reali di questo corso di studi, negli anni è sempre risultato molto difficile fare il passaggio da un corso di studi estero (perché di questo si tratta) ad uno italiano, convalidare le materie e principalmente fare in modo che il proprio titolo di studi sia poi spendibile in territorio italiano.
La nostra non è una crociata contro un’università ma in favore di un diritto, l’unica soluzione che pensiamo possa mettere sullo stesso livello ogni studente è quella dell’abolizione del numero chiuso anche negli atenei pubblici, altrimenti staremo giustificando una vicenda che ha tanto il sapore della solita “trovata all’italiana”."

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