Tesi di laurea? Falla pensando al lavoro

Di Tommaso Caldarelli.

Le indagini dimostrano che c'è più soddisfazione nel laurearsi così

Collegare la laurea al percorso lavorativo: è questa la marcia in più che manca ai laureati italiani. Se ne parla oggi sul Corriere della Sera sottolineando come il problema nei percorsi di laurea italiani sia proprio questo scollamento fra il percorso di studio e il successivo inserimento lavorativo. Per dirla in maniera sintetica, gli studenti italiani non si formano con un occhio al futuro.

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SCOLLEGATI - Piuttosto, si basano esclusivamente sulle loro passioni personali, impostando così un percorso di studi che non corrisponderà poi ad un effettiva vita lavorativa: il che, se è vero che nel momento della composizione della tesi o comunque del completamento del percorso di studi porterà divertimento e appagamento, con il proseguire del percorso professionale questo creerà frustrazione e insoddisfazione. Se ne parla oggi sul Corriere della Sera citando alcuni dati utili a comprendere la situazione.

LA BRUTTA FINE DI QUESTA TESI DI LAUREA -->>


LA MARCIA IN PIU' - Parla la direttrice del reclutamento di L'Oreal, grande azienda nel settore cosmetico, spiegando come ormai della tesi di laurea, proprio perché scollegata ad una visione professionale, i direttori del personale badino poco: "Si tiene conto di esperienze di stage o del percorso formativo, magari all'estero". Rincara il direttore di Bosch, spiegando come nelle facoltà tecniche, se si ha avuto la possibilità di fare stage in azienda, "l'elaborato finale risenta dell'esperienza", e questo costituisca così un "titolo preferenziale".

IL MINISTRO CHE COPIA LA TESI DI DOTTORATO -->>

SERVE UN CIRCUITO VIRTUOSO - Si tratta dunque di pensare un percorso virtuoso fra azienda e università: bisogna attrezzarsi per diventare utili proprio alla posizione in cui si vuole finire ad essere impiegati. Le indagini, come quella Stella realizzata sui laureati di un consorzio di atenei del nord Italia, dimostrano che i neolaureati sono in media poco soddisfatti del lavoro che hanno trovato (o comunque in maniera appena sufficiente). E i dati, ulteriormente, dimostrano che gli studenti - più del 50% -sarebbero disposti ad accettare un impiego "non coerente" con il titolo di studio acquisito. Insomma, che sarebbero pronti a gettarsi " a caso" nel mondo del lavoro.