La guerra e le riflessioni di Freud

Di Carlotta Ricci.

Terza parte del percorso svolto riguardante la Prima Guerra Mondiale. Sai chi ha vinto la prima guerra mondiale? Beh, dovresti, ma in ogni caso eccoci in tuo aiuto: una tesina sulla Grande Guerra, un soccorso in ogni occasione

La guerra e le riflessioni di Freud
Grosz non rappresentò invece la guerra in quanto tale, ma i suoi responsabili: i grandi industriali, i politici, i militari. I suoi dipinti rappresentano sarcasticamente i loro vizi, la presunzione, l'arroganza, la volontà di potere e di ricchezza, l'aridità spirituale che si nascondono dietro la facciata della rispettabilità borghese (vedi Il generale, 1919).

Superata la fase iniziale di entusiasmo per la "voce del cannone", man mano che giungono le notizie dal fronte e si impone l'evidenza "dell'inutile strage", si fanno strada tra gli intellettuali il disagio e l'inquietudine non solo per il tempo presente ma anche per il futuro stesso del genere umano.

La voce più autorevole che si assume il compito di riflettere sul rapporto tra la civiltà occidentale e la guerra è quella di Sigmund Freud (1865-1939). Anche il padre della psicoanalisi non era rimasto immune dal turbine di patriottismo che aveva attraversato l'Europa. Ma un solo anno di guerra gli era stato sufficiente per rielaborare una lettura più distaccata degli avvenimenti in un brevissimo scritto, intitolato Caducità (1915), nel quale egli coglie tutta la complessità e la drammaticità del problema. Per Freud la guerra fa cadere definitivamente l'illusione che il processo di civilizzazione si sia sedimentato nell'animo e nel comportamento degli uomini: al contrario, è sufficiente che lo stato consenta e obblighi i cittadini all'uso legittimo della violenza affinché riemergano le più violente pulsioni aggressive.

Freud affida le proprie riflessioni sulla guerra a un saggio del 1915, Considerazioni sulla guerra e sulla morte, nel quale approfondisce il rapporto tra l'attività pulsionale e l'aggresività. Più tardi, quando l'evoluzione della storia europea e mondiale farà temere il riemergere della barbarie comparsa nella Grande guerra, Freud ritornerà sull'argomento sollecitato, nel 1932, da una lettera di Albert Einstein (1879-1955); vedi Riflessioni a due sulle sorti del mondo, che raccoglie lo scambio epistolare di Freud e Einstein.

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