Specializzazioni Medicina: dopo il test non si possono selezionare solo i migliori

Di Valeria Roscioni.

Test Medicina: la selezione meritocratica è quella del numero chiuso, non delle Specializzazioni. L’opinione del Professor Bellelli su Il Fatto Quotidiano

SPECIALIZZAZIONI MEDICINA: DOPO IL TEST NON SI POSSONO SELEZIONARE SOLO I MIGLIORI. La polemica riguardante il numero chiuso a Medicina sta entrando sempre più nel vivo soprattutto ora che, complici i ricorsi e l’attesa del bando, sta prendendo il sopravvento una visione d’insieme che unisce le problematiche relative al test d’ingresso 2015 a quelle riguardanti il nuovo concorso per le Scuole di Specializzazione. Proprio questo tipo di approccio è alla base di un interessante articolo di Andrea Bellelli, Professore Ordinario di Biochimica all’Università di Roma La Sapienza, che su Il Fatto Quotidiano spiega che non possiamo permetterci di selezionare solo i medici migliori.

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TEST MEDICINA: QUANTI DOVREBBERO ESSERE I POSTI DISPONIBILI? Un’affermazione che non significa affatto che occorre essere a favore dell’abolizione del numero chiuso a Medicina. Anzi: i test d’ingresso per la Facoltà di Medicina devono rimanere in quanto unica selezione meritocratica effettivamente fattibile. Secondo Bellelli, infatti, dato che si ha bisogno di avere chirurghi disponibili 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno non è possibile che il reclutamento avvenga solo ed esclusivamente in modo meritocratico. La selezione che avviene con i Test di Medicina deve dunque per prima cosa tenere conto del fabbisogno effettivo di medici nel momento in cui stanzia i posti disponibili. Tale fabbisogno è stimabile intorno a 3 4 medici in servizio ogni mille abitanti. Il che significa che “il ricambio necessario per l’Italia è di circa 5.500 medici e chirurghi all’anno”.

NUMERO CHIUSO MEDICINA: SUPERARE IL TEST DOVREBBE ESSERE UNA GARANZIA. "Non è possibile pensare di reclutare ogni anno i “migliori” 5.500 medici e chirurghi per la semplice ragione che non c’è base di selezione: il sistema formativo universitario del paese è in grado a malapena di coprire il fabbisogno. – scrive Bellelli - I medici e chirurghi che si laureano in Italia ci servono tutti, fino all’ultimo.” Il concorso per le Scuole di Specializzazione Medica non dovrebbe, quindi, avere il ruolo che ha oggi di ulteriore selezione all’interno del gruppo dei laureati in Medicina perché scartare coloro che hanno già conseguito il titolo di dottori non solo è un costo per il Paese, ma è anche un meccanismo in grado di creare solamente disoccupazione. “Il nostro obiettivo deve invece essere quello di formare al meglio i nostri studenti in modo da garantire che anche il peggiore dei nostri laureati sia un professionista adeguato e valido” si legge nell’articolo da noi preso in considerazione, il che significa che una volta entrate le matricole devono avere la possibilità di diventare medici a tutti gli effetti. La selezione all’entrata, da questo punto di vista, è l’unica garanzia possibile per evitare uno spreco di risorse sia umane che economiche.

Tutto chiaro. Rimane solamente un dubbio: il test d'ingresso al momento è in grado di assolvere un onere così importante?

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