Abolizione test medicina: l'UDU chiede di passare ai fatti

Di Chiara Casalin.

Test medicina: l’UDU replica alle parole del ministro Giannini sul superamento del test d’ingresso. Ecco cosa chiede il sindacato studentesco

ABOLIZIONE TEST MEDICINA – Le recenti dichiarazioni del Ministro Stefania Giannini sulla sua volontà di eliminare il test di medicina così com’è ora, mantenendo comunque un limite agli accessi, non hanno mancato di destare clamore, sia tra gli studenti che tra i sindacati studenteschi.
Secondo il Ministro, infatti, il test a crocette non è adatto a selezionare i futuri medici, ma comunque deve rimanere una forma di selezione che non porti al sovraffollamento dei corsi nelle università.
Unione degli Universitari ha diramato un comunicato proprio su queste ultime dichiarazioni del Ministro, chiedendo di passare ai fatti.

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ABOLIZIONE TEST INGRESSO MEDICINA – Il coordinatore nazionale di UdU Jacopo Dionisio, ha dichiarato infatti: “Il Ministro Giannini sostiene che l’immissione di tutti gli studenti nel sistema provocherebbe un automatico abbassamento della qualità dell’Università, rintracciando come problema del test il fatto che chieda elementi che andranno poi studiati nel corso di studi e individuando come unico strumento utile l’orientamento, visto che, a suo parere, il test preliminare di quest’anno ha ridotto il numero dei candidati. Tutto questo, dopo aver dichiarato, più di un anno fa, di voler affrontare il tema del superamento del test come strumento d’accesso alle facoltà a numero chiuso, con la promessa mai mantenuta della convocazione di un tavolo di confronto. Il test di ingresso si è dimostrato un sistema fallimentare, le alternative ci sono e dobbiamo iniziare a discuterne, invece di ripetere slogan triti e ritriti”.

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TEST MEDICINA – L’UdU si espressa anche sulla volontà del Ministro di affidare la responsabilità delle borse di studio alle università e non alle Regioni.
Dionisio in questo caso ha affermato: “il Governo deve investire in istruzione e diritto allo studio, almeno per reggere un confronto europeo da cui emerge che i finanziamenti italiani sono ridicoli, al fine di garantire effettivamente a tutti il libero accesso a un università pubblica e di qualità”.