Svolgimento scienze umane maturità 2015: tema di pedagogia e risposte

Di Chiara Casalin.

Svolgimento del tema di scienze umane della maturità 2015 e risposte ai quesiti di pedagogia

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SVOLGIMENTO TEMA SCIENZE UMANE SECONDA PROVA MATURITA’ 2015 PEDAGOGIA – La traccia della seconda prova di maturità 2015 del liceo delle scienze umane ha proposto un tema che chiedeva ai maturandi di riflettere sul rapporto scuola-lavoro, e più precisamente “sull’importanza del lavoro nel processo educativo”, partendo dalla lettura di un brano tratto dal testo Storia della pedagogia di Giovanni Giraldi. Oltre allo svolgimento del tema gli studenti dovevano anche rispondere a due domande a scelta tra le quattro proposte.
Qui sotto potete leggere il tema svolto di pedagogia per la seconda prova del liceo delle scienze umane della maturità 2015 e la risposta ai quesiti.

TEMA SVOLTO SCIENZE UMANE TRACCIA SECONDA PROVA MATURITA’ 2015 - Ecco il tema svolto: Cosa accomuna Kerschensteiner, Marx e Dewey? Malgrado le loro differenti posizioni e finalità politiche, costoro erano profondamente convinti della necessità di integrare, attraverso il sistema educativo e scolastico, lo sviluppo di abilità manuali e delle facoltà intellettuali. Se per Marx ed Engels ciò era necessario per l’abolizione della divisione sociale del lavoro a fondamento della società borghese e dello sfruttamento capitalistico, per Kerschensteiner e Dewey, che socialisti propriamente non erano (per il primo il socialismo era anzi considerato il principale nemico politico), l’apprendimento di specifiche competenze manualistiche e, in generale, lo sviluppo delle attitudini e delle abilità lavorative si poneva come condizione necessaria per la democratizzazione della società.
Alla base di questo principio, vi era l’idea, tutta moderna, che affinché uno Stato promuova lo sviluppo produttivo e industriale della nazione, è necessario che, attraverso la formazione di una classe dirigente preparata, sviluppi massimamente le proprie istituzioni politiche e democratiche. Per realizzare tale sviluppo, è essenziale al contempo che si formino dei “buoni” cittadini, in grado non solo di possedere delle capacità polivalenti e adattive rispetto alle specifiche esigenze del mercato, quanto di realizzare quell’integrazione necessaria allo sviluppo di una “comunità” che si percepisce come tale, legata cioè da un sentimento d’appartenenza comune, condizione indispensabile per l’effettiva integrazione ai processi sociali e, dunque, secondariamente, delle istituzioni.
Secondo Kerschensteiner, per il quale l’educazione scolastica coincideva con l’educazione civica, la formazione è precipuamente "formazione dell'essere individuale, acquisita mediante gli influssi della cultura, unitaria, articolata, evolutiva che rende l'individuo stesso capace di servire alla cultura con un lavoro fornito di valore obiettivo, e capace di partecipare spiritualmente ai valori obiettivi della cultura". Cosicché, per il pedagogista prussiano, l’educazione culturale non può essere disgiunta dal lavoro (e, nella fattispecie, dal lavoro manuale che dovrebbe essere impartito fin dalle scuole primarie): solo in questo modo, l’educazione “personale” diventa anche educazione “sociale”, ovvero la crescita e la realizzazione delle potenzialità individuali tenderanno a coincidere con lo sviluppo dello Stato, mediante l’utilità sociale dell’educazione.
Non diversamente, Dewey, da cui Kerschensteiner prendeva le mosse, riteneva che, per realizzare una compiuta democrazia, fosse necessaria la collaborazione di tutti i cittadini, i quali dovrebbero avere a cuore il “bene comune” e, dunque, lo sviluppo democratico stesso, inteso come strumento per la realizzazione dei singoli individui e delle loro potenzialità umane. Per far ciò, secondo il filosofo americano, era indispensabile agire sull’ambiente sociale stesso in cui l’individuo è inserito, attraverso il sistema educativo. Innanzitutto, quindi, si poneva l’esigenza dell’alfabetizzazione di massa, obiettivo principale della scuola primaria. In secondo luogo, però, era l’acquisizione delle competenze culturali e sociali (compreso lo sviluppo delle attitudini alla base delle competenze professionali) a porsi come premessa per la maturazione di una sensibilità “civica” da parte del futuro cittadino, il quale con la formazione di un pensiero critico e di una generale predisposizione alla cooperazione con gli altri (soprattutto attraverso l’apprendimento dei lavori d’equipe), potrà contribuire ad una piena realizzazione della società democratica.
Poiché una scuola democratica dovrebbe tendere non già ad imporre in maniera autoritaria precetti e insegnamenti, bensì a sviluppare le specifiche abilità e conoscenze dei singoli, è necessario che il formatore assecondi gli interessi personali dei suoi alunni, per trasformare al meglio le sue attitudini in competenze, integrare le esperienze di vita per realizzare quel senso di socialità e di “comunità” necessario allo sviluppo democratico. Cosa significa tutto ciò? Vuol dire immaginare una scuola che non sia una mera agenzia di socializzazione esterna ed aliena (per non dire “astratta”) dalla vita e dalle esperienze dell’individuo; significa, al contrario, rendere la scuola un’istituzione avente la funzione di integrare e rendere coerente tra loro le differenti esperienze di vita (tanto intellettuali quanto pratiche) cui l’individuo partecipa. Giacché lo sviluppo industriale comporta un progressivo allontanamento dalle esperienze di partecipazione dei giovanissimi al processo lavorativo, la scuola dovrebbe anzitutto valorizzare la funzione formativa dell’attività lavorativa (intesa come sviluppo delle capacità non solo pratico-manuali, ma anche relazionali-sociali), al fine di assicurare non solo l’acquisizione di determinate competenze pratiche, ma anche l’apprendimento delle abilità relazionali (socialità e socievolezza, lavoro di gruppo e “di squadra”), necessarie ad una società realmente e integralmente progressista e democratica. È necessario, quindi, che esista una contiguità tra le differenti esperienze di vita del bambino (in famiglia, nel gruppo dei pari, nella scuola), affinché tale contiguità assicuri lo sviluppo delle proprie competenze e capacità umane, fondamentali per il progresso sociale: “l’educazione – scrive Dewey- è una regola del processo mediante cui si giunge a partecipare della consapevolezza sociale; e che l’adattamento dell’attività individuale sulla base di questa consapevolezza sociale è il solo metodo sicuro di ricostruzione sociale. Questa concezione tiene in debito riguardo sia gli ideali individualistici che quelli socialistici. Essa è individuale perché riconosce la formazione di un certo carattere come la sola vera base del giusto vivere. È sociale perché riconosce che questo giusto carattere non deve essere formato soltanto mediante precetti, esempi o esortazioni individuali, ma piuttosto mediante l’influenza di una certa forma di vita istituzionale o di comunità sull’individuo, e che l’organismo sociale mediante la scuola come suo organo può dar luogo a dei risultati morali”.
Il pensiero dei classici come Kerschensteiner e Dewey è fondamentale per comprendere il contributo che tali pensatori e riformatori del Novecento diedero alla democratizzazione della società industriale dell’epoca, lacerata da apparenti irresolubili contraddizioni, profonde disuguaglianze e aspri conflitti tra classi sociali. Nella nostra società post-industriale, dominata non già da minor contraddizioni, bensì dal venir meno della centralità della “fabbrica” e del lavoro industriale, l’integrazione tra lo sviluppo delle capacità pratico-operative e quello delle facoltà intellettuali si pone necessario non già per provvedere all’effettiva esigenza dell’apprendimento di un “mestiere” da parte dell’alunno, quanto per realizzare compiutamente l’ “essere sociale” degli individui, presupposto per divenire cittadini, ovvero membri attivi e partecipanti politici di una comunità. Per questo motivo, il sistema formativo ed educativo dovrebbe rispondere non solo alla necessità di adeguamento della formazione alle esigenze del mercato (il quale richiede abilità sempre più flessibili, specializzate e al contempo “polivalenti”, cioè adattive alle necessità mutevoli della produzione) - cosa impensabile in un’epoca in cui, la precoce obsolescenza dei know how, derivante dall’accelerazione del progresso tecnologico e dal costante mutamento e sostituzione delle stesse tecnologie, presuppone una formazione “continua” fuori e dentro il mondo del lavoro - bensì alla crescita umana e civica dello studente che si appresta a divenire un cittadino democratico.

RISPOSTE TRACCIA SCIENZE UMANE MATURITA' 2015 - Ecco le risposte ai quesiti:

1. L’acquisizione di competenze e abilità intellettuali e pratiche legate allo svolgimento di una professione o di una mansione lavorativa favorisce la possibilità, da parte dell’individuo, non solo di formare conoscenze e competenze specifica, ma di una forma mentis flessibile alle esigenze dei processi produttivi, nonché all’emancipazione dell’individuo dai limiti auto-percepiti (come lo stesso Dewey a proposito della funzione psicologico-trasformativa del lavoro), costruendo in tal modo una identità sociale, funzionale al proprio ruolo professionale.

2. Il lavoro intellettuale e quello manuale sono accumunati dalla necessità di acquisire specifiche abilità cognitive necessarie allo svolgimento operativo delle mansioni, mentre differiscono per quanto concerne le competenze specifiche: pratico-manuali e teoriche, riflessive e analitiche. Tuttavia, molti autori tra cui Marx, Durkehim, Dewey, Kerschensteiner, hanno insistito sulla necessità d’integrare aspetti del lavoro manuale con aspetti di quello intellettuale, per la formazione pedagogica dell’individuo in quanto membro della società.

3. Vedi tema, in cui è ben chiarita la risposta.

4. Come sostenevano Dewey e Kerschensteiner, il ruolo dell’educazione è innanzitutto quello di formare buoni cittadini. Ciò si realizza non solo attraverso l’educazione civica, le conoscenze del funzionamento delle principali istituzioni politiche e sociali, bensì con l’acquisizione delle norme culturali e sociali specifiche del consesso civile. Il che significa sviluppare le attitudini personali e dell’individuo, per realizzare al meglio le nostre possibilità (come recita la nostra costituzione), nonché per sviluppare il senso di socialità che le attività di studio e lavorative favoriscono, essenziale per una compiuta realizzazione della società democratica e dell’integrazione in essa dell’individuo.