Le conseguenze del conflitto

Di Carlotta Ricci.

Quarta ed ultima parte del percorso svolto sulla Prima Guerra Mondiale. Sai chi ha vinto la prima guerra mondiale? Beh, dovresti, ma in ogni caso eccoci in tuo aiuto: una tesina sulla Grande Guerra, un soccorso in ogni occasione

Il bilancio in vite umane e feriti della Grande guerra fu naturalmente senza precedenti: 8,5 milioni i morti, 20 milioni i feriti gravi. Alle perdite umane si aggiunse l'enorme distruzione di risorse materiali, che a livello economico si tradussero in un enorme aumento dei debiti pubblici degli stati. I governi europei vi fecero fronte stampando banconote in eccedenza e dando così origine a un forte processo inflazionistico, che provocò profonde tensioni sociali. Il problema dell'inflazione si aggiunse a quello strutturale della riconversione di un'economia di guerra in un'economia di pace.

Ciò nonostante, grazie al sostegno statale e alla domanda creata dall'opera di ricostruzione, la produzione crebbe nel biennio 1919-20, per poi entrare, però, in una fase di recessione che raggiunse il suo culmine nella grande crisi del 1929, vero presupposto economico della Seconda guerra mondiale.
Alle difficoltà che nel dopoguerra travagliarono la situazione interna dei paesi europei, corrispose, sul piano delle relazioni internazionali, il permanere di forti tensioni tra gli stati, diretta conseguenza dei trattati di pace di Parigi (1929), che avevano formalmente posto fine alla Grande guerra. Due erano, in particolare, i principali motivi di conflittualità: in primo luogo le pesantissime condizioni di pace imposte alla Germania, soprattutto l'entità del risarcimento dei danni di guerra che soffocava la ripresa economica tedesca; in secondo luogo il mancato riconoscimento all'Italia della Dalmazia, che le era stata promessa quando era entrata in guerra a fianco dell'Intesa. Tali questioni erano fortemente sentite dalle opinioni pubbliche italiana e tedesca. In Italia, essa fu trasformata nel mito della vittoria mutilata e utilizzata dal nascente movimento fascista per allargare il proprio consenso. In Germania, il risentimento per le durissime condizioni di pace divenne, per contro, l'humus politico e sociale del nazismo.

Questi problemi, insieme alla crisi economica, furono i principali fattori che favorirono l'instaurarsi di regimi nazionalistici e dittatoriali in Italia e in Germania, che, a loro volta, avrebbero scatenato la Seconda guerra mondiale. In questo senso, pur con una serie di importanti mediazioni, le conseguenze storiche della Grande guerra vanno considerate come altrettanti presupposti della Seconda guerra mondiale.
Sul piano culturale il primo dopoguerra segna l'inizio di una nuova situazione storica caratterizzata dalla caduta delle certezze tradizionali e dall'emergere di una disincantata coscienza della precarietà della condizione umana, sullo sfondo di una generale crisi di disorientamento etico e politico. Uno dei massimi interpreti letterari di questa temperie culturale fu il poeta Eugenio Montale (1896-1981), con la sua raccolta Ossi di seppia, scritta all'indomani della conclusione della Grande guerra, tra il 1920 e il 1925. Montale, nelle sue liriche, ci trasmette la visione di un mondo inaridito e corroso attraverso due simboli fondamentali, quello della pietraia, che ne esprime la desolazione e la sterilità, e quello del meriggio, del sole a picco, simbolo del suo disfacimento.