Abolizione test medicina: ecco perché non si può fare

Di Valeria Roscioni.

Abolire il numero chiuso e il test di medicina è impossibile: università in disaccordo col Ministro Giannini

TEST MEDICINA ABOLITO: IMPOSSIBILE! Questa potrebbe essere la posizione di Università e professori alla proposta di Stefania Giannini di abolire il test di Medicina stravolgendo alla base il numero chiuso. Così alle voci degli studenti contrari, e spaventati dal ritorno di un sistema che potrebbe favorire lo strapotere dei baroni, si sono aggiunte quelle dei docenti. A raccontarlo è Il Fatto Quotidiano che riporta il parere di Giuseppe Paolisso, professore ordinario e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Seconda Università degli Studi di Napoli.

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ABOLIZIONE TEST MEDICINA: I LIMITI. “Si può anche decidere di passare al sistema francese. Ma oggi non abbiamo aule, professori, risorse. Per farlo ci vogliono anni, regole precise e investimenti importanti. Altrimenti per le facoltà di medicina la situazione potrà solo peggiorare. E anche per gli studenti - ha dichiarato il docente spiegando la sua posizione - Il Ministro ha lanciato questa idea senza consultare nessuno”. Non si tratta di mera voglia di polemizzare perché non si è stati interpellati: numeri alla mano, in effetti, i problemi ci sono davvero: “A Napoli, ad esempio, siamo tarati per un numero di 440 studenti. Se dovessero diventare all’improvviso mille o duemila il sistema andrebbe sicuramente in tilt” ha spiegato Paolisso motivando la sua preoccupazione.

LE PROPOSTE DELLA GIANNINI: Abolizione test Medicina: entro luglio nuove regole

TEST MEDICINA ABOLITO: I LIMITI DEL SISTEMA FRANCESE. La Giannini sembra non aver considerato che almeno al primo anno, nonostante lei abbia sottolineato più volte che la selezione sarà durissima, le Università potrebbero trovarsi a fronteggiare un numero di iscrizioni esorbitante che si tradurrebbe in un carico ingestibile di lavoro anche per i docenti. Il tutto senza considerare che non è affatto detto che questo criterio offra effettivamente l’opportunità di valutare con maggiore attendibilità i futuri medici dato che, al momento, in Italia durante i primi dodici mesi si studiano soprattutto scienze di base.