Tema sulla famiglia di ieri e oggi

Tema sulla famiglia di ieri e oggi A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Guida al tema o al saggio breve sulla famiglia di ieri e oggi: com'è cambiata la concezione del nucleo familiare negli anni

1Fase 0 – Riflessione iniziale

Tema quanto mai arduo, quello sulla famiglia! Ti offro qui una sorta di vademecum di alcuni punti che devi considerare. Intanto la questione da porre oggi non dovrebbe più essere “cos’è oggi la famiglia?”, bensì “dove stanno andando oggi le famiglie?”. Il plurale infatti aiuta ad avere immediata contezza che la definizione dell’evoluzione del ruolo familiare difficilmente può chiudersi all’interno di stretti confini, anzi: caratteristica propria della famiglia (o meglio delle famiglie) è l’avere carattere inclusivo verso l’esterno e non esclusivo verso l’interno. In definitiva: più si cerca di costringere il concetto di famiglia dentro etichette restringenti, più la si soffoca. Intanto, su un bel foglio di brutta copia, comincia a riflettere su questo tema, partendo dalla descrizione della tua famiglia e dagli equilibri o squilibri che ci sono in essa.  

2Fase 1: L’argomento: spunti e articoli da considerare

2.1Il concetto di famiglia

Come svolgere un tema sulla famiglia
Come svolgere un tema sulla famiglia — Fonte: istock

L’uso del termine “famiglie” non è strumentale ad una qualche forma di propaganda politica, bensì è il primo passo per addentrarsi nell’argomento: esistono infatti famiglie estese e nucleari, etero ed omo-genitoriali, monogamiche e poligamiche, patriarcali e matriarcali, ed altre ancora. Il discorso non deve poggiare sulla loro attestazione nella storia dell’umanità più o meno recente, ma è più utile, per addentrarci nel labirinto, individuare quel minimo comune denominatore che permette di attribuire ad ognuna il nome “famiglia”. Se ci si attiene al classico, ed anche significativo dato della famiglia come “organo di riproduzione della società”, ci lasciamo sfuggire tutto il novero delle coppie omosessuali o genericamente non eterosessuali, particolarmente quelle coniugate (e quindi responsabili anche dinanzi alla legge); se propendiamo per il sostegno dato “all’educazione dei figli”, non riusciamo ad individuare quelle relazioni pur non omosessuali in cui per scelta si decida di non procreare, rischiando di creare discriminazioni tra famiglie aventi pari diritti e nonostante questo di serie “A” e di serie “B”. 

Per arrivare quindi ad una corretta sintesi delle questioni in campo si può individuare nel “genoma sociale della famiglia” quella caratteristica immancabile che permette di accomunare tutti i nuclei familiari e trovare la motivazione della resistenza nel tempo del concetto di famiglia: l’esistenza di quattro fondamentali elementi vitali: non solo la sessualità di coppia e la generatività (cioè la possibilità o il desiderio di avere figli) ma anche e tipicamente il dono, ovvero il dare gratuitamente, e la reciprocità, l’aiutare sapendo di potersi fidare dell’aiuto altrui in caso di bisogno. Combinate tra di loro, queste caratteristiche risultano quindi essere la dotazione specifica di ogni famiglia, ovvero l’essenza che precede ogni definizione sociologica e giuridica, ovvero culturale.

2.2Biologia o cultura?

Alfred Kinsey, biologo e sessuologo statunitense
Alfred Kinsey, biologo e sessuologo statunitense — Fonte: getty-images

Senza girarci attorno, è facile per ognuno ricordare o quantomeno afferrare quante e quanto forti siano le resistenze di una parte del mondo civile non solo ai cambiamenti, ma anche agli studi sui cambiamenti che da tempo investono il concetto di “famiglia”: ambienti religiosi e politiche conservatrici si aggrappano quotidianamente a modelli preconcetti di famiglia, spesso per una comprensibile difficoltà ad afferrare l’evoluzione dei termini ed il fatto che, cosa tipica di ogni evoluzione, essa proceda per tentativi e sul lungo tempo. Il faro di questa visione del mondo è la definizione di famiglia come “biologica” o, più superficialmente, “naturale”.
Quello che però non è possibile ignorare, è che appunto – come già accennato – non solo esistono tutt’oggi vari tipi di famiglia, ma anche che alcuni di questi tipi non esistevano un tempo, ed altri sono scomparsi nel corso dei secoli.

Questo è solo uno dei tanti motivi, a lungo studiati ed approfonditi, che ha permesso al grande biologo e sessuologo Alfred Kinsey di scrivere un giorno che «Il mondo non è diviso in pecore e capre. Non tutte le cose sono bianche o nere. È fondamentale nella tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie discrete. Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte. Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto». (da Il comportamento sessuale dell'uomo, Bompiani, Milano 1950). La famiglia infatti, lungi dall’essere prodotto puramente naturale come un frutto – che nascerebbe, maturerebbe e perirebbe anche in totale assenza di qualsiasi contributo umano – riflette le condizioni della società in cui è immersa e di cui si fa specchio, ed è quindi un concetto culturale. La questione, non è di lana caprina o puramente accademica, ma interessa profondamente le scelte legislative dei vari Paesi e soprattutto l’atteggiamento degli individui in relazione a queste. Procediamo quindi a trattare l’esempio italiano, caratterizzato da un dibattito non sempre maturo attorno a questioni che meritano una trattazione tutt’altro che superficiale.

2.3Famiglia italiana e costituzione

Nel dibattito politico, una delle più ricorrenti argomentazioni contro l’equiparazione di matrimonio civile ed unione civile venne individuata nella dizione usata dalla Costituzione per definire la famiglia, al primo comma dell’articolo 29: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Quel naturale ha permesso di appellarsi ad una presunta “contrarietà a natura” delle unioni omosessuali, che quindi per questo motivo non meriterebbero legittimazione dinanzi allo Stato: senza deviare dall’argomento, è possibile attenersi al dibattito che si scatenò in Assemblea Costituente al momento di redigere il suddetto articolo per mostrare quanto poco solida sia una simile argomentazione. 

Il riferimento alla “società naturale” provenne infatti non da parte cattolica, bensì dal noto segretario del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti, mentre le riserve sul testo definitivo vennero avanzate proprio dagli ambienti cattolici: una simile, contro-intuitiva inversione dei ruoli ha una sua agile motivazione. La sinistra mirava ad evitare la pratica, propria del regime fascista, dell’ingerenza statale nell’autonomia della famiglia, che si era a lungo espressa tramite, ad esempio, l’obbligo di improntare l’educazione al sentimento fascista, o il divieto di contrarre matrimonio con ebrei. Mentre i cattolici, fallito il tentativo di inserire nella Carta Costituzionale il riferimento all’indissolubilità del matrimonio, non volevano che tramite l’espressione “società naturale” si potessero lasciare spazi interpretativi – in loro ottica – pericolosi e potenzialmente nocivi per il matrimonio, a riconferma di come la famiglia stessa non possa considerarsi un elemento isolato dal resto del mondo e quindi immutabile. 

Così, prima della riforma del diritto di famiglia del 1975, la moglie era per legge subordinata al marito e obbligata a seguirlo ovunque egli intendesse erigere dimora, i coniugi non avevano pari diritti e doveri, sui figli esisteva la sola patria potestà e i figli erano pesantemente sfavoriti se nati fuori dal matrimonio, secondo una discriminazione anche linguistica rimasta in piedi fino all’abolizione del termine “figlio naturale” operata solo nel 2014; prima della legge 194 del 1978 l’aborto era considerato per legge esclusivamente come reato; prima del 1 dicembre 1970, sempre per legge il divorzio non era ammesso, e via elencando

Per evitare di cadere in una simile fallacia logica, è bene ricordare come ruolo della legge in simili situazioni sia non quello di creare nuove categorie sociali, bensì quello di riconoscere quelle categorie già da tempo esistenti, le quali in assenza di un regime giuridico ben definito operano in una costante incertezza quotidiana: nel nostro Paese è stato così e per molti versi è ancora così con le unioni omosessuali, continua ad essere così per i discorsi relativi ad adozione e stepchild adoption. Indubbiamente questi cambiamenti così forti possono coglierci impreparati. Oltre a tutto ciò, non si può non ricordare come la famiglia tradizionale, come modello inscindibile, debba fare i conti anche con il numero di divorzi diventato altissimo, che crea famiglie divise in due parti dove i figli fanno la spola da un genitore all’altro e devono convivere con figure esterne al primo nucleo famigliare che hanno conosciuto. Anche questo è un fatto che chiede grande attenzione: poiché non è detto che si vada d’accordo e che l’innesto sia facile. Le conseguenze possono essere molto dure per i figli di genitori divorziati che spesso provano rabbia e rancore per quanto accaduto. Indubbiamente nell’imprevedibilità della vita, occorre avere un grande spirito di adattamento ai cambiamenti. L’importante è essere vigili e interrogarsi di continuo. 

2.4Il nemico disinformazione

Gli studi di genere
Gli studi di genere — Fonte: istock

Non ci sono ancora prove che figli adottati da coppie omosessuali crescano con problemi emotivi o comportamentali, non esiste una vera e propria “teoria gender”, anche se gli ambienti cattolici tendono a essere molto diffidenti, ma esistono invece gli “studi di genere”, complessa mole di lavori che a partire dagli anni ’50 hanno cercato di analizzare come siano state storicamente create le norme che reggono le categorie sessuali, superando certi obsoleti stereotipi ancora oggi piuttosto diffusi, senza per questo voler affatto negare l’evidenza data dalla sessualità dell’individuo, permettendo però di comprendere come la percezione di sé (identità di genere) non debba necessariamente corrispondere al sistema sociale costruito attorno a quella percezione (ruolo di genere): si pensi al travaglio interiore di tanti individui che decidono di procedere ad un’operazione di cambio di sesso, dopo aver sperimentato di “non riconoscersi nel proprio corpo”. 

L’adozione del “figliastro” è pratica (illegale nel nostro Paese) comunque molto diffusa, e in particolar modo in coppie etero spesso nascosta tramite sotterfugi più o meno legali, e che vive nel falso mito che essa riguardi esclusivamente le coppie omosessuali, laddove invece si tratta di una pratica che coinvolge un numero decisamente superiore di eterosessuali. Abbattere con decisione alcuni dei luoghi comuni più perniciosi, per la salute di un dibattito pubblico, non è solo un utile meccanismo per allenare la mente a riconoscere le cosiddette “bufale”, ma aiuta anche ad individuare il problema di fondo, il peccato originale di tante discussioni attorno alla famiglia: il fatto che il dibattito sia molto spesso inficiato da pregiudizi. Partendo da questo assunto, nell’estate 2014 il giudice americano Martin Feldman in una importante sentenza sostenne che non esistono motivazioni ragionevoli per vietare le unioni omosessuali, arrivando a scrivere che:

La discriminazione contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso è irrazionale e di conseguenza incostituzionale.

Martin Feldman

Possiamo con forza affermare che togliere terreno sotto ai piedi della disinformazione (comoda, superficiale quando non anche strumentale) è uno dei passi principali per un dibattito sereno sul tema. Allora non esiste nessuna diffusione di opuscoli nelle scuole che, dietro l’innocenza del disegno, nasconda il pornografico fine di accelerare l’approccio alla sessualità, propria e dell’altro, in tenera età: esistono invece reali tentativi di diffondere una maggior cultura di tolleranza verso il prossimo e le sue diversità, come quel “Gioco del rispetto” avvallato dal Comune di Trieste che permise a molti quotidiani di titolare scandalizzati contro lo scandalo delle “lezioni porno all’asilo”, e che invece si presentava come semplice kit ludico in cui, tramite giochi e fiabe, si mirava a combattere le discriminazioni di genere – ad esempio, utilizzando figure maschili e femminili intente a svolgere lo stesso mestiere. 

L'evoluzione del concetto di famiglia negli anni
L'evoluzione del concetto di famiglia negli anni — Fonte: istock

Temi che non meritano di essere trattati con la superficialità purtroppo comune anche a molti tra quegli operatori del diritto o giornalisti che dovrebbero piuttosto aiutare a far luce nel caos: un vizio che deve sempre essere preso in considerazione per stilare un’analisi, uno studio o anche solo un’opinione attorno al futuro che attende le famiglie, in tutto il mondo. Ci permette di capire che la famiglia deve essere un luogo dove, al di là di tutto (di tutto) trionfi l’amore e la condivisione, il dono reciproco e responsabile di sé. Una cosa è certa: in questo labirinto occorre orientarsi e quindi bisogna guardare verso le stelle, come facevano gli antichi marinai: è necessario puntare in alto sui valori più belli che una famiglia dovrebbe avere, al di là di chi la compone. 

3Fase 2 – La scaletta

Come scaletta posso consigliarti la solita e tradizionale, anche se scolastica.

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento.
  3. Discussione degli articoli ed elaborazione dell’argomento.
  4. Conclusioni.

4Fase 3 – La stesura

4.1Introduzione

Abbiamo diverso materiale per scendere nel fondo del problema e tirare fuori un elaborato con riflessioni interessanti. Comincia sempre con l’introdurre la questione: è un argomento complesso quindi devi fare una panoramica iniziale. Puoi fare riferimento a fatti di cronaca o anche semplicemente appoggiarti a una statistica o a una citazione che ritieni efficace; ti sconsiglio di partire dalla definizione del vocabolario, perché è piuttosto banale.

4.2Presentazione dell'argomento

Definisci meglio l’ambito della tua discussione. Se stai svolgendo un testo argomentativo (cosa molto probabile) è il momento in cui devi presentare la tua tesi, dando un chiaro indirizzo che sia facilmente riconoscibile dal lettore. In questa occasione devi poi puntualizzare meglio alcune cose: se ti riferisci al particolare della realtà italiana, o stai facendo un discorso più generale, che riguarda tutti i paesi. Puoi scegliere. L’importante è che indichi il tuo campo d’azione.

4.3Elaborazione dell'argomento

Nella parte centrale del tuo tema devi argomentare e dimostrare le tue idee. Per farlo hai bisogno di tutti gli spunti critici necessari: riprendi in mano gli appunti iniziali, cerca di capire quali nodi del problema restano coperti dalla superficie. L’obiettivo è rendere ancora più chiaro questo problema: se lo sarà per te, lo sarà anche per chi legge, e lo sarà anche per quelle persone con cui prossimamente avrai occasione di confrontarti. Inoltre, ricorda sempre che devi riuscire a far parlare i documenti, perché altrimenti le tue idee non trovano un valido appoggio: utilizzali senza fare copia incolla, senza neanche semplicemente parafrasarli. Devi ragionarci sopra, bene, con calma, utilizzando ogni elemento che ritieni opportuno. Cerca sempre di stabilire un confronto diretto con la realtà ed evita, se possibile, di scendere troppo nel personale. Questo per il semplice fatto che, se porrai attenzione in quello che scrivi, c’è già tutta la tua persona.

4.4Conclusioni

La guida per il tema sulla famiglia
La guida per il tema sulla famiglia — Fonte: istock

Le conclusioni devono sempre portare con sé la speranza di un miglioramento. Devi quindi raccogliere quello che finora hai detto e tirare delle linee che vadano avanti. Il tuo elaborato è una responsabilità. Hai l’occasione di far circolare le tue soluzioni e la tua visione del problema. Per concludere, cerca sempre di orientare il tuo tema verso una prospettiva.

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: